Mirko 的个人资料Welcome To The Terrordom...照片日志列表 工具 帮助

日志


4月30日

Dal sito dei Boys, domenica 4 maggio inaugurazione della Curva Nord Matteo Bagnaresi.

Domenica 4 maggio alle ore 14:30, prima di Parma-Genoa, in Nord sarà ufficialmente scoperta la targa che intitola la nostra Curva al Bagna. Su di essa è incisa la scritta "Curva Nord Matteo Bagnaresi", il simbolo dei Boys (suo Gruppo ultras, il cui emblema aveva tatuato su tutta la schiena), e la frase a lui dedicata "Il tuo urlo libero sempre nella Nord".
Sarà una cerimonia semplice ma carica di significato, a cui tutti i tifosi della Curva Nord Matteo Bagnaresi sono invitati.
La targa verrà appesa su uno dei primi piloni della Curva, in modo da esser vista appena si entra. Una dedica su marmo, dopo quelle nel vento e su stoffa. Una dedica popolare, perché non arriva dall'alto ma nasce spontanea da chi il Bagna lo considerava un fratello. Un dedica, per rendere immortale un ricordo.

Domenica la Curva Nord Matteo Bagnaresi avrà un compito fondamentale: lottare fino alla fine per spingere il Parma alla vittoria contro il Genoa. Essere, sempre e comunque, indipendentemente da come si metteranno le cose, il dodicesimo uomo in campo. Perché bisognerà crederci, sempre, senza pause e senza tentennamenti, fino alla fine. Abbiamo sempre detto di cantare per la Maglia. E per la Maglia si canta sempre, indipendentemente da tutto. E se la Maglia rischia di cadere in B... si può, e si deve, cantare ancora di più.
Domenica è il 4 maggio. Una data che per la Nord significa battaglia.
Vogliamo una marea di gente, di bandiere e di colore (per ciò che è possibile a causa delle norme anti-tifo). Venite in Curva e venite colorati. Soprattutto portare la voce e la voglia di cantare. Preparatevi ad intonare le nostre canzoni e a non smettere mai.
Le speranze di rimanere in Serie A sono poche, per questo tutti devono moltiplicare i propri sforzi. Sono anni che combattiamo per essere dove siamo e vogliamo rimanerci.
Vi diciamo "No alla resa" e vale sempre, nel bene e nel male, quando si è in piedi a lottare o quando bisogna rialzarsi. Perché i Boys non lasceranno mai il Parma da solo.

4月28日

Intervista di basketNet al grandissimo, immenso Ettore Messina.

28.04.2008. 13:19   
 Messina, pronto a dare la caccia ad un'altra Eurolega 
Continua il percorso di avvicinamento di BasketNet alle Final Four con un'altra intervista a uno dei massimi protagonisti dell'evento. Stavolta è il turno del “russo” Ettore Messina, un nome che non ha bisogno di ulteriori aggettivi o presentazioni.

Coach, qual è innanzitutto il vostro stato di forma?
Stiamo recuperando alcuni infortunati, tra i quali Zisis e Van den Spiegel che non si sono allenati negli ultimi giorni. Per il resto, dopo la qualificazione abbiamo giocato solo due o tre partite di campionato, quindi è difficile valutare il reale stato di forma della squadra in questo momento.

Forse avete avuto un momento di leggero calo quando siete stati colpiti da vari infortuni, poi siete riusciti a risollevarvi. Che ruolo ha avuto in questo il ritorno di Smodis?
Smodis per noi è un giocatore fondamentale, non solo sul piano tecnico ma anche sul piano della leadership e della personalità, e per usare un'espressione cara a Boscia Tanjevic è uno dei nostri “capi giocatori”. E' stato sicuramente fondamentale per aiutare la squadra in momenti delicati come le Top16 e i playoffs.

E l'inserimento di Khryapa?
L'inserimento di Khryapa procede con la normale lentezza di un giocatore che per tre anni è stato seduto su una panchina NBA, non solo non giocando ma anche vivendo all'interno di un mondo che, sul piano tecnico ma anche nel modo di intendere il basket, è completamente diverso dal nostro. Ha giocato in squadre che avevano record perdenti, squadre per le quali perdere 3-4 partite di fila era qualcosa di “normale”. Qui invece se siamo sotto di un punto all'intervallo siamo tutti infuriati, ed è una situazione complicata che richiede un'attenzione ai particolari e una disciplina mentale che le squadre di medio livello della NBA non hanno.
Viktor, in ogni caso, ha grandissime qualità e, superata una fase di adattamento più o meno lunga sarà sicuramente un giocatore importante per il CSKA di adesso e del futuro.

