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日志


3月31日

"Ciao Bagna" - Tributo dei Boys al ragazzo investito dal pullman.

Matteo, "Il Bagna", era un ultras, membro dei Boys Parma 1977. Era un giovane di 27 anni, con una famiglia, un lavoro e tante passioni. Tra queste c'era il Parma Calcio. Seguiva la squadra in casa e in trasferta e partecipava attivamente al tifo.
Ieri pomeriggio Il Bagna è morto. Si è spento in un autogrill, tra gli sguardi sgomenti dei suoi fratelli. Non rivedremo più il suo sorriso timido; non sentiremo più. la sua voce amichevole e sanguigna. Qualcosa di caro, a cui eravamo abituati, c'è stato repentinamente sottratto. E adesso ne sentiamo la feroce mancanza.
E' il momento delle lacrime e del dolore. Per la sua famiglia, per i suoi amici, per i suoi cari. Ed è il momento del rispetto e del silenzio, per chi ha un cuore e una coscienza.
Ma alcuni non si fermano neppure davanti alla morte. Stravolgono i fatti, e una giovane vita spezzata, grazie a mille menzogne, diventa il mezzo per supportare teorie, fare audience, inventare scoop. Un'opera di disinformazione che arriva al più becero sciacallaggio.
S'è parlato di catene, spranghe e bastoni. Ma né noi né gli juventini eravamo armati. S'è parlato di scontri e di tafferugli, ma le due fazioni non si sono date battaglia. S'è parlato ancora di tifo violento e di voler sospendere le trasferte dei tifosi, ma Il Bagna non è stato ucciso da altri ultras, è morto sotto le ruote di un pullman.
Un altro fatto di sangue, ma l'ultras non è il carnefice. E' la vittima.
Si rispetti la verità, si rispetti la memoria di un ragazzo che non c'è più, si rispetti il dolore di chi a Matteo ha voluto bene.
3月30日

Muore un tifoso: Juve-Parma rinviata.

Juve-Parma non si giochera'. La decisione e' stata presa dopo la morte di un tifoso del Parma, travolto e ucciso da un pullman nell'area di servizio "Crocetta". Non si conosce ancora la dinamica esatta dell'espisodio na sembra che l'autista del mezzo stava compiendo una manovra. Questo il comunicato pubblicato sul sito del Parma: "La Juventus e il Parma - si legge - con il benestare delle autorita' competenti, hanno deciso di comune accordo di rinviare la partita in segno di lutto per l'incidente occorso a un tifoso del Parma che stava raggiungendo lo stadio di Torino. Pur trattandosi di una tragica fatalita' le due societa' hanno ritenuto che non ci fossero le condizioni per mandare in campo le squadre".
3月23日

I Chcago White Sox versione 2008.


Mark Buehrle, ace dei White Sox .


Solamente tre anni fa nel South Side di Chicago si festeggiava un titolo atteso da 79 anni, conquistato dopo una stagione esaltante, disputata da assoluti protagonisti; ora, in casa dei Chicago White Sox i motivi per festeggiare sono veramente pochi, anzi possiamo dire che sono totalmente assenti.

L'anno appena trascorso è stato infatti particolarmente negativo per la squadra di Ozzie Guillen, chiuso con un record di 72-90, appena tre vittorie in più dei Royals. A dir la verità qualche momento positivo c'è stato: il no-hitter di Mark Buehrle ad Aprile, il 500esimo home run in carriera di Jim Thome e il record di outs consecutivi (41) realizzato dal closer Bobby Jenks. Fine delle gioie per l'anno 2007.

L'off season ha visto due trade importanti: il pitcher Jon Garland è stato ceduto agli Angels in cambio dello shortstop Orlando Cabrera, mentre dagli Oakland A's è arrivato Nick Swisher, outfielder, in cambio di un pacchetto comprendente i minor leaguers Gio Gonzalez, Fautino De Los Santos (entrambi pitchers, e soprattutto il primo buon prospetto) e Ryan Sweeney (outfielder).

Sono stati inoltre firmati i rilievi Octavio Dotel e Scott Linebrink. Il GM Ken Williams ha operato come se i White Sox fossero una contender per il titolo, preferendo puntare su giocatori già affermati piuttosto che ricostruire una farm molto povera di talenti. Vedremo se questa strategia pagherà.

Analizziamo come di consueto il roster

Pitchers


Rotation
L'ace della rotation è Mark Buehrle (10-9, 3.63), mancino classe '79 all'ottavo anno nei White Sox. In una stagione negativa per la squadra, Buehrle è comunque riuscito a ottenere numeri ottimi dimostrando tutto le sue qualità, se mai ce ne fosse stato bisogno. Il no-hitter è stato indubbiamente la gemma del 2007, una prestazione superlativa in cui ha concesso solo una base su ball a Sammy Sosa, salvo poi eliminarlo con un pickoff. A Luglio ha ottenuto il rinnovo contrattuale grazie al quale guadagnerà 56 milioni di dollari in quattro anni.

Ottima stagione anche per Javier Vasquez (15-8, 3.74), la migliore da quando ha lasciato gli ormai defunti Montreal Expos (ora Washington Nationals) nel 2003. Pitcher molto solido, magari non un fenomeno ma tutto sommato un buon numero due per una squadra che, come vedremo, ha nella rotazione il suo punto debole. Sarà importante che Vasquez si confermi ai livelli della stagione scorsa,

Chi è bene non si confermi ai livelli della stagione scorsa è Josè Contreras (10-17, 5.57), per lunghi tratti inguardabile (ed è fargli un complimento...); non che in carriera sia andato molto meglio, eccezion fatta per l'anno di grazia 2005 in cui tutti (dicasi tutti) i pitcher dei White Sox hanno reso al massimo, i numeri parlano da soli (ERA in carriera di 4.57) per uno giunto in America (da Cuba, sull'inevitabile zattera) con grandi aspettative. A 37 anni inoltre potrebbe essere ormai avviato all'inevitabile declino, e se le prestazioni son queste nessuno lo rimpiangerà quando opterà per il ritiro.

