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日志


6月28日

Dal sito dei Boys...

Semplicemente ciao Matteo

L'azzurro del cielo e le nubi bianche dell'inizio della primavera. Il primo sole di quelli che scalda e fa togliere le giacche. Passeggi annusando la tiepida aria e cerchi con lo sguardo l'astro rovente nella vanitosa speranza che la melanina colori la pelle. I colori e i suoni dello stadio si fanno sempre più vicini e, nel caldo dell'aria, intravedi le prime bandiere. Due parole con gli amici, battute leggere che strappano sorrisi. Uno sguardo agli spalti, si stanno riempiendo e il sole continua nel suo caldo battere dei raggi mentre il polline delle piante svolazza leggero come stuolo di api.
Le voci lo seguono come rapite, sciamano da una persona all'altra, connettono suoni, scrivono segni che portano parole.
E nel ronzio delle voci che rimbalzano come impazzite, suoni stonati e verbi discordi articolano pensieri terribili che passano di bocca in bocca come una tragica eco. Cerchi di allontanarli ma tornano indietro e allora guardi gli spalti, controlli i movimenti, tutto sembra normale.
Ma le parole che portano dolorose notizie, ripartono come rullio di aereo si fanno forti della loro presenza e allora cerchi conferma nel vano miraggio di trovare la loro smentita. Il telefono compone un numero, passano attimi lunghi come millenni, un click e la voce dall'altra parte ti fa cadere ogni flebile speranza. Le lacrime e lo smarrimento, il singhiozzo e il pianto e tu, che sei dall'altra parte, resti immobile bloccato da un'afasia che ti fa borbottare sconnesse sillabe che si perdono nella disperazione dell'altro. Poi la comunicazione si ferma, il telefono si chiude e la tua testa cerca di far rumore per non pensare a ciò che ha appena elaborato.
La tragedia ha abbandonato il palcoscenico per scendere sull'asfalto rovente di un'autostrada in un pomeriggio di primavera.
Ti guardi intorno, lo stadio ora è spoglio nudo, in tutta la sua fragilità. Guardi l'azzurro del cielo cerchi fra le nuvole un volto che sai di aver già visto, apri il baule delle immagini e vi rovisti dentro come se trovare quel volto possa in qualche modo affievolire quell'aria pesante che improvvisamente è calata. Quando metti a fuoco quando fra le tante facce associ il nome sai già che ormai è tardi e una leggera brezza sfiora la pelle lasciando piccoli brividi e una lacrima.
Il cielo è sempre azzurro, e il sole continua a riscaldare mentre il polline volteggia nell'aria pronto a ridar vita alla terra. Annusi l'aria e tocchi il suolo come se la vita appena spezzata possa rinascere nel trionfo della primavera. Se fossimo stati di notte avresti guardato le stelle ma la notte è lontana e allora guardi il più caldo degli astri e con un sorriso smorzato dedichi l'ultimo pensiero.
Semplicemente ciao Matteo.

6月18日

Celtics campioni NBA!

   
 La grinta di KG: Boston è di nuovo campione! 
Negli Stati Uniti dicono “Destiny”, destino. E quando, in chiusura di primo tempo, Kevin Garnett (26+14) ha segnato un pazzesco 2+1 appoggiandosi al tabellone dopo una sospensione che pareva non finire mai, si ha avuto la definitiva conferma che oltre ai Big Three, oltre al rumorosissimo pubblico del Garden, oltre alla difesa di Tom Thibodeau, dalla parte dei Celtici ci fossero schierati anche i cosiddetti Dei del Basket, coloro che comandano il Destino di questo gioco. I Lakers non hanno potuto fare altro che mettersi da parte, in maniera anche troppo vistosa, subendo una sconfitta epica (131-92), cominciata nel momento in cui Kobe Bryant (22 con 7/22), dopo 5 minuti iniziali di follia cestistica, è stato ingabbiato dalla difesa biancoverde, specialmente da James Posey (11 con 4/4), salvo smettere deliberatamente di giocare, frustrato dalla situazione. Il titolo, allora, torna a Boston dopo 22 anni, gli anni dei fasti di Larry Bird e Kevin McHale, e lo fa nel segno del Capitano, “The Captain and The Thruth”, Paul Pierce (17+10), sacrosanto e romantico MVP di queste Finals. Giocatore di cui si è detto tutto: cresciuto a L.A tifando Lakers, è entrato in Nba con la maglia dei Celtics e con quella stessa maglia ha inflitto il massimo dispiacere ai losangeleni, giocando su una gamba dolorante, disputando un secondo tempo fantastico nella decisiva gara 4, mollando per ultimo in gara 5 chiusa a 38 punti, dando la pennellata finale negli ultimi 48 minuti della stagione. Come dimenticare poi Kevin Garnett e Ray Allen, i grandi colpi dell'estate bostoniana. KG corona il sogno di raggiungere l'anello, giocando sempre ogni partita con un' intensità imbarazzante, lottando su ogni pallone, dalla pre-season a gara 6 delle finali, come se fosse l'ultimo della propria carriera. Ray Allen risorge definitivamente dopo aver passato momenti difficilissimi, a livello cestistico, nel corso di questi playoff, giocando splendidamente in questo atto conclusivo. E sarebbe sbagliato non citare tutti i giocatori scesi in campo, dai giovani leoni Rondo e Perkins, passando per un James Posey decisivo rivestendo un ruolo simile a quello che Robert Horry ha rivestito prima nei Lakers e poi negli Spurs, citando l'incredibile storia di Leon Powe, i tiri pazzi di Eddie House, l'esperienza di Cassell e PJ Brown e anche quei pochi minuti di Tony Allen e Glen Davis. Il tutto con il dovuto omaggio allo staff tecnico capeggiato da Doc Rivers.