Ai playoffs avete rischiato grosso perdendo gara1. Come ha fatto scoccare la scintilla nei suoi giocatori per farli vincere con autorità gara2 e gara3?
Non abbiamo rischiato un bel niente. Abbiamo fatto vomitare nella prima partita, perché probabilmente eravamo già proiettati alla sfida con il Tau ed alle Final Four, ma appena ci siamo messi a giocare come sappiamo abbiamo vinto. In vista della seconda partita ci siamo allenati con un impegno ed un'attenzione ancora maggiori e siamo entrati in campo pronti a vincere.

Un commento sul Tau, che affronterete in semifinale…
E' una squadra che ha molti buoni giocatori, fisicamente molto potente e con una front-line di primissimo livello, basti pensare a Splitter, Mickeal e Teletovic. Ha un playmaker di due metri come Planinic, ha una guardia rapida come Rakocevic, ha Prigioni…
Quest'anno li abbiamo battuti due volte, in due occasioni strane: la prima perché ci mancavano tre giocatori del quintetto base più Papaloukas ed abbiamo vinto a Vitoria con una certa autorità, la seconda perché è stata l'unica partita che abbiamo giocato nel mega-impianto di Kadinka da 15.000 persone, una partita un po' strana, a girone eliminatorio sostanzialmente concluso, quindi con poca pressione da entrambe le parti. Ma se ci illudiamo di poter vincere agevolmente rischiamo seriamente di perdere: l'approccio mentale sarà ancora una volta più importante delle questioni tecnico-tattiche.

…e uno sul Montepaschi, che in Italia ci si augura possiate incontrare in finale.
Credo di essere uno dei pochi ad aver detto, ad inizio stagione, che potenzialmente il Montepaschi era da Final Four, e sono contento di non aver sbagliato il pronostico. Non per una questione di simpatia nei loro confronti, ma perché credo che incarnino il modo di essere che si vorrebbe vedere in una squadra: gente che lavora, che si prepara, che ha del talento, ma che soprattutto -in campo e fuori- mostra disciplina, senso di responsabilità e coesione di squadra. Il fatto che abbiano raggiunto questi risultati deve far ben sperare quelli che pensano di fare sport in una certa maniera.

Qualcuno dice che Pianigiani potrebbe essere il nuovo Messina. Lei come la pensa al riguardo?
Prima di tutto non so se per Pianigiani questo è un complimento o un'offesa, bisognerebbe chiederlo a lui. Se con questo facciamo riferimento ad una carriera simile alla mia sul piano dei risultati, glielo auguro di cuore. Non sono geloso di quello che ho fatto con le mie squadre: abbiamo appena perso il record delle 30 vittorie conquistate con la Benetton, il Montepaschi è arrivato a 31, ma i record sono fatti per essere battuti.
Se un allenatore italiano riesce a diventare protagonista a livello internazionale credo che faccia bene a tutta la pallacanestro italiana.

Parliamo del campionato italiano. Come vede i playoffs e quali pronostici si sente di fare?
La superiorità di Siena è talmente marcata che si fa fatica a non fare un pronostico a senso unico. Credo che la cosa più interessante sarà vedere come saranno assegnati i posti nella prossima Eurolega e nella prossima Uleb Cup. Per il resto, Siena è chiaramente la favorita, anche perché si giocano serie e non partite secche.

Parlando invece del campionato russo, come si delineano i playoffs e qual è l'avversario che teme di più?
Ieri c'è stata la prima grande sorpresa, perché Perm ha eliminato l'Unics Kazan vincendo di nuovo a Kazan. Se arriveremo in finale -perché subito dopo la Final Four dovremo giocare contro il Triumph o contro la Dynamo Mosca, impresa non facile, e storicamente giocare i playoffs subito dopo la Final Four è molto difficile- credo che al 99,9% incontreremo il Khimki, che ci ha battuti nella finale di coppa di Russia e noi abbiamo invece battuto due volte in stagione regolare, quindi sarà una finale molto combattuta.

 Il CSKA sente l'affetto dei suoi tifosi 
Indipendentemente da questo, cosa le lascerà la sua esperienza al CSKA quando terminerà, che succeda breve o fra qualche anno?
Posso rispondere dicendo che giovedì scorso sono stato alla festa degli 85 anni della grande polisportiva CSKA, l'equivalente del Real Madrid o del Barcellona, alla presenza delle maggiori personalità dello stato. Vedere la considerazione di cui gode questa polisportiva, l'amore che riscuote, le migliaia di medaglie vinte, ricevere l'applauso alla presentazione dei tecnici delle varie discipline è stato qualcosa di molto particolare, non solo per il momento ma anche perché si capisce cosa significa per loro il CSKA.