Il quarto spot sarà affidato al mancino John Danks (6-13, 5.50), che ha chiuso il 2007 con numeri simili a Contreras, ma almeno aveva dalla sua l'alibi di essere un rookie. Vedremo come si comporterà quest'anno, certo se dovesse confermare questo genere di prestazioni i White Sox cominceranno a rimpiangere Brandon McCarthy, ceduto ai Rangers per un pacchetto di giocatori che comprendeva lo stesso Danks.

Dovrebbe chiudere la rotazione Gavin Floyd (1-5, 5.27), ex Phillies, sicuramente non un fenomeno, e a dirla tutta neanche un buon lanciatore e nonostante la giovane età (25 anni) ci chiediamo come faccia a trovare posto in una rotazione MLB, ma d'altronde non che le alternative fossero molte in casa Sox (c'era Jon Garland comunque...). Tanto vale puntare su Floyd, sperando che riesca a fare quello che in 40 partite (di cui 29 partenze) nelle Majors non ha mai fatto, ovvero lanciare in modo decente.

Bullpen
Il bullpen è stato uno dei (tanti) punti deboli dello scorso anno, ed è proprio per rinforzare il bullpen che sono stati firmati i due free agents di maggior spessore. Partiamo però dall'unica nota positiva della stagione 2007, il closer, l'ottimo Bobby Jenks, reduce dalla seconda stagione consecutiva con almeno 40 salvezze e dal già citato record di outs consecutivi. A 27 anni rappresenta decisamente il punto di forza di questo pitching staff.

Abbiamo accennato ai due free agents firmati in questa off season, ovvero Scott Linebrink e Octavio Dotel. Linebrink è un ottimo rilievo (ERA di 3.21 in carriera) anche se probabilmente non tornerà più ai livelli del 2004/2005; anche Dotel sulla carta è un rilievo affidabile, ma sembra in netto calo dopo una carriera falcidiata dagli infortuni: rimane un punto interrogativo, un punto interrogativo da 11 milioni di dollari.

Completano il bullpen i destri Mike MacDougal e Ehren Wassermann e i mancini Matt Thornton e Boone Logan. Decisamente non un reparto all'altezza di quelli delle concorrenti Cleveland e Detroit, ma probabilmente peggiore anche di Royals e Twins. Ken Williams ha ancora molto lavoro da fare.

Position players


Ancora una volta il catcher sarà A.J. Pierzynski, quarta stagione per lui nel South Side di Chicago: caratterialmente discutibile, d'accordo, ma garantisce sia una buona produzione offensiva, in un ruolo in cui mancano superstar (salvo qualche eccezione), sia un'ottima difesa (150 partite consecutive senza commettere un errore). Backup sarà il veterano classe '75 Toby Hall.

L'infield vedrà in prima base Paul Konerko, in terza Joe Crede e shortstop il neo arrivato Orlando Cabrera (Gold Glove - immeritato - nel 2007 con gli Angels). Konerko è un ottimo battitore, dotato soprattutto di potenza al piatto (31 HR la stagione scorsa); stesso discorso si può fare per Joe Crede, reduce da un infortunio e sostituito in terza da Josh Fields, anche quest'anno pronto a subentrargli in caso di necessità. Vi starete chiedendo: e in seconda base? Chi giocherà? Qui sorge l'interrogativo maggiore, con ben tre candidati al ruolo: Juan Uribe, Danny Richar e il rookie cubano Alexei Ramirez. Probabile che, almeno inizialmente, il prescelto sia Uribe, ma non ci sorprenderemo di vedere Ramirez in campo all'Opening Day.

Esterno sinistro giocherà probabilmente Carlos Quentin, arrivato quest'anno dai D-Backs, 138 partite disputate in due stagioni in Arizona con numeri tutt'altro che eccezionali (14 HR e 63 RBI, media di .230). Potrebbe subentrargli Jerry Owens, che fedele al cognome è dotato di ottima velocità, oltre che discreti numeri offensivi. Titolare del center field sarà Nick Swisher, prima stagione a Chicago dopo quattro anni negli A's in cui ha collezionato buone cifre in attacco (80 HR totali): aggiungerà dunque potenza al lineup dei Sox. A destra, fresco di un rinnovo da 22 milioni di dollari, l'MVP delle World Series 2005, Jerman Dye, anch'esso dotato di ottima potenza ma pessimo in difesa. Completa l'outfield il centerfielder Brian Anderson.

At last, but not least, il designated hitter Jim Thome, 507 home runs in carriera, ottima OBP, ottima SLG, media carriera di .281. Poco da dire sull'ex Mr Indian, che a 38 anni è ancora un ottimo battitore.

Lineup
1. Nick Swisher (CF)
2. Orlando Cabrera (SS)
3. Jim Thome (DH)
4. Paul Konerko (1B)
5. Jerman Dye (RF)
6. AJ Pierzynski (C)
7. Joe Crede (3B)
8. Juan Uribe (2B)
9. Carlos Quentin (LF)

Quadro generale


La sensazione è quella che i White Sox siano in un limbo: troppo forti per finire ultimi nella Al Central, ma decisamente non al livello di Indians e Tigers. Ken Williams da questo punto di vista ha operato, a nostro avviso, molto male: a Chicago era tempo di ricostruire, partendo da alcuni punti fermi come Jenks e Buehrle e rifondando un farm system povero di talento, mentre il GM ha preferito optare su veterani come Cabrera e Linebrink che non bastano certo a competere in una Division tra le più difficili della MLB.

Soprattutto il pitching staff appare come decisamente debole: tra i partenti solo Buehrle e Vasquez (se si confermerà sui livelli del 2007) danno certezza di ottime prestazioni, mentre Linebrink e Dotel non basteranno certo a far salire di livello un bullpen che l'anno scorso è stato tra i peggiori della lega. La cessione di un buon pitcher come Garland lascia più che perplessi, soprattutto viste le condizioni in cui si ritroverà la rotation. Il lineup è invece dotato di buona potenza, con i vari Swisher, Konerko, Thome, Dye, Crede (se recupererà pienamente dall'infortunio) e Pierzynski: l'attacco non dovrebbe essere dunque il problema dei White Sox.

