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| La grinta di KG: Boston è di nuovo campione!
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Negli Stati Uniti dicono
“Destiny”, destino. E quando, in chiusura di primo tempo,
Kevin Garnett (26+14)
ha segnato un pazzesco 2+1 appoggiandosi al tabellone dopo una
sospensione che pareva non finire mai, si ha avuto la definitiva
conferma che oltre ai Big Three, oltre al rumorosissimo pubblico del
Garden, oltre alla difesa di Tom Thibodeau, dalla parte dei Celtici ci
fossero schierati anche i cosiddetti Dei del Basket, coloro che
comandano il Destino di questo gioco. I Lakers non hanno potuto fare
altro che mettersi da parte, in maniera anche troppo vistosa, subendo
una sconfitta epica
(131-92), cominciata nel momento in cui
Kobe Bryant (22 con 7/22), dopo 5 minuti iniziali di follia cestistica, è stato ingabbiato dalla difesa biancoverde, specialmente da
James Posey (11 con 4/4),
salvo smettere deliberatamente di giocare, frustrato dalla situazione.
Il titolo, allora, torna a Boston dopo 22 anni, gli anni dei fasti di
Larry Bird e Kevin McHale, e lo fa nel segno del Capitano, “The Captain
and The Thruth”,
Paul Pierce (17+10), sacrosanto e romantico
MVP
di queste Finals. Giocatore di cui si è detto tutto: cresciuto a L.A
tifando Lakers, è entrato in Nba con la maglia dei Celtics e con quella
stessa maglia ha inflitto il massimo dispiacere ai losangeleni,
giocando su una gamba dolorante, disputando un secondo tempo fantastico
nella decisiva gara 4, mollando per ultimo in gara 5 chiusa a 38 punti,
dando la pennellata finale negli ultimi 48 minuti della stagione. Come
dimenticare poi
Kevin Garnett e Ray Allen, i grandi colpi
dell'estate bostoniana. KG corona il sogno di raggiungere l'anello,
giocando sempre ogni partita con un' intensità imbarazzante, lottando
su ogni pallone, dalla pre-season a gara 6 delle finali, come se fosse
l'ultimo della propria carriera. Ray Allen risorge definitivamente dopo
aver passato momenti difficilissimi, a livello cestistico, nel corso di
questi playoff, giocando splendidamente in questo atto conclusivo. E
sarebbe sbagliato non citare tutti i giocatori scesi in campo, dai
giovani leoni
Rondo e Perkins, passando per un
James Posey
decisivo rivestendo un ruolo simile a quello che Robert Horry ha
rivestito prima nei Lakers e poi negli Spurs, citando l'incredibile
storia di
Leon Powe, i tiri pazzi di
Eddie House, l'esperienza di
Cassell e PJ Brown e anche quei pochi minuti di
Tony Allen e Glen Davis. Il tutto con il dovuto omaggio allo staff tecnico capeggiato da
Doc Rivers.
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| Meritatissimo titolo di MVP per Paul Pierce
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Parlare della partita non ha neanche troppo senso,
anche perché la contesa è durata 12 minuti, poi, nel momento in cui
Posey ha tolto la palla dalla mani di Bryant, e il resto della truppa
gialloviola è letteralmente sparita dal campo, è stata una goleada di
Pierce e Co. Kobe segna
11 dei primi 13 punti dei Lakers, ma
Odom e Gasol faticano ad entrare in partita. Le squadre sono
evidentemente stanche, manca lucidità in campo, è una gara che si gioca
sull'aggressività. E allora Boston gioca in casa due volte. Non basta
nemmeno l'infortunio a un' occhio che tiene Ray Allen fuori dal campo
7/8 miunti. Capeggiati dalla voglia matta di Garnett di mettersi un'
anello al dito, i Celtics compilano un
secondo quarto da 34-15,
con Powe e House che entrano dalla panchina a dare energia, Pierce che
gioca il suo basket abituale a piacimento e Posey che oltre alla difesa
segna le triple che in sostanza fanno calare il sipario largamente in
anticipo. Il K.O tecnico arriva poi sul suddetto gioco da 3 punti di
Garnett. All'intervallo il risultato è un fantomatico
58-35 Celtics.
Garnett da solo segna i canestri totali dei Lakers, 26-14 a rimbalzo
per Boston, 8-0 nei rimbalzi offensivi. 11 palle perse Los Angeles. Gli
ultimi 24 minuti sono un' amichevole sostanzialmente. Boston gioca per
dare soddisfazione ai propri fans, i Lakers non creano problemi e la
preoccupazione maggiore è solo quella di non spendere falli troppo
pesanti.
Rajon Rondo (21, 7 rebs e 8 assists) e Ray Allen (26 con 7/9 da 3)
sono i maggiori beneficiari della situazione, facendo ampio bottino di
punti. Ma in una partita del genere i numeri contano il giusto. Quello
che conta è la festa a centrocampo a fine partita, il Larry O'Brien
Trophy nelle mani dei giocatori di Rivers, le lacrime di Garnett, il
bagno di champagne.
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| Non ci sono state speranze per Kobe e i Lakers
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Sull'altra riva del fosso ci sono gli sconfitti, i
Los Angeles Lakers. Escono male, troppo male da una serie che li ha
visti sconfitti giustamente, ma dove l'abissale scarto di gara 6 è
fuori luogo e figlio di una situazione particolare. Rimane il rimpianto
per una gara 4 buttata via in maniera incomprensibile, rimane il
rimpianto per il secondo infruttuoso viaggio consecutivo alle Finali,
ma c'è anche la consapevolezza di avere costruito qualcosa di
importante, non solo per l'immediato, ma anche, e soprattutto per il
futuro. Rientrerà
Andrew Bynum, Bryant riavrà al suo fianco
Gasol e Odom e ci sarà maggiore affiatamento, ci si aspetta molto dai
giovani (Farmar, Ariza), con coach Zen sempre al suo posto sulla
panchina. In questa serie sono stati fatali gli
alti e bassi mentali
della squadra, specie a livello difensivo, le mancanze di Odom e Gasol
che spesso hanno lasciato troppo solo Kobe Bryant, molto nervoso nel
corso di tutte e 6 le partite. Le vittorie sono venute quando tutta la
squadra ha prodotto basket in maniera armonica, mentre quando è mancato
qualcuno al coro la morsa dei Celtics ha stritolato gli avversari con
la propria clamorosa difesa.
E allora onore e gloria ai Boston Celtics, campioni NBA 2008, campioni NBA per la 17° volta.
Il Mito è tornato.
Dopo 22 anni di lutti e umiliazioni, i Boston Celtics vincono il loro 17mo anello.
Dedicato a Red Auerbach, Dennis Johnson, Reggie Lewis e Len Bias.