In questa stagione ha fatto ricorso, forse anche più del previsto, a giovani gioiellini russi. Come paragona il vivaio russo a quello italiano?
Mediamente c'è un grande divario a livello di talento fisico e non solo, mentre noi siamo più avanti nella scuola tecnica. Se la Russia avesse gli allenatori italiani, non ce ne sarebbe per nessuno per i prossimi dieci anni.

La sua opinione sul nuovo accordo tra Lega e FIP per le quote stranieri e le quote italiani.
Come al solito il problema non sta nelle leggi, ma sta nel vivere secondo le leggi. Vedremo quale sarà l'effettiva attuazione di queste normative, e se c'è la reale convinzione di dover fare qualcosa per la pallacanestro italiana.

Concludiamo con il “fantabasket”. Cosa potrebbe convincerla a tornare ad allenare in Italia?
Non so se sia così importante che io torni ad allenare in Italia. Mi sembra un po' presto, perché io sono stato bene senza la pallacanestro italiana e la pallacanestro italiana è stata bene senza di me. Quando sei all'estero vieni guardato con occhio più benevolo di quando sei nel pieno della battaglia sportiva.
Adesso la mia situazione è tranquilla, ma chissà che un giorno, se mi si presentasse l'occasione di un buon progetto tecnico, non possa farci un pensiero…

E se fosse la nazionale a chiamarla?
In questo momento c'è Recalcati che sta portando avanti il suo lavoro sulla squadra per i prossimi impegni e non mi sembra che si possa prendere in considerazione un discorso del genere.

4月17日

LeBron James, il vero MVP della Lega


17.04.2008. 11:11   
LeBron James è probabilmente l'archetipo del giocatore del futuro ed al contempo lo specchio dei tempi moderni. La sua giovane età abbinata al suo fisico scolpito ed atletico proprio di un giocatore di football rendono James differente da tutti i giocatori del suo stesso tasso tecnico.
Il suo modo di giocare ricorda a tratti i grandi del passato, i paragoni si sono sprecati e continuano tuttora a sprecarsi per Michael Jordan e Magic Johnson.

L'opinione di chi scrive è che il gioco del 203 nativo di Akron (nell'Ohio) sia simile a quello dell'ultimo Jordan per quanto riguarda la visione di gioco e la posizione occupata in campo (small forward e in molte azioni point forward) con le ovvie differenze dovute ad età e al background tecnico proprio di ogni atleta.
  
Lebron James utilizza molto il suo fisico quando gioca spalle a canestro per diminuire la distanza che lo separa dal canestro con piccole spallate al giocatore avversario oppure quando penetra e riesce a controllare talmente bene il suo corpo da riuscire a segnare nonostante il fallo subito (a volte anche molto grave).
L'ex St. Vincent - St. Mary dal punto di vista tecnico è dotato di una classe cristallina e di una rapidità nell'eseguire il passaggio smarcante davvero sorprendente. I premi individuali non stanno tardando ad arrivare man mano che la sua popolarità e la sua fama stanno crescendo grazie anche all'enorme attenzione che media e pubblico gli hanno riservato fin dal suo esordio nella NBA.

  
I media lo hanno sempre seguito con molta enfasi caricando di pressione il giovanissimo LeBron già da quando era alla High School della sua cittadina e dominava tutti i tornei e le competizioni giovanili di basket statunitensi quali ad esempio il McDonald's All American. Convinto da sua “altezza” MJ a far parte della scuderia Nike, LeBron divenne ben presto il più giovane giocatore di basket capace di inanellare numerosi record statistici.

Le sue qualità atletiche e tecniche risultano limitate dal suo volersi isolare e accontentarsi di tiri difficili in sospensione. Da molti ritenuto uno scarso difensore perché presente solo sulle linee di passaggio (per cercare di intercettare i palloni).
LeBron in difesa presenta il vantaggio di avere braccia lunghe e statura ed atletismo in genere superiore ai suoi pari ruolo. Spesso viene impiegato per smistare i palloni oppure per impostare il gioco come point man dal suo coach Mike Brown.
A giudizio di molti, questa mansione lo rende simile al gioco del mitico Magic Johnson ma non ricoprendo questo ruolo a tempo pieno LeBron non può essere considerato un playmaker di statura fuori dal comune come il leggendario Magic.

Il confronto con le nuove leve del suo draft è sempre attuale in particolare con Wade e Anthony. Con Kobe Bryant e Wade deve contendersi l'eredità pesante del “nuovo” Jordan.
Il 23 di Cleveland nonostante quanto si è scritto finora presenta enormi margini di miglioramento soprattutto nella continuità del rendimento (a tratti davvero incostante) e in difesa.
4月13日

Chi sarà il nuovo G.M. dei Knicks?