Come finiranno i White Sox?
Probabilmente arriveranno terzi nella division, Cleveland e Detroit sono senza dubbio molto, molto più competitive.

Ken Williams farebbe bene a concentrarsi su una ricostruzione che non può più essere rimandata, invece di investire su giocatori affermati che aggiungono poco a una squadra i cui problemi principali non sono stati ancora risolti (rotation, bullpen, farm system). In bocca al lupo.

3月22日

NBA News: Randolph verso Milwaukee? Gasol non è ancora pronto.

Dopo i botti dell'ultimo mese e mezzo, le acque in Nba si stanno calmando, anche se rimangono comunque notizie di cui dar conto.

Come il rumor secondo cui i New York Knicks avrebbero offerto ai Bucks le prestazioni di Zach Randolph assieme a una draft pick e una quantità di denaro non precisata, chiedendo in cambio Charlie Vllanueva, Dan Gadzurdic e Bobby Simmons.
 Nessuno vuole Zibo 
L'ex GM Larry Harris (esonerato mercoledì), avrebbe accettato, salvo vedere l'offerta respinta dal front office del team del Wisconsin.
Isiah Thomas, dal canto suo, ha piccatamente negato ogni dettaglio, ma c'è qualche solito ben informato pronto a giurare che il tutto si sia svolto in questi precisi termini...

 Pau resta ancora a bordo campo 
Spostandoci sulla costa pacifica, riportiamo le parole di Phil Jackson sulla situazione fisica e il recupero di Pau Gasol: ''Svolge esercizi con e senza palla in campo, ma non credo lo vedrete in campo nelle prossime due partite (domani a Los Angeles, lunedì a Oakland sempre contro i Warriors). Golden State rappresenterebbe una buona opportunità di rientro per lui, ma credo che al momento sia un'ipotesi impossibile. E' molto più facile che sia pronto per la fine di questa settimana.''

Intanto gli incommentabili Miami Heat hanno messo sotto contratto con un decadale la guardia Blake Hearn, quest'anno ai Dakota Wizards, in NBDL.
Perchè riportiamo la notizia? Più che altro per le particolari dichiarazioni dal giocatore, interrogato sulle sue percentuali ai liberi (94%) al college: ''E' sempre stata mia abitudine fare 1000 tiri al giorno, dai liberi, da due e da tre. E tenevo conto delle mie percentuali su un 'apposito quaderno. Ho registrate tutte le mie percentuali giorno per giorno. Volete sapere quanto ho fatto il 3 luglio del 2003? Ve lo posso dire.'' Che dire, complimenti!
Intanto, giusto per atterrire ulteriormente i fans degli Heat, Udonis Haslem è stato operato alla caviglia infortunata, e resterà fuori fino alla fine della stagione.
Andando avanti così il team della Florida ha sempre più chances di scegliere alla numero 1 del prossimo draft, dove il candidato principe alla chiamata è Michael Beasley, clamoroso talento da Kansas State, che evoluisce proprio in posizione di ala grande (benchè i dubbi sul suo impiego in ottica Nba non siano del tutto diradati) quindi Haslem potrebbe non essere troppo tranquillo in queste ore...

Nicolò Fiumi
3月21日

NBA News: Ore agitate a Dallas, Miami si copre di ridicolo, Gilby a pochi giorni dal rientro!

DALLAS Ore agitate a Dallas dopo la sconfitta contro i Lakers di martedì scorso. Mark Cuban ha incontrato privatamente Avery Johnson, e si temevano ripercussioni sul destino del coach, ma la situazione sempre essersi appianata dopo che gli stessi Cuban e Johnson, interpellati inseguito da alcuni giornalisti, hanno contestualizzato la riunione come “qualcosa di ordinario. Tutto a posto.”. Nonostante il record positivo dall’arrivo di Jason Kidd, è chiaro come a Dallas si cominci a storcere un po’ il naso sul modo di allenare di Johnson, che continua ad affidarsi a giochi in isolamento e a rallentamenti dell’azione su metà campo piuttosto che estrapolare il meglio da Kidd e cercare la rapidità. Scelta quest’ultima non inattuabile vista la presenza di ottimi corridori come Terry, Howard, Nowitzki, appunto Kidd e la presenza offensiva poco influente di Erick Dampier, oltre che la rinuncia a Desagana Diop.

 Pat Riley: che stagione... 
MIAMI Si sta coprendo sempre più di ridicolo la stagione dei Miami Heat. La scorsa notte contro Toronto la franchigia della Florida è scesa in campo senza gli infortunati Shawn Marion, Dwyane Wade, Dorell Wright, Udonis Haslem, Alonzo Mourning e Marcus Banks: è chiaro che la situazione infortuni (più o meno gravi, ma questo è un altro discorso) è diventata col tempo sempre più insostenibile. I 54 punti all’Air Canada Centre sono la terza peggior prestazione della storia NBA dall’introduzione dell’orologio dei 24 secondi (stagione 1954-55). Pat Riley si continua a lamentare dell’atteggiamento irrispettoso verso il gioco, ma appare più che altro ormai rassegnato: “Sono molto dispiaciuto per l’incapacità dei miei ragazzi di giocare in maniera decente ed evitare figure di questo tipo. Ma purtroppo quest’anno va così”.