 Meritatissimo titolo di MVP per Paul Pierce 
Parlare della partita non ha neanche troppo senso, anche perché la contesa è durata 12 minuti, poi, nel momento in cui Posey ha tolto la palla dalla mani di Bryant, e il resto della truppa gialloviola è letteralmente sparita dal campo, è stata una goleada di Pierce e Co. Kobe segna 11 dei primi 13 punti dei Lakers, ma Odom e Gasol faticano ad entrare in partita. Le squadre sono evidentemente stanche, manca lucidità in campo, è una gara che si gioca sull'aggressività. E allora Boston gioca in casa due volte. Non basta nemmeno l'infortunio a un' occhio che tiene Ray Allen fuori dal campo 7/8 miunti. Capeggiati dalla voglia matta di Garnett di mettersi un' anello al dito, i Celtics compilano un secondo quarto da 34-15, con Powe e House che entrano dalla panchina a dare energia, Pierce che gioca il suo basket abituale a piacimento e Posey che oltre alla difesa segna le triple che in sostanza fanno calare il sipario largamente in anticipo. Il K.O tecnico arriva poi sul suddetto gioco da 3 punti di Garnett. All'intervallo il risultato è un fantomatico 58-35 Celtics. Garnett da solo segna i canestri totali dei Lakers, 26-14 a rimbalzo per Boston, 8-0 nei rimbalzi offensivi. 11 palle perse Los Angeles. Gli ultimi 24 minuti sono un' amichevole sostanzialmente. Boston gioca per dare soddisfazione ai propri fans, i Lakers non creano problemi e la preoccupazione maggiore è solo quella di non spendere falli troppo pesanti. Rajon Rondo (21, 7 rebs e 8 assists) e Ray Allen (26 con 7/9 da 3) sono i maggiori beneficiari della situazione, facendo ampio bottino di punti. Ma in una partita del genere i numeri contano il giusto. Quello che conta è la festa a centrocampo a fine partita, il Larry O'Brien Trophy nelle mani dei giocatori di Rivers, le lacrime di Garnett, il bagno di champagne.

 Non ci sono state speranze per Kobe e i Lakers 
Sull'altra riva del fosso ci sono gli sconfitti, i Los Angeles Lakers. Escono male, troppo male da una serie che li ha visti sconfitti giustamente, ma dove l'abissale scarto di gara 6 è fuori luogo e figlio di una situazione particolare. Rimane il rimpianto per una gara 4 buttata via in maniera incomprensibile, rimane il rimpianto per il secondo infruttuoso viaggio consecutivo alle Finali, ma c'è anche la consapevolezza di avere costruito qualcosa di importante, non solo per l'immediato, ma anche, e soprattutto per il futuro. Rientrerà Andrew Bynum, Bryant riavrà al suo fianco Gasol e Odom e ci sarà maggiore affiatamento, ci si aspetta molto dai giovani (Farmar, Ariza), con coach Zen sempre al suo posto sulla panchina. In questa serie sono stati fatali gli alti e bassi mentali della squadra, specie a livello difensivo, le mancanze di Odom e Gasol che spesso hanno lasciato troppo solo Kobe Bryant, molto nervoso nel corso di tutte e 6 le partite. Le vittorie sono venute quando tutta la squadra ha prodotto basket in maniera armonica, mentre quando è mancato qualcuno al coro la morsa dei Celtics ha stritolato gli avversari con la propria clamorosa difesa.

E allora onore e gloria ai Boston Celtics, campioni NBA 2008, campioni NBA per la 17° volta.
Il Mito è tornato.






Dopo 22 anni di lutti e umiliazioni, i Boston Celtics vincono il loro 17mo anello.

  
Dedicato a Red Auerbach, Dennis Johnson, Reggie Lewis e Len Bias.

6月13日

Maledetti! Maledetti!!! Siena campione d'Italia!