13.04.2008. 20:24   
 Billy King: lasciata Philadelphia, sbarcherà a NY? 
New York - Attirano sempre molte attenzioni le vicende dei Knicks. Fuori da tempo dalla corsa verso i playoffs, nella ''Big Apple'' si sta progettando il futuro. Donnie Walsh, chiamato dal proprietario Jim Dolan a ripulire un ambiente devastato dagli errori di Isiah Thomas, è alla ricerca di un general manager. Secondo il ''New York Daily News'', la lista delle possibilità è ormai molto ristretta e comprende Billy King e Rick Sund, oltre probabilmente ad un terzo candidato. Per quel ruolo è fuori gioco Thomas, che sembra destinato a cambiare indirizzo nonostante Dolan non disprezzi l'idea di averlo ancora almeno come coach. I contatti inizieranno subito dopo la fine della regular season e potrebbero coinvolgere anche Billy Knight, qualora venisse licenziato da Atlanta.

Arenas - Washington continua a sperare nel 4° posto ad est ed ora può dire di aver ritrovato anche ''Agent 0'', all'anagrafe Gilbert Arenas, che ha segnato 12 dei suoi 20 punti nel 4° periodo, contribuendo in maniera decisiva al 31-9 finale con cui Philadelphia è stata spazzata via. Per le prime dichiarazioni ufficiali dopo il rientro dall'infortunio, ha scelto il suo blog: ''So che la maggior parte dei giocatori, specialmente quando si tratta degli uomini-franchigia, al ritorno dopo una lunga assenza rischia di rompere un meccanismo funzionante. Così, invece di entrare in campo e ricominciare a fare ciò che facevo prima, ho solo cercato di fare lo specialista che aggiunge il proprio contributo a quello dei compagni''.

8° posto ad ovest - Con la terza vittoria nelle quattro sfide stagionali sui Clippers, Golden State tiene in vita il sogno chiamato playoffs. Dopo la sconfitta di giovedì che ha assicurato il vantaggio negli scontri diretti ai Nuggets, i Warriors sembravano quasi spacciati. Ed invece la brutta caduta degli uomini di George Karl a Salt Lake City (Jazz micidiali in casa: 36-4 in stagione) ha riaperto ad ovest anche la corsa per l'ottavo posto. La squadra di Nelson (affronterà Phoenix in trasferta e Seattle in casa) però ha bisogno di vincere una gara più di Denver (Houston e Memphis in casa). Per i posti di maggiore prestigio, inutile elencare le molte variazioni che la griglia della post-season può ancora subire negli ultimi giorni di gare. Da sottolineare invece una delle poche certezze, che riguarda i Lakers, ormai sicuri vincitori del titolo della Pacific Division, ma anche in corsa per il primato di conference.

Milwaukee - Il nuovo g.m. John Hammond ha assistito la scorsa notte alla prima partita della sua squadra, impegnata in casa contro i Nets. Ovviamente l'ha vista perdere, come è successo spesso in questa stagione, ma ha notato anche cose positive in una struttura che però subirà un notevole restauro durante l'estate. A cominciare dal coach, nonostante l'anno di contratto rimasto a Krystkowiak, che potrebbe essere Rick Carlisle, perché il g.m., che ha lavorato per sette anni ai Pistons al fianco di Joe Dumars, vorrebbe dare un'impronta difensiva più solida alla squadra.

Infortuni - Il guaio al ginocchio destro riportato venerdì contro Portland non ha permesso a Kevin Martin di scendere in campo per affrontare gli Hornets. Anche se il giocatore ha sostenuto il riscaldamento pre-partita ed era previsto in quintetto base. Invece coach Theus, già privo di Brad Miller, non lo ha mai utilizzato, forse - nasce quantomeno il sospetto - nella speranza di perdere la partita in vista della lotteria. Ma 4 triple nel 4° quarto e 22 punti finali di Artest hanno dato la vittoria ai Kings. Nella sconfitta a Portland, Dallas era priva di Josh Howard che un paio di giorni fa ha visto aggravarsi il problema al ginocchio riportato la scorsa settimana dopo una collisione con Shaquille O'Neal. Più che altro precauzionale invece l'assenza di Jerry Stackhouse. Assente nella notte per problemi al ginocchio anche Caron Butler, elemento fondamentale per i Wizards che senza di lui hanno vinto solo 9 volte su 22.
4月11日

Thank You for all C-Webb!!!