WASHINGTON Il futuro di Washington si chiama playoff e il ritorno imminente di Gilbert Arenas potrebbe essere un valore aggiunto importante per una squadra che senza il proprio leader sta facendo molto bene nella pur annacquata Eastern Conference. Ma l’estate prossima sarà infuocata nella Capitale, perché si dovrà decidere il destino sia dello stesso Arenas, sia di Antawn Jamison, MVP alla pari con Caron Butler per i Wizards di quest’annata. “Agent 0” potrà rinnovare a sua scelta il suo contratto per 12,8 milioni di dollari nella prossima stagione, oppure uscire dal contratto stesso e rinegoziare un accordo a lungo termine. Le due operazioni al ginocchio e la lunga assenza fanno tentennare Washington, che sembra maggiormente intenta a costruire su Butler (accordo solido fino al 2011) e Jamison, anch’esso però all’ultimo anno di contratto. L’ex North Carolina è nel cosiddetto contract year: non ha infatti alcun accordo per l’anno a venir e chiude un contratto che gli ha garantito per il 2007/2008 oltre 16 milioni di dollari. Il rinnovo sarà difficile ma non impossibile. Più complicata la questione-Arenas: i Clippers sarebbero disposti a sacrificare mezza squadra pur di accoppiarlo ad Elton Brand, mentre i Lakers sono pronti a mettere sul piatto Derek Fisher e Lamar Odom per un sign-and-trade che unirebbe in un sol colpo Arenas, Bryant e Gasol, oltre a Bynum.
3月12日

Direttamente dal sito ufficiale del Parma, la conferenza stampa di Hector Cuper (si sta alzando la mia stima per quell'uomo XD!)


Si è svolta questa mattina al Centro Sportivo di Collecchio la presentazione ufficiale del nuovo allenatore del Parma FC Hector Cuper: “Il mister arriva in un ambiente collaudato e che ha voglia di crescere – ha detto il Presidente Tommaso Ghirardi, durante l’introduzione – porta con sé un  know how  importante, una carriera di prima scelta a livello tecnico.” “So che non abbiamo tanto tempo a disposizione – ha detto Cuper – ma proprio per questo esprimo quella che può sembrare una contraddizione: abbiamo fretta ma dobbiamo andare piano. Non abbiamo bisogno di cambiare tutto e non ci servono rivoluzioni, ma semplicemente abbiamo la necessità di correggere alcuni aspetti che non vanno. Una squadra deve avere carattere, altrimenti è molto difficile raggiungere l’obiettivo prefissato. Credo che in un  team  l’allenatore abbia un compito molto importante, ovvero quello di motivare il gruppo, dando carattere e creando una struttura alla squadra stessa: il gruppo deve avere un ordine. Dopodichè il giocatore dovrà tirare fuori tutto quello che ha, e questo è sintomo di personalità, non solo del singolo ma di tutta la squadra.”

 

L’INTRODUZIONE DEL PRESIDENTE DEL PARMA FC TOMMASO GHIRARDI


“Buongiorno a tutti e grazie di essere venuti: vi abbiamo fatto alzare un po’ presto stamattina però dovete portare pazienza, perchè il lavoro da fare è tanto e perciò era giusto iniziare presto.

Vorrei cominciare con i ringraziamenti a  mister Domenico Di Carlo, che fino a pochi giorni fa è stato con noi e che ci ha dato un contributo importante: a lui auguro la massima fortuna ed un roseo futuro per la sua carriera che con la sua professionalità ha dimostrato di meritare.

Oggi siamo qui a presentare, con grande soddisfazione, un  mister che ha avuto un recente passato di successo e che mi auguro sia venuto a Parma con l’obiettivo di poter ottenere dei risultati importanti.

Devo dire che, a differenza di quello che alcuni hanno pensato o hanno potuto interpretare, noi abbiamo puntato su questo allenatore subito, una volta deciso di cambiare la nostra guida tecnica. Con grande entusiasmo – lo stesso che ho manifestato a Cuper ieri sera in occasione del primo incontro fisico che abbiamo avuto – ho avuto molta soddisfazione nell’apprendere che, fin dal primo momento, da quando i suoi rappresentanti sono stati contattati dai nostri dirigenti, il  mister ha immediatamente manifestato la volontà di venire a Parma e di sposare un progetto che noi riteniamo importante per oggi e per il futuro.

Siamo una società giovane, probabilmente qualche errore lo abbiamo commesso e lo commetteremo in futuro: credo che sbagliare sia umano e sono convinto che nella vita sbaglino tutti coloro i quali decidono di mettersi in gioco: solo chi non fa niente non sbaglia.

Il mister arriva in un ambiente collaudato e che ha voglia di crescere; porta con sé un  know how importante, una carriera di prima scelta a livello tecnico. Si comincia oggi con questa nuova avventura, consapevoli del fatto che non sia una festa, perché quando si cambia un allenatore sicuramente si attraversa un momento difficile, a cui tutti hanno partecipato con i propri sbagli e con i propri errori, dalla Società ai calciatori, allo stesso tecnico.

Con il massimo entusiasmo oggi ricominciamo, ripartiamo con un’avventura importante con un tecnico importante. A questo punto darei la parola al mister.”

 

 

L’INTERVENTO DI HECTOR CUPER, NUOVO ALLENATORE DEL PARMA FC:


“Io sono veramente molto felice di tornare in Italia grazie al Presidente Ghirardi. Ho fiducia e voglia di cominciare: so che siamo di fronte ad una situazione difficile, ma voglio mettermi al lavoro da subito. Sono convinto che ce la faremo; l’unica cosa che vorrei oggi è cominciare a lavorare al più presto con la squadra. So che tutti voi vorrete fare delle domande, ma abbiamo fretta, devo prendere per mano la squadra e lavorare per le prossime partite. Per questo sono qui oggi: ripeto, ringrazio il Presidente Ghirardi perché mi è stata concessa la possibilità di arrivare in una grandissima squadra, perché il Parma in Italia è sì una società giovane, ma che ha una lunga e gloriosa storia alle spalle. Per questo mi fa veramente piacere essere stato chiamato alla guida tecnica del Parma. Spero che i risultati ci accompagneranno in questa nuova avventura; per il futuro, vedremo. Sono convinto che la faccenda si risolverà in modo positivo. Auguro ad ognuno di noi che il futuro sia molto positivo per tutti.”