13.06.2008. 03:17   
 L'home page del sito della società biancoverde 
Della lunga chiaccherata di Pianigiani in sala stampa ci è piaciuto un passaggio: “Siena ha espresso una grandissima qualità per nove mesi.” Al termine di questa gestazione e di un tribolato travaglio, durato cinque interminabili gare, i gioiosi tifosi senesi hanno potuto veder nascere il loro piccolo: Siena è per la seconda volta consecutiva, e terza nella sua storia, Campione d'Italia. Questo l'esito della stupenda Finale Playoff 2008. La Montepaschi ha raggiunto questo obbiettivo, che molti hanno erroneamente dato per scontato dopo pochi mesi di regular season, sconfiggendo una degna avversaria, la Lottomatica Roma, che ha venduto cara la propria pelle nonostante non abbia potuto schierare i principali rinforzi estivi: Ray bloccato da un infortunio e Daniels tagliato dopo appena 5 gare. Pianigiani nel post gara ha giustamente ricordato che ripetersi non è mai facile, per di più tirando fuori dal cilindro la stagione dei record: 59 vittorie su 71 incontri ufficiali e passando per infortuni che hanno bloccato l'MVP dello scorso campionato per piu di un mese, l'MVP delle finali 2007 per cinque mesi e Lavrinovic impossibilitato ad allenarsi per più di due mesi. Nonostante tutto questo Siena ha espresso un basket entusiasmante a lunghi tratti, con alcuni picchi fantastici come le gare col CSKA e Panathinaikos, sempre seguendo il proprio sistema, con tutti i giocatori al servizio dei propri compagni. Siamo consci che due stagioni come quelle appena passate siano impossibili da ripetere, e che verranno momenti peggiori, ma oggi è giusto lasciare a Stonerook e compagni la giusta ribalta che si meritano.
Per l'occasione a Siena c'era il pubblico delle grandi occasioni: 7800 spettatori, con uno sparuto gruppo di romani che hanno fatto sentire il loro incitamento, anche se alcuni cori a sfondo razziale, già sentiti durante le altre gare, non ci sono piaciuti. Gradito ospite in tribuna è stato il nuovo coach dell'Efes Pilsen Istanbul, Ergin Ataman, indimenticato allenatore del primo trionfo Montepaschi, la Saporta anno 2002, ultima coppa europea alzata da una squadra italiana.

 Simone Pianigiani: due stagioni da head coach e due scudetti, come lui nessuno mai 
Repesa parte con gli effeti speciali tenendo Lorbek ed Ukic in panchina e dando lo starting five a Crosariol e Jaaber, i titolari vedranno il campo solo nel finale del primo tempo. Pianigiani invece mantiene il quintetto canonico con Stonerook in campo nonostante l'indice destro fasciato dopo il taglio patito in gara 4. Sarà proprio il lungo ex Virtus Bologna a segnare l'avvio di gara: per lui 5 punti, 3 rimbalzi, ma soprattutto 3 stoppate nei primi cinque minuti di gioco, poi i falli lo hanno tolto dalla gara. Siena soffre la fisicità romana, non riesce a far ingranare il proprio gioco in avvio ma, a differenza delle altre gare della serie,fa un ottimo lavoro a rimbalzo non concedendo seconde chance di tiro a Roma e addirittura andando a catturare 7 carambole sotto il tabellone ospite nel solo primo quarto. La gara si è protratta sul filo dell'equilibrio fino alla fine del primo tempo, quando Siena ha creato un primo strappo grazie ad un ispirato McIntyre già a quota 14 al ventesimo e al sempre preziosissimo Thornton. Da copione la gara doveva finire qui, ma Hawkins non è stato di questa idea e, con due triple in avvio di terzo quarto e una gran pressione su T-Mac, ha riportato i suoi nuovamente a contatto. Nel quarto ed ultimo periodo si sono viste in campo due squadre visibilmente affaticate,che hanno dovuto attingere alle ultime energie nervose per non cedere. La formula delle sette gare in quindici giorni forse andrà rivista, per far si che i giocatori abbiano il tempo fisiologico di assorbire fatica e stress. Siena tuttavia ha guidato nel punteggio senza troppo soffrire, mai sotto i cinque punti di vantaggio nell'ultimo periodo, ma ha dovuto attendere due triple consecutive di Stonerook e Lavrinovic prima di dar via ai festeggiamenti.

McIntyre è stato premiato come MVP dei playoff, con lui grandi le prove di Thornton, Lavrinovic, Kaukenas, Sato e Stonerook, tutti in doppia cifra ad ulteriore conferma della voglia di giocare insieme di questo straordinario gruppo. Quattro gli uomini in doppia cifra anche per Roma: Ukic, Hawkins, De La Fuente e Jaaber.

Q.I.: Ukic, Hawkins, Thornton, McIntyre, Lavrinovic.