Che la sua sarebbe stata una carriera maledetta, lo avevamo capito sin da quella finale NCAA del 1993, la sua ultima partita in un campionato universitario, quando a pochissimi secondi dal termine del match, con la sua squadra a -2 e la palla in mano, chiamò uno sconsiderato time-out non avendone più a disposizione, guadagnandosi così un fallo tecnico e la matematica vittoria alla squadra avversaria, l’Università di North Carolina.

Erano i tempi dei Fab-Five, Jalen Rose, Juwan Howard, Jimmy King, Roy Jackson ed infine proprio lui, il leader della squadra, Chris Webber, un team capace di raggiungere per due anni consecutivi le finali NCAA, ma che non riuscì mai a portarsi a casa la retina.

Che non sia un vincente, ma solo un “grande perdente”, molti lo pensano, forse anche a ragion veduta, ma se volete il parere di chi scrive, e non è così scontato che lo vogliate, è stato il giocatore che più mi ha illuminato gli occhi e scaldato il cuore, soprattutto nella parte discendente della sua carriera, quando, pur non riuscendo a sprigionare quell’esplosività che aveva caratterizzato gli anni belli della sua carriera, riusciva a stare in campo essendo una sorta di play- maker aggiunto.

Che sia una delle più talentuose ali grandi passatici che abbiano mai calcato un parquet NBA, concedetemelo, è storia.

Ancor prima che entrasse nella lega, pochi giorni dopo aver chiamato quello scellerato time-out, un fatto veramente curioso lo aveva coinvolto: a casa Webber arrivò una lettera che aveva come destinatario il nostro Chris, dall’allora Presidente degli Stati Uniti Bill Clinton, il quale cercava di rincuorare questo giovane ragazzo che stava attraversando il periodo più buio della sua pur breve vita.

Nella missiva si può leggere: “Ho pensato molto a te e sono rimasto incollato davanti alla tv per vedere la finale. So di non poter dire o fare niente per alleviare il tuo dolore, nonostante questo volevo farti sapere che tu e la tua squadra siete stati eccezionali. Fa parte del giocare sotto enorme pressione con grandi poste in palio, il rischio di fare degli errori mentali, io lo so. Ho perso due corse alla candidatura presidenziale e ho commesso infiniti errori in questi vent’anni. Quello che conta è però l’intensità, l’integrità e il coraggio messi nello sforzo. Cosa che tu sicuramente hai fatto. Sarà sempre un rimorso per te ma non vorrei che ti togliesse la soddisfazione di ciò che sei riuscito a compiere. Hai un grande futuro, non mollare”.

Chris Webber nasce l’1 marzo 1973 a Detroit, nel Michigan, dove, con i Wolverines, affronterà la sua breve carriera universitaria. Nel 1993, alla fine di quella stagione indimenticabile, si renderà eleggibile al draft e verrà scelto con la prima chiamata assoluta dagli Orlando Magic, che la scambieranno immediatamente con i Golden State Warriors per riceverne Anfernee Hardway.

A Golden State si trova come allenatore l’istrionico Don Nelson, non un grande amante dei rookie e piuttosto propenso ad affidarsi a giocatori più esperti, con il quale sin dall’inizio della stagione, il rapporto volge decisamente verso Sud, continuando a deteriorarsi con il passare del tempo. La squadra comunque è forte e ricca di potenziale e riesce a raggiungere i play-off, nei quali però viene eliminata al primo turno dai Phoenix Suns in sole tre partite.

Sin dall’inizio della sua carriera, Chris fa capire di essere entrato nella lega con l’intenzione di dominarla, mettendo in mostra un atletismo strabordante, grandi capacità di mettere punti a referto e recuperare parecchi rimbalzi, il tutto condito da una visione di gioco a dir poco spettacolare. Alla fine dell’anno giunge il meritato premio di Rookie of The Year, avendo mantenuto cifre pazzesche per tutta la regular season (17,5 ppg, 9,1 rpg, 3,6 apg, 2,2 bpg). Però la situazione all’interno dello spogliatoio è diventata ormai insostenibile, così Chris chiede di essere ceduto.

Nel Novembre del ’94 passa agli allora Washington Bullets, in cambio di Tom Gugliotta e di alcune scelte future. Si ritrova in una franchigia molto meno ricca di talento, in cui lui ricopre i galloni di stella della squadra, pur formando un pacchetto di lunghi molto interessanti e futuribili insieme all’ex compagno di Università Juwan Howard. Le sue cifre continuano a migliorare anno dopo anno (anno ’94/’95 – 20,1 ppg, 9,6 rpg, 4,7 apg), ma la sfortuna comincia ad insinuarsi nella sua carriera in forte ascesa, limitandolo a sole 15 partite nella stagione ‘96/’96 a causa di un pesante infortunio.