 

LE RISPOSTE DI HECTOR CUPER ALLE DOMANDE DEI GIORNALISTI

 

Mister Cuper, la squadra ha avuto fino a questo momento alti e bassi: spesso i limiti più evidenti sono stati quelli caratteriali…

“Diciamo una cosa: prima di parlare della squadra dovrei avere un contatto diretto con tutti i calciatori. Ho visto il Parma giocare, però per fare un’analisi dettagliata avrei bisogno di un minimo di tempo, che non abbiamo, per conoscere tutti, e non parlo solo dal punto di vista delle caratteristiche o delle qualità come calciatori, ma anche e soprattutto la parte personale e psicologica di ognuno. Proprio per questo motivo affermo che in questo momento io non debba fare nessun commento sulla squadra; non ho avuto ancora il primo incontro con i giocatori: qualcuno l’ho visto e l’ho salutato, però devo cominciare a lavorare da subito, e solo dopo potremo fare un’analisi di quello che ho visto personalmente.”

 

Una delle sue più grandi qualità è quella di saper dare carattere alle squadre che allena…

“Una squadra deve avere carattere, altrimenti è molto difficile raggiungere l’obiettivo prefissato. Credo che in un  team l’allenatore abbia un compito molto importante, ovvero quello di motivare il gruppo, dando carattere e creando una struttura alla squadra stessa: il gruppo deve avere un ordine. Dopodichè il giocatore dovrà tirare fuori tutto quello che ha, e questo è sintomo di personalità, non solo del singolo ma di tutta la squadra.”

 

Lei conosce già alcuni calciatori in forza al Parma: Corradi, Lucarelli e Morfeo. Sono tutti giocatori di carattere: ha già parlato con loro?

“No, li ho salutati ma non ci ho parlato. In realtà io non ho avuto con me in squadra Lucarelli: lo conosco come giocatore, ma non l’ho mai allenato, perché quando io arrivai a Valencia, lui era appena andato via. Sia Corradi che Morfeo li conosco perché li ho allenati all’Inter: comunque con loro e con tutti ho solo avuto un contatto superficiale, però poco a poco, anche se abbiamo fretta, avremo un confronto più concreto. Ripeto, fino a questo momento non ho avuto nessun contatto diretto con la squadra, ma nei prossimi giorno potrò avere ragguagli più dettagliati. Siamo in una situazione difficile ma siamo fiduciosi per il futuro: il Parma rimarrà in serie A.”

 

L’anno scorso nella sua stessa situazione si trovò un altro allenatore di esperienza, Claudio Ranieri, anche lui ex tecnico del Valencia: teme un possibile confronto con lui?

“No, no, no. Non ho paura di un possibile confronto con Ranieri, anche perché io non devo avere un confronto con lui. Ranieri è Ranieri, ha fatto bene con il Parma nelle passata stagione, basta. Adesso ci sono qua io, e Ranieri allena un’altra squadra, con cui peraltro avremo un confronto futuro: quello sì che sarà un confronto che mi interesserà vincere…”

 

Ha detto che ha bisogno di tempo: basteranno le rimanenti partite?

“Io penso di sì, altrimenti potrei andarmene già da ora… So che non abbiamo tanto tempo a disposizione, ma proprio per questo io ripeto un concetto basilare: abbiamo fretta ma dobbiamo andare piano. Potrebbe sembrare una contraddizione, ma vi assicuro che non lo è. Io credo fortemente che non abbiamo bisogno di cambiare tutto e non ci servono rivoluzioni, ma semplicemente abbiamo la necessità di correggere alcuni aspetti che non vanno che ho visto non in maniera diretta ma tramite videocassetta. La componente psicologica del gruppo è una parte importante da gestire: dovremo trovare la soluzione ai problemi parlando con la squadra nel complesso e con ogni singolo elemento, cercando di capire cosa va e cosa non va. Non possiamo parlare all’insieme tirando in ballo contemporaneamente tutti i problemi psicologici e di natura tecnica o tattica fin dal primo o dal secondo giorno, perché si creerebbe intorno a noi una confusione mostruosa. Poco alla volta ne verremo fuori: abbiamo tantissima fiducia nell’ affermare che tutto andrà bene, anzi, che tutto deve andare bene.”

 

Lei si presenta il giorno dopo l’eliminazione dell’Inter dalla Champions e delle dichiarazioni di Mancini, il quale ha affermato che a fine stagione lascerà l’Inter. Cosa ne pensa?

“L’eliminazione dei nerazzurri dalla Coppa dei Campioni desta sempre e comunque un po’ di scalpore, anche se sapevamo tutti che l’Inter non avrebbe avuto una gara agevole ieri sera contro il Liverpool. Per quanto riguarda le affermazioni di Mancini, invece, sono state davvero una sorpresa: non so cosa sia successo di tanto grave da portarlo a prendere questa decisione. Detto questo mi fermo: in questo momento abbiamo molto lavoro da fare, l’Inter ormai è da un paio di stagioni che sta benissimo. La mia attenzione e la mia forza ora si concentrano qui al Parma.”

 

Domenica ha incontrato Mancini: aveva avuto sensazioni che sarebbe potuta finire così?

“No, assolutamente no.”

 

Quando ha saputo che in Italia era scoppiata Calciopoli, cosa ha pensato?

“Sappiamo tutti cosa è successo. Ritornare su questi argomenti non è il caso: la domanda è giusta, però la risposta in questo momento non c’è.”

 

Lei  personalmente come si era sentito?

“Male, veramente male. Io ho sempre creduto che il calcio fosse stato una cosa pulita, devo pensare ancora adesso che lo sia, così posso lavorare con tutte le mie convinzioni. Se non credessi a questo, come potrei lavorare sereno? Come potrei parlare al Presidente? Come potrei parlare con un giocatore dicendogli di lavorare fino in fondo per poter vincere una partita? Sarebbe impossibile.”

 

Interviene il Presidente Ghirardi:

“Infatti Cuper è venuto a Parma perché sa che io sono Presidente da poco più di un anno, perciò è impossibile che io possa avere avuto a che fare con il passato...”

 

Lei conosce bene un giocatore che milita nella squadra che affronterà al suo esordio sulla panchina del Parma: Tristan…

“Sì, ho allenato Diego Tristan, e posso dire che è un buon calciatore, che possiede delle buone doti. Speriamo che almeno domenica prossima, quando affronteremo il Livorno, non faccia bene.”

