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日志


11月25日

Bryant-Bulls: questo matrimonio (per ora) non s'ha da fare,

25.11.2007. 14:55   
  
Come sapete benissimo tutti quanti, l’estate NBA è stata squassata dalle dichiarazioni di Kobe Bryant di voler essere ceduto a tutti i costi, perché stufo di giocare in una squadra che non era da titolo (Kobe stesso disse, l’anno scorso, di essere ossessionato dall’idea di non riuscire più a vincere un titolo NBA) e deluso dalle promesse non mantenute dal management (una squadra competitiva): addirittura, il giocatore è arrivato persino a dire di preferire “giocare su Plutone” piuttosto che nella splendida città degli angeli; per non parlare poi del video amatoriale nel quale se la prendeva con il general manager Mitch Kupchak, reo di non aver ceduto Andrew Bynum per Jason Kidd, e con Bynum stesso, in quanto non un giocatore considerato all’altezza. Il tutto si era sedato con il silenzio mantenuto durante tutto il torneo pre-olimpico, nel quale Bryant aveva giocato a livello di leadership e intensità assoluti.
Con la fine delle vacanze, però, il numero 24 era tornato sulle dichiarazioni rilasciate alle idi di luglio, dicendo che le sue intenzioni non erano cambiate e che avrebbe lasciato svolgere il lavoro opportuno al management dei giallo-viola. Il vero strappo, però, è giunto proprio da quel personaggio che sembrava essere il vero muro contro il quale Bryant si doveva scontrare per essere ceduto: Mr. Buss. Il proprietario si è sempre schierato dalla parte della sua stella, anche durante i travagliati periodi passati nel 2005, quando i dissapori con Shaq, quelli ancora più acri con coach Jackson e il caso in corso in Nevada sembravano minare la grandezza del giocatore, la sua moralità e, soprattutto la sua permanenza. Durante i primi giorni di ottobre, l’owner, con un colpo di scena degno dei migliori copioni hollywoodiani, ha affermato di “ voler vagliare tutte le proposte che giungeranno per la cessione di Bryant”, aggiungendo che “è solo una questione di business”. Già, in fondo è solo businnes. Il reale motivo per cui fu proprio Bryant tra i tre litiganti (lui, Jackson e O’Neal) a rimanere ce lo spiega coach Jackson nel suo libro “The Last Season”, riportando le parole sia della sua fidanzata Jeannie Buss (strano, stesso cognome del proprietario…ah, si, è la figlia), che di Mr. Buss stesso: “Kobe è un giocatore di 26 anni, che ha ancora 10 anni di carriera davanti a se. E’ un introito di soldi assicurato (“money in the bank”). La gente di Los Angeles spende tanti soldi per vedere le partite dei Lakers e lui mi garantisce sempre il tutto esaurito”.
  
Così si sono fatte le più disparate ipotesi per la sua cessione e la più concreta è stata quella che vedeva i Bulls in corsa per aggiudicarselo: il pacchetto comprendeva Ben Gordon (in scadenza contratto: ha rifiutato un prolungamento da 50 milioni per 5 anni), Joakim Noah, Tyrus Thomas più una prima scelta. I Lakers, però, volevano Luol Deng, ma a quel punto i Bulls si sarebbero indeboliti troppo, sia come numero di giocatori che come potenzialità dei giocatori stessi: in più, Bryant, che è l’unico giocatore nello sport professionistico ad avere una “no-trade clause” (una clausola per cui può dire “no” ad uno scambio che lo riguarda), ha detto di non voler andare a Chicago in quelle condizioni. Probabilmente tutto gira intorno a quel nome: Deng. Il G.M. dei Bulls, Jim Paxson è convinto che il 9 rosso-nero e il 24 giallo-viola siano i nuovi Jordan-Pippen; allo stesso modo i Lakers sono convinti che Deng sia un giocatore fondamentale per costruire una squadra competitiva. Su queste prese di posizione si è arenata la trattativa, che per adesso sembra, dunque, essersi conclusa in un nulla di fatto. Attenzione, però: il mercato si chiude solo a fine febbraio e Bryant ha l’opzione per l’anno 2009, quando, se vorrà, potrà uscire dal proprio contratto. I Lakers, dunque, non hanno molto tempo, sia per fare trattative in entrata (e scongiurare la partenza del loro miglior giocatore) che in uscita (cederlo). Certo, vedere Kobe con la maglia numero 24 dei Chicago Bulls sarebbe stata un’emozione incredibile, un sogno per i tifosi rosso-neri (nonché per Bryant stesso, visto che una mossa del genere gli avrebbe alzato le già alte quotazioni con gli sponsor) e per tutti i nostalgici della grande dinastia: vedere lui, l’erede, il successore (anche nel numero, perché il significato è proprio quello: sono il prossimo), con la stessa maglia, cercare di ripetere le stesse magie e vincere titoli. La verità, però, a mio parere è che non sia stata tutta vera la voglia di andarsene, in quanto, se lo avesse fatto accettando l’offerta dei Bulls, avrebbe trovato un squadra estremamente competitiva (ricordiamoci anche che siamo ad Est) che, molto probabilmente, poteva raggiungere le Finali (Hinrich, Bryant, Thomas, Nocioni e Wallace non erano malaccio…).
  