L’anno seguente arrivarono finalmente i play-off per il team capitolino, ma i Bullets si dovettero inchinare agli imbattibili Bulls di Jordan e Pippen, che in sole tre partite si sbarazzarono facilmente dell’avversario. In una compagine tanto perdente, Chris però si sentiva frustrato e, non avendo più intenzione di collezionare numeri incredibili ma del tutto fine a loro stessi senza aver la possibilità di puntare forte al titolo, nel ’98 chiese per l’ennesima volta di cambiare aria.

Nell’altra Conference intanto c’era una squadra con in mente un progetto particolarmente ambizioso, che stava formando un gruppo dall’enorme talento offensivo: i Sacramento Kings di coach Adelman. Webber decise così di trasferirsi nella capitale della California ed a Washington arrivarono Mitch Richmond e Otis Thorpe. Si era creato sotto le plance una delle coppie di lunghi più entusiasmanti dell’intera lega, formata dall’europeo Vlade Divac e il nostro Chris Webber.

I due, grazie ad un IQ cestistico fuori dal comune, erano in possesso di una visione di gioco stratosferica, buone mani per infilare la retina anche da 5/6 metri ed un gioco totalmente complementare l’uno all’altro. Vlade aveva ottimi movimenti in post-basso e grazie alle sue mani fatate era micidiale nel pescare gli esterni che tagliavano verso canestro; Chris invece era più atletico, con una notevolissima propensione al rimbalzo ed in grado sia di farsi trovare in posizione perfetta per ricevere che di servire i compagni in qualunque parte del campo si trovassero, non disdegnando il gioco sotto canestro.

Inoltre il back-court di questa favolosa squadra era uno dei più prolifici e ricchi di potenziale dell’intera NBA, con Mike Bibby in cabina di regia a dettare i tempi alla squadra, leader carismatico e clutch player, Stojakovic, tiratore bianco europeo, completamente infallibile dalla lunga distanza e vincitore per due anni consecutivi nella gara del tiro da 3 all’ASG e, per ultimo ma non di minore importanza, lo spacca-partite Bobby Jackson, che, venendo dal pino, era capace di ribaltare completamente la situazione a favore del proprio team.

Con un quintetto di questo livello, l’ingresso ai play-off era praticamente garantito ad ogni annata e le speranze di indossare l’anello non più mere illusioni. Nel ‘98/’99 l’avventura ai PO si conclude in fretta, causa l’eliminazione ad opera degli Utah Jazz. Dall’anno seguente avrà inizio la sfida con la squadra che diverrà la vera e propria bestia nera per Bibby e compagni: i Los Angeles Lakers di Shaq e Kobe, unico insormontabile ostacolo tra loro e il titolo.

La prima serie che vede rivaleggiare questi due team è tirata, ma Sacramento soccombe sotto i colpi di un incontenibile O’Neal e l’eliminazione al primo turno è così servita. Nel 2001 la squadra, dopo aver eliminato i Suns in sole 4 partite, deve cedere il passo nuovamente ai gialloviola, in grado di imporsi nel medesimo numero di match, senza lasciare scampo agli avversari.

L’anno seguente finalmente sembra quello della svolta, i giocatori in campo si trovano meravigliosamente nel fluido attacco ideato da coach Adelman, gli assist fioccano da ogni parte del campo ed i compagni si conosco alla perfezione. La squadra è coesa, forte, unita, ormai matura e definitivamente pronta per vincere.

Al primo turno vengono sconfitti comodamente gli Utah Jazz, poi è il turno di Dallas, spazzata via in 5 gare. Tutti gli uomini in campo sembra siano in missione speciale, sconfiggere gli odiatissimi Lakers e ricacciare in bocca al loro allenatore Phil Jackson ogni ingiuria lanciata contro di loro ed i cittadini (li aveva definiti “semi-civilizzati” e “bovari”). Si arriva così alla finale della Western Conference ed il nemico è quello di sempre: guidati da un ispiratissimo Mike Bibby ed un sensazionale Webber, i Kings riescono a mantenere il vantaggio nella serie, prima 2-1 poi 3-2. Gara -6 è un delirio di emozioni, Chris gioca una delle sue migliori partite in carriera, Kobe nel primo tempo non riesce a trovare il giusto feeling con il canestro e solo lo strapotere di un irresistibile O’Neal mantiene le squadre vicine nel punteggio.