 

E’ venuto a Parma solo per raggiungere la salvezza oppure è riuscito a strappare al Presidente qualche opzione per i prossimi anni?

“Diciamo che abbiamo un obiettivo nell’immediato futuro, che è quello di rimanere in serie A: questo è l’obiettivo principale. Poi avremo tempo di parlarne, vero Presidente?”

 

Risponde il Presidente Ghirardi:

“Vero. Adesso c’è troppo poco tempo, bisogna stare concentrati solo sugli obiettivi a breve termine.”

 

Riprende la risposta Hector Cuper:

“Non possiamo stare qui a parlare dei prossimi anni: questi due mesi sono fondamentali.”

 

Può presentare il suo staff?

“Io arrivo oggi con il mio secondo, Gustavo Siviero, ed il preparatore dei portieri, Fabrizio Ferron. Per il resto lo staff resta quello che già c’era prima del mio arrivo” (Cioè il Preparatore Atletico, Prof. Giovanni Brignardello ed il Preparatore di Raccordo Paolo Giordani, nda)

 

Lei è tornato in Italia nello stesso giorno in cui Ronaldo è tornato da Parigi: lei crede nel suo recupero?

“Io credo nel recupero del Parma, recupero che consiste nel disputare undici gare con al termine un lieto fine. Ragazzi, col tempo potremo parlare di altri argomenti: oggi io devo allenare in doppia seduta la squadra, perciò mi sembra che in questo momento non si debba parlare di altro che di Parma. Le domande che non riguardano direttamente il Parma, vi pregherei di farmele un altro giorno.”

 

Cambierà molto la fisionomia del Parma?

“A livello tattico tutto sommato va bene, io so come gioca il Parma, e so cosa cambieremo, perché sicuramente ci saranno delle modifiche da apportare. Se le cose fossero andate bene finora non ci sarebbe niente da cambiare e di conseguenza non si sarebbero prese determinate decisioni.”

 

Il settore in cui avrà più lavoro da svolgere?

“In tutti i reparti. La prima cosa su cui lavorerò, e voi ormai dovreste conoscermi sotto questo punto di vista, è la difesa: nelle mie squadra ho sempre preferito avere una difesa solida al resto. Ma non per questo trascurerò gli altri reparti: lavoreremo anche affinché possiamo avere una squadra ordinata. I giocatori devono sapere quello che fanno loro e quello che fanno i loro compagni; solo con questa disciplina la squadra aumenterà un po’ le proprie possibilità di vincere. Poco a poco vedremo di sistemare quello che non va sia nella difesa che nel centrocampo che in attacco.”

 

Nella foto di Claudio Villa, per l'Agenzia Grazia Neri, il nuovo allenatore del Parma FC Hector Cuper, con il Presidente Tommaso Ghirardi, durante la conferenza stampa di presentazione di stamani, al Centro Sportivo di Collecchio

3月11日

NBA News: le squadre "on fire"

è d'obbligo parlare di Houston che sebbene sia orfana per il resto della stagione di Yao Ming ha raggiunto la notevolissima striscia di 19 successi consecutivi, alla ricerca della seconda miglior striscia di sempre dei Bucks anni settanta targati Jabbar che arrivarono a 21 e l'inarrivabile striscia di 33 dei Lakers di Jerry West sempre del medesimo periodo.
Sa di miracoloso questo risultato perché di fatto l'unico giocatore davvero di talento dei Rockets è Tracy McGrady, stranamente in condizioni fisiche decenti. Infatti se pensiamo che l'altro giocatore migliore è Shane Battier, noto più che altro per la sua difesa, è facile capire il perchè di tanto stupore. Così una squadra imbottita di role player ha fatto suo il credo di coach Rick Adelman che fa della difesa la sua preoccupazione principale. I vari Rafer Alston in regia, Louis Scola sotto le plance, l'eterno Dikembe Mutombo, l'uomo del lavoro sporco Chuck Hayes, la scoperta Carl Landry, l'energetico Bobby Jackson, l'utile Luther Head. Questi sono i nomi poco noti ai più che stanno costruendo una stagione sensazionale, peraltro iniziata con critiche feroci all'ottimo Adelman che ovunque è stato ha sempre fatto bene (Portland, Golden State e Sacramento).

Altra squadra in grande forma è Boston con 9 vinte in fila, ma questo non fa notizia. Adesso che ci sono in gruppo due grandi vecchi come Sam Cassell e PJ Brown chiunque è avvisato.

Clamorosamente sempre ad est Charlotte ha una striscia aperta di 5 vinte, grazie ad un Jason Richardson in splendida forma ed al rientro di Gerald Wallace.

Tornando ad ovest nelle ultime 10 abbiamo un 8-2 di San Antonio, rinvigorita ulteriormente dall'arrivo di Kurt Thomas, ed anche Los Angeles sponda Lakers che attende a braccia aperte il rientro di Andrew Bynum.

In striscia aperta di 5 vittorie è Utah, che dovrebbe recuperare il convalescente Kirilenko.

Ricordiamo sempre che se ad est con il 40% si va ai playoff (Atlanta), ad ovest con il 60% si è fuori (Denver).
3月6日

Ciao Brett, grazie per tutte le emozioni che ci hai regalato!

Warren Sapp e Brett Favre dicono addio al football, alla Nfl. Sapp è stato uno dei più grandi difensori di questi ultimi anni, forse tra i più grandi di sempre per gioco, carattere, leadership. Brett Favre rappresenta un simbolo, una storia, qualcosa di scritto negli albi del football che resterà indelebile nei secoli. Dispiace oscurare la scelta del primo per concentrarsi sul secondo, ma la volontà è quella di scrivere qualcosa di personale dopo che le parole stampigliate su questo schermo sono state battute, lette, cancellate e ribattute varie volte.

L'addio al gioco di un atleta è per noi comuni mortali come una dipartita, la morte sportiva di un atleta che non avremo più modo di coccolare, tifare o disprezzare a nostro modo. Nessuno di noi è un privilegiato personaggio da salotto televisivo o da incontri ravvicinati del terzo tipo, ci si deve limitare a seguire gesta, articoli, interviste, partite. Sguardi. Simboli.