Probabilmente, anche in accordo con l’intelligentissimo e astutissimo coach Jackson (in scadenza di contratto e, sicuramente, con voglia di allenare una squadra da titolo), Bryant si è esposto per mandare un segnale forte alla società, come a dire “fate qualcosa o, non solo perderete me, ma perderete anche tutto il resto, perché la squadra così com’è non va”. Fatto sta che adesso tutto si è acquietato: Bryant gioca, incanta, non parla più (parla Odom, invece, che dice “lui non se ne vuole andare…lui vuole rimanere qui”), mentre i Lakers sembrano essere più solidi (anche grazie all’innesto di un esperto Fisher e il recupero di Chris Mihm, oltre alla crescita di alcuni giovani), anche se ugualmente non competitivi per qualcosa di importante (Bryant stesso ha affermato che “stiamo facendo abbastanza bene, ma siamo ancora con la testa appena fuori dall’acqua”), come dimostra la sconfitta con Boston; gli unici ad averne risentito pesantemente sono stati i Bulls, con un inizio disastroso (ora sono 2-9 e nella notte sono stati sconfitti persino dai Knicks..) e un disamoramento del pubblico, che nelle ultime apparizioni non riusciva a fare meglio che urlare “Kobe, Kobe, Kobe”. Vedremo il futuro cosa ci riserverà, sia dal punto di vista dei risultati, sia da quello delle possibili mosse di mercato. Di certo, però, il piacere di sognare non è stato tolto a nessuno….

È ufficiale: i Celtics hanno trovato il loro go-to-guy.


25.11.2007. 19:16   
 Bobcats Arena. Guardate quanti tifosi esultano sullo sfondo (Getty) 
Gli Charlotte Bobcats sono sempre una squadra ostica in casa, e questo è valso anche per i Boston Celtics di quest’anno. Ma, le ''linci'' non hanno fatto i conti con il principe dei ''clutch players'': cognome Allen, nome Ray. Ancora una volta è il giocatore nativo di Merced a decidere la gara con un rocambolesco buzzer beater. Sul 95-93 per i padroni di casa a 2:06 dal termine, tanti errori e palle perse da una parte e dall'altra, poi, Pierce sbaglia la tripla ma una grande difesa di squadra dei Celtics costringe gli avversari all'infrazione dei 24 secondi. Sul capovolgimento di fronte, Pierce sbaglia di nuovo da due, Felton prende il rimbalzo e subisce fallo, non c'è il bonus e quindi solo la rimessa. Ma uno stupendo Eddie House intercetta la palla di Richardson, che arriva a Pierce per lo scarico ad Allen. Come quella sera in Canada sulle rive del lago Ontario. Non vogliateci male se siamo ripetitivi, ma quando chiedemmo a Ray ad inizio ottobre delucidazioni su chi fosse il go-to-guy della squadra, la domanda fu posta consapevoli che era lui il maggiore indiziato. Alta la probabilità dei raddoppi su KG o PP...e i Celtics rimangono la squadra migliore della lega con 11 vinte ed una sola L.

Solo la sera prima, i ragazzi di Doc Rivers avevano asfaltato i Los Angeles Lakers in casa propria, davanti al governatore californiano Arnold Schwarznegger e a Rick Fox. E' stata la gara in cui i tifosi sono tornati a cantare ''BEAT LA'' come ai bei tempi negli anni '80, è stata la gara in cui il supporting cast, inteso come Rondo e Perkins, ha giocato alla pari delle stelle, è stata la gara in cui Kobe Bryant ha dovuto giocare per 36 minuti e 45 secondi tra i ''buu'' , i "Koobe" e gli sfottò dei bostoniani. Divertente quando la mascotte Lucky, al secolo Damon Blust, ex campione di ginnastica artistica, ha spruzzato stelle filanti sui tifosi dei Lakers che avevano ''osato'' apparire al Garden con le loro maglie gialloviola. Quanta differenza con l'Italia, dove imperversa un becero anti-americanismo demagogico, dove tifo significa violenza e odio contro il nemico, ''reo'' di sostenere solo una squadra diversa dalla tua. Eppure la rivalità tra Celtics e Lakers è acerrima...