Bryant negli ultimi due quarti prende completamente fuoco e infila la retina con canestri impossibili che spaccano a metà la difesa di Sacramento, ma i Kings tengono botta e rimangono in vantaggio sino agli ultimi secondi del match, quando accade il miracolo: nell’ultimo possesso la palla finisce piuttosto fortuitamente nelle mani di Robert Horry, posizionato oltre l’arco, che spara un mirabolante tiro e brucia la retina, rimandando il verdetto finale a gara -7.

L’ultima gara si gioca all’Arco Arena, i tifosi di Sacramento sono indemoniati e spingono la squadra sino al supplementare, quando però i giocatori, completamente esausti, devono arrendersi ai futuri campioni NBA. Resta però negli occhi di tutti gli appassionati una delle serie più avvincenti degli ultimi anni, con i Kings costretti ad ammettere la superiorità di un avversario contro il quale non sono mai riusciti a vincere più di tre partite, con qualche rimpianto sull’ultimo tiro di Stojakovic nella gara decisiva che va 1 metro corto e che avrebbe potuto allungare ulteriormente il match.

Nella stagione seguente, i Kings non intendono certo arrendersi come era successo l’anno prima, ma la sfortuna torna a fare capolino nella vita di Chris Webber. Durante i PO infatti, dopo aver sconfitto Utah al primo turno, si trovano di fronte ai Mavericks. La serie sembra già incanalata verso la vittoria per i californiani, ma Webber si infortuna gravemente, impedendogli di giocare le partite successive, comportando di fatto il successo di Dallas.

Il problema al ginocchio si rivela più grave del previsto, Chirs fatica a tornare sul campo di gioco ed una volta conclusa la riabilitazione, non si può non notare come abbia perso gran parte dell’esplosività nelle gambe che aveva caratterizzato gli anni migliori della sua carriera. Nel ‘03/’04 colleziona solo 23 presenze ed ai PO la squadra viene sconfitta da Seattle. Ormai in California si è capito che un ciclo si è concluso, vista anche la cessione di altri giocatori, tra i quali il trasferimento di Stojakovic agli Indiana Pacers.

Nel febbraio del 2005 Webber viene scaricato ai Philadelphia 76ers, in cambio di qualche mestierante NBA. Nella Città dell’Amore Fraterno trova una squadra completamente in mano alla loro stella Allen Iverson, molto giovane e futuribile, ma all’interno della quale non riesce mai realmente ad adattarsi. Le partecipazioni ai PO sono piuttosto casuali ed effimere, così l’anno seguente la dirigenza decide di ricostruire il roster, facendo partite i loro giocatori più carismatici.

Chris si convince finalmente a puntare forte al titolo NBA e decide di firmare con i Detroit Pistons, a cui necessitava un lungo vista la partenza, direzione Chicago, di Ben Wallace. Con la sua squadra di casa non è di certo un problema arrivare alle finali di Conference, dove però non avevano ancora fatto i conti con il Fattore LeBron James, che travolge la squadra del Michigan e lascia per l’ennesima volta a bocca asciutta l’ex Bullets.

A fine stagione decide di prendersi un periodo di pausa sino a gennaio, valutando attentamente le numerose proposte che arrivano sul tavolo del suo agente. Dopo numerose voci che lo volevano di ritorno alla sua ultima squadra, Webber sorprende tutti e decide di scegliere la franchigia che lo aveva lanciato 15 anni or sono, nel tentativo di aiutarla a raggiungere i PO ed una volta acquisita la partecipazione, provare a dare fastidio a tutti.

Il coach, che ironia della sorte è nuovamente Don Nelson, crede molto nel contributo che può dare Chris e rilascia dichiarazioni nelle quali afferma che senza di lui difficilmente i play-off sarebbero un traguardo raggiungibile. Ma il dolore continua a tormentare le stanche articolazioni dell’ex Fab-Five e pare che la carta d’identita cominci a chiedere il conto per i numerosi anni passati nella lega. Nella testa di Chris si fa sentire sempre più forte il desiderio di appendere le scarpe al chiodo e dedicare la sua vita a nuove attività.

Finisce così la carriera di un grande campione, che è riuscito ad esprimere in campo tutto il suo enorme potenziale e che avrebbe sicuramente avuto una bacheca ben più ricca di successi se la sfortuna non si fosse accanita così crudelmente su di lui.

Lascia la NBA senza tanti proclami, con un basso profilo forse un po’ ingeneroso per un giocatore della sua grandezza. Ma chi lo ha amato veramente non potrà mai scordare le imprese eroiche di questa grandissima star.

Sicuramente Chris non ha grandi rimpianti nella sua carriera, caratterizzata da cifre stratosferiche e numerosi riconoscimenti. Resta un piccolo, minuscolo quesito, che rimarrà per sempre irrisolto nella sua testa: e se non avesse chiamato time-out quella maledetta sera del ‘93?
4月9日

NBA News: le prime mosse per l'anno prossimo e l'iparazzante sfida Mitchell - Bargnani.