Favre è questo: un simbolo. Il simbolo di un ragazzo che ha iniziato la carriera da professionista con un intercetto, che ha lanciato il primo completo a sé stesso e che, da lì in avanti, ha strapazzato un record dopo l'altro riportando il titolo a Green Bay dopo decenni di inutili, estenuanti rincorse. Favre, però, non è stato un simbolo solo per i Packers.

Insegnano che un articolo, per oggettività, dovrebbe sempre considerare la prima persona plurale, per non trasformarsi in un diktat autoreferenziale, per non dare adito al fatto che, chi ha il potere di pubblicare qualsiasi cosa in qualunque posto, possa decidere come e cosa pensare di chicchessia. Eppure questo è il momento di raccontare una storia diversa, o almeno un suo frangente, in modo personale, con la supponenza di dare voce a tante persone, a tanti tifosi, a tanti appassionati.

Se Warren Sapp è una grande perdita per la Nfl, pur senza sfondare chissà quali mitologiche barriere, l'addio di Favre diventa, senza retorica, la fine di un'era, ed i perplessi articoli americani, rigettati fino alle nostre case dalla rete, non danno il giusto peso alla storia che quel ragazzo dal cognome con la pronuncia strana ha scritto per tutti noi. Che lo vogliate o no, in qualunque modo voi la pensiate, l'addio di Brett Lorenzo Favre è una perdita per la Nfl, per i suoi tifosi, per tutti noi. Il primo week end di settembre non sarà lo stesso, e così non saranno le domeniche a seguire. Servirà tempo ad abituarsi perché, volenti o meno, battere i Packers senza il #4 in campo non avrà più lo stesso sapore. Probabilmente nemmeno perdere sarà uguale, le prime battaglie avranno un sapore strano, amaro, non celebrativo verso il nuovo che avanza ma , al contrario, di rammarico per quello che non c'è più..

Favre è il personaggio che traccia un'epoca, come Michael Schumacher, Michael Jordan, Roberto Baggio; è qualcosa che entra nella testa e nel cuore dell'appassionato, è un'idea di sport, di tifo, di amore per il gioco alla quale chiunque fa una certa abitudine. Si arriva a credere che certe persone siano in grado di sfuggire all'età, al tempo che passa, si arriva a pensare che la linea offensiva della vita di Favre fosse talmente capace di proteggerlo dai sack del tempo che passa, un unguento rinvigorente che ferma l'orologio lì, nel centro del mondo, mentre la gente dipende dal tuo braccio e dal tuo colpo finale. Ci si abitua al fatto che qualcuno possa aver fatto un patto col diavolo garantendosi l'eterna giovinezza.

Non è questo il momento per parlare dei suoi record, dei suoi primati, del fatto che le porte a Canton, Ohio, si stanno già aprendo per accogliere le sue memorie nel luogo in cui nulla si cancella, nulla si sbiadisce se non qualche antichissima foto. Favre è stato il ponte di congiunzione tra la fine delle carriere di Dan Marino, John Elway, Steve Young e l'inizio di quelle di Peyton Manning e, subito dopo, Tom Brady.

Ma Brett Lorenzo Favre è stato anzitutto un simbolo di coraggio, di umiltà, della capacità di andare oltre qualche limite tecnico; il suo record di intercetti subiti, un'onta coperta con centinaia di imprese e celebrata solo nel triangolo dei rivali tra Chicago (in primis), Detroit e Minnesota, è solo un'idea del suo tipo di gioco, del suo modo di stare in partita. Brett Favre è però un personaggio che va oltre il rettangolo verde, che ha combattuto battaglie, rese pubbliche dai media, che lo hanno reso, come sempre in questi casi, più vicino a noi uomini qualunque. Le due storie di Favre, così lontane e così incollate tra loro attraverso la forza e il coraggio di una persona mai fuori dagli schemi, leader e padrone di una città che sta ai suoi piedi chiedendo vittoria, pregando per un altro viaggio nella terra promessa.

La sua storia di lanci completi iniziata con un rocambolesco passaggio a sé stesso e terminata col record di yard conquistate, o il primo TD pass per Kitrick Taylor, primo di 442, un altro record; in campo come titolare in ogni partita dei Packs dal 20 settembre 1992 al 20 gennaio 2008 riportando Green Bay a un passo da un sogno che sembrava ormai irraggiungibile, ad un overtime dall'ingresso al terzo Super Bowl in carriera, dopo due stagioni pessime, di quelle che invitano al ritiro, di quelle che meditano un ritiro.

In mezzo a tutto questo reazioni sovrumane, nell'altra storia, quella umana, come la battaglia contro il cancro di Deanna, la moglie che, a 35 anni, aprì al mondo le porte dei propri segreti; la morte del cognato ventiquattrenne, fratello di Deanna, un'altra sciabolata in una vita vista sempre piena solo di gioia e gloria. E la morte dell'amato padre, celebrata nel ricordo con una dedica al cielo fatta di 399 yard su lancio buttate sul tabellino mentre il popolo californiano degli Oakland Raiders concede una standing ovation infinita. Un reazione ai problemi di tutti i gironi, un messaggio agli uomini “comuni” che fanno di Favre un modello da imitare per i bambini e da ammirare per gli adulti. La forza di andare oltre, sempre. Oltre la critica, oltre il desiderio di mollare quando tutti te lo chiedono e se lo aspettano, oltre lo sconforto ed il dolore.

Un personaggio che ha timbrato il cartellino 253 volte consecutive in regular season e che non importa sapere se sia stato il numero uno, due o tre di ogni tempo, se i suoi record, i suoi tre titoli MVP, i suoi 9 Pro Bowl ed i suoi 6 All-Pro contino davvero tanto a fronte di un “solo” Super Bowl, un anello che ne ha comunque consacrato l'esistenza in Nfl. Importa sapere che la maglia #4 a Green Bay comincia già a sventolare oltre le mura del Lambeau Field e che non apparterrà mai più a nessuno; importa sapere quanto questo uomo sia entrato nelle menti di tutti, negli occhi di ogni tifoso, nelle domeniche di appassionati che senza sosta hanno letto, sentito e speso parole su di lui. Ogni cosa, ogni pensiero, seguendo ogni suo movimento chiedendosi quando tutto questo sarebbe finito perché, anche senza vittorie, Favre è stato Favre, un nome che ha portato con sé 17 stagioni Nfl, tre generazioni di quarterback, rimanendo nel bene e nel male sempre in vetta.

Come uomo, prima che come giocatore. In mezzo ai suoi drammi e ai suoi problemi, quelli che ognuno di noi deve affrontare ogni giorno in condizioni certo meno lusinghiere delle sue. Ma è davvero difficile esprimere in parole i pensieri di un momento come questo, dell'addio di un giocatore così importante per la storia di questo sport. Solo qualche riga, sperando di centrare il bersaglio, della vita e della carriera di un uomo attraverso poche parole, attraverso la ripetitività che, in casi come questi, sembra sempre inevitabile o, forse, è chi vi scrive che non riesce a trasmettere.

Non posso sapere o capire quanto dovrei dire, non conosco Favre, né nessun altro personaggio in grado di catalizzare i vostri, i nostri, occhi su uno schermo in movimento in attesa di grandi numeri. Non sarà come Michael Jordan, nessuno esulterà per la fine di un dominio talmente incontrastabile da rendere ideale il fatto di aprire nuove epoche, ma sarà comunque la fine di un sogno. Il sogno di un tifoso ragazzino che si risveglia adulto mentre un uomo chiude la porta sul proprio mondo pubblico, quello visibile ad ognuno di noi almeno per sessanta minuti. Una porta aperta quando sei troppo giovane per capire certe cose e internet è solo una utopia che non ti permette di sapere chi sia sbarcato ad Atlanta, in aprile, mentre molti addetti ai lavori si guardano allibiti chidendosi quanto valga quel ragazzino che sembra così poco sicuro di sé. Mi chiedo da sempre cosa pensino, oggi, ad Astlanta, con la loro più grande speranza chiusa in cella e il loro più grande rammarico che chiude il sogno di una vita costellata di imprese e vittorie. Un sogno che ha contagiato i tifosi di Green Bay, i suoi fan nel mondo, la gente che ha creduto nel suo valore, anche morale, di battersi contro ogni avversità, persino quelle che con il pallone ovale hanno poco a che fare e che, talvolta, ci fanno sentire piccoli piccoli, più di Favre, quantomeno, senza la sua capacità, la sua forza interiore di reagire in modo così forte.


Ciao Brett, ci mancherai sui campi a settembre, ad ogni snap di Green Bay; oggi siamo tutti un po' più vecchi e abbiamo perso un pezzo di storia, di spettacolo e di battaglia dello sport che, anche grazie a te, abbiamo saputo amare ogni giorno di più.

Sipario.
Applausi.
3月4日

NBA News: Marbury - Knicks: fine di un'era, Sam Cassel è pronto per Boston (cosa se ne faranno di Sam I Am lo sanno solo loro...).


04.03.2008. 17:39   
Malinconico viale del tramonto per Stephon Marbury, l'ex stella di Coney Island ha palesemente finito i suoi giorni nell'amata grande Mela.
Scritto il finale si è in attesa di verificare le modalità di uscita da NY del play dei Knicks, ancora fuori squadra per problemi fisici, e sostanzialmente out anche dal punto di mentale dopo una stagione tormentata dentro e fuori dal campo.
Isiah Thomas gioca al solito con i media dando un colpo al cerchio ed uno alla botte: non vuole Marbury al Garden figuriamoci agli allenamenti ma si guarda bene dall'urtare con qualche altra uscita sconsiderata il sindacato giocatori, lo sfingesco Dolan dice di non voler mettere becco nella questione ma di fatto ha già azionato lo scivolo automatico chiamato buy out che appare allo stato attuale la soluzione più probabile.
 Curry ed i Knicks: stagione da nascondersi! 
Difficile infatti che qualche mecenate si accolli il contratto oneroso (oltre 20 milioni in scadenza 2009) di quel che resta di Starbury, anche se qualche franchigia “ricostruente” potrebbe effettuare uno scambio alla pari dando ai Knicks qualche venerando pensionato e sigillare una trade tutta dal sapore salariale.
Per il profeta Isiah un'altra cocente delusione nella sua carriera di GM dei Knicks dopo la chiusura ormai certa del rapporto anche con Eddy Curry, lasciato in campo solo per non far perdere ulteriore valore di mercato all'ex centro dei Bulls. Se pensate che nell'immaginario la coppia Marbury-Curry doveva rappresentare la chiave per una lustro di successi nella Mela….
Dalle macerie bluarancio al grande entusiasmo dei Celtics che aspettano a braccia aperte il veteranissimo Sam Cassell.
Rilasciato dai Clippers ormai per Sam I Am è solo questione di ore prima di indossare la canotta biancoverde, un matrimonio quanto mai soddisfacente per entrambe le parti come conferma coach Doc Rivers:”Siamo entusiasti di avere con noi Sam, lui ci porterà tanta esperienza ancora e grande personalità, fattori che saranno decisivi nei playoffs. Inoltre – prosegue il coach di Boston – ha capito perfettamente che non servirà che si prenda troppe responsabilità, diventerà l'ennesimo tassello per completare il mosaico che vogliamo ci conduca molto avanti durante la postseason”.
Tra le manovre di aggiustamento in ottica playoffs interessante anche l'acquisizione di Chris Andersen da parte degli Hornets. Non si tratta di un vero nuovo acquisto ma di un ritorno a casa per la 29enne atletica ala grande che, dopo aver scontato due anni di squalifica per reiterato uso di droghe, aspetta il via libera di David Stern per poter entrare nei ranghi di coach Byron Scott che al momento a New Orleans sta compiendo un piccolo capolavoro.