09.04.2008. 19:07   
 Mike Bibby e Ron Artest: il primo se n'è andato a febbraio... il secondo in estate? 
In un periodo in cui alcune (poche) squadre stanno ancora lottando per gli ultimi posti nei playoff, chi ne è già rimasto matematicamente escluso inizia a fare qualche bilancio e qualche progetto per il futuro. Ad esempio, i Clippers, protagonisti di una stagione più sfortunata che fallimentare, stanno pensando al da farsi con Shaun Livingston: la franchigia potrebbe trattenere il giocatore offrendogli 5,8 milioni di dollari prima del 1 luglio. In caso contrario, se l’offerta dovesse essere inferiore, Livingston sarebbe libero di firmare con qualunque altra squadra. Non è sulla qualità del giocatore che si fondano i dubbi dei Clippers, ma sulla sua integrità fisica, dato che ha saltato tutta la stagione e l’anno prossimo è tutto un punto di domanda. Un altro punto di domanda, ma di altra natura, riguarda Antoine Walker, che da 25 partite non mette piede in campo coi Timberwolves. Come ha sottolineato coach Wittman, Walker si trova in una situazione a dir poco infelice, veterano in una squadra giovane e in crescita; nonostante questo, l’ala ex Boston si è sempre comportato in modo impeccabile, chiedendo un buy-out alla società ma senza mai dare l’impressione di voler forzare la mano e continuando ad allenarsi con impegno. Recentemente ha chiesto di venire ceduto nelle trade estive e coach Wittman ha detto che tutto dipenderà dalle scelte al draft e dai free agent che arriveranno, anche se comunque è difficile che il vecchio Antoine sia considerato come una delle pietre su cui fondare il futuro di Minnesota.
Un altro giocatore, ma di ben altro peso, che è dato sul piede di partenza è Ron Artest, anche se il diretto interessato ha ripetuto che per ora non pensa di uscire dal contratto per diventare free-agent, ma vuole comunque pensarci bene perché l’impressione è quella di non sentirsi amato dal pubblico di Sacramento (altro che impressione, Ron…).
Chi invece dovrebbe rimanere nella prossima stagione è Ricky Davis nei suoi imbarazzanti Miami Heat, come sarebbe volontà di Pat Riley, coach e presidente della franchigia della Florida. E, per rimanere in Florida, ma in un contesto leggermente più vincente, gli Orlando Magic molto probabilmente non potranno contare su Tony Battie, ala forte di esperienza e buon difensore, nemmeno nella post-season.
Sempre a proposito di post-season, i Denver Nuggets, ancora in lotta assieme ai Warriors per l’ultimo posto disponibile, stanno meditando di firmare una guardia per il finale di stagione e per l’anno prossimo con un contratto non garantito. Principale candidato è Dahntay Jones, già visto a Sacramento, mentre piace anche Gerald Green, che però pare poco propenso ad accettare un’offerta comprendente anche la prossima stagione, preferendo giocarsi pienamente le proprie chance nelle summer league.
 Il Mago dà il cinque a coach Mitchell: parità e tutti (s)contenti... 
Andrew Bynum potrebbe rientrare domenica contro gli Spurs” aveva detto ieri il coach dei Lakers Phil Jackson, salvo rimangiarsi le sue parole oggi: “Forse giocherà, forse no. Non voglio forzare la situazione. Dipenderà da come si allenerà sabato: se sarò convinto, giocherà, altrimenti dovremo aspettare ancora”.
Chiudiamo con una curiosa gara di tiro tra il nostro Andrea Bargnani e… il suo coach Sam Mitchell. Il quarantaquattrenne coach dei Raptors ha sfidato il suo lungo a chi segnava prima un 3/5 da tre da ognuna delle cinque zone previste (non proprio una prova insormontabile quindi). Mitchell, che in carriera ha avuto il 22% dalla lunga distanza, ha sbagliato tiro su tiro ma, incredibilmente, lo stesso è successo anche ad Andrea, che in stagione sta invece tirando col 36%. I due hanno provato anche un secondo giro, col medesimo risultato, per poi abbandonare la gara per “preservare la loro dignità” (come ha scritto il Toronto Star). Effettivamente, forse è una notizia che era meglio non diffondere…
4月7日

Gialloblù tu sei tutto per me!

Gialloblù
tu sei tutto per me
non so se è gioia o forse amore
ma è felicità
Gialloblù
è l'effetto che fa
la sciarpa al collo e la Bandiera
noi canteremo sino a sera
non molleremo mai!!!