In settimana è anche arrivato il primo stop per Garnett e soci. La sconfitta contro Orlando, le difficoltà contro Toronto e Charlotte hanno mostrato che i biancoverdi soffrono le squadre che hanno lunghi versatili, rapidi, in grado di giocare sia da 3 che da 4. Questo vale per i Raptors di Bargnani e Jamario Moon, per i Magic di un certo Rashard Lewis e per i Bobcats di tale...Jared Dudley. Sì, l'ex Boston College è una classica ala versatile, capace di giocare sia da esterno che sotto canestro. Stanotte sostituiva Wallace ed ha disputato una buona gara. Il fatto è che in difesa, con Perkins e Garnett a marcare sotto, l'ala piccola biancoverde, ossia Pierce, non è un eccezionale difensore, specialmente sui giocatori veloci. Posey lo è ma non può difendere su tutti gli esterni, se poi il 3/4 è accoppiato a Garnett l'avversario cerca di portare KG fuori dall'area dove è meno incisivo in difesa.
11月23日

Iunomè - Ira Funesta.

STROFA:
Indipendente
Indi per cui te lo spingi
E' un codice come il Da Vinci
Mi incontri
Non vengo dai bassifondi
Ma se fondo i bassi
Dopo mi assecondi
Faccio rap perchè sono rep-resso
Hands up tutti quanti ap-resso
A me che ora inte-resso
A gente in tutta in fila all'in-gresso
Bom...
E salterà
Fino al mattino
Non faccio musica da camera
Ma da stanzino
Finchè continuo iunomè
Sappi che
Questa storia è droga
Perchè me la tiro su da me

RIT:
Iu-iu-iu-iu-iunomè
Iuno-no-ne-no-ne-no-no-nomè
Iu-iu-iu-iu-iunomè
Tu sai co-com'è
Tu sai co-co-com'è
Iu-iu-iu-iu-iu-iunomè
Iuno-no-ne-no-ne-no-no-nomè
Iu-iu-iu-iu-iunomè
Tu sai chi-chi-c'è
Tu sai chi-chi-chi-c'è

HOOK:
Back back tu senti chi c'è
Ira funesta represent
Nella city iunomè
Clap clap tu senti com'è
Il suono che spacca le casse
Ed arriva fino a te
Back back tu senti chi c'è
Ira funesta represent
Nella city iunomè
Clap clap tu senti com'è
Il suono che spacca le casse
Ed arriva fino a te

STROFA:
Non si delude nessuno
Le aspettative sono alte
In ogni ambito trovo
Le soluzioni quelle adatte
Cose fatte e rifatte
Si sono liquefatte
E come Cleoprata ti rilassi
Con un bagno nel latte
Iunomè sai com'è siamo in tre
DoubleG mi schiaccia rec
E sono pronto per il rap
Cioè zero cose banali
Noi diamo fuoco nei locali
Per questo ci segnali come criminali
Ti vedo bene quando muovi il tuo corpo
Vuoi il mio supporto eccomi qua
Segno il tuo numero così lo ricordo
Ok ci vediamo di la la la
Ti vedo bene per un corpo a corpo
Ti scaldi molto ok si fa
Di la c'è un posto
Ok ti ci porto e lei fa aha ah ah

RIT:
Iu-iu-iu-iu-iunomè
Iuno-no-ne-no-ne-no-no-nomè
Iu-iu-iu-iu-iu-iunomè
Tu sai co-com'è
Tu sai co-co-com'è
Iu-iu-iu-iu-iunomè
Iuno-no-ne-no-ne-no-no-nomè
Iu-iu-iu-iu-iu-iunomè
Tu sai chi-chi-c'è
Tu sai chi-chi-chi-c'è
Back back tu senti chi c'è

HOOK:
Back back tu senti chi c'è
Ira funesta represent
Nella city iunomè
Clap clap tu senti com'è
Il suono che spacca le casse
Ed arriva fino a te
Back back tu senti chi c'è
Ira funesta represent
Nella city iunomè
Clap clap tu senti com'è
Il suono che spacca le casse
Ed arriva fino a te

STROFA:
In the street
Senti qui dalla crib va così
Su sti beat due mcs
Hanno pronta sempre nuova shi'
In the street
Porto il team
Insieme a robe nuove
Dalla strada e la gente
Quando le sente si muove
Lo faccio perchè non si perda
In the street
Lo spingo da sottoterra
In the street
E tu vuoi che si disperda
In the street
Sei solo una..
Murdaa
Va così e così è stato
Se le mie parole fossero prime pietre
Ora sarei senza peccato
Va così va così va così eh
Un drink? uno a me
Ora di il mio nome
Sono qui iunomè
Quindi baby
Balla baby
E non pensare a niente
Tanto sono io che c'ho i rimedi
Baby
Balla baby
Iunomè
Balla e farò tutto quello che mi chiedi

HOOK:
E ogni volta che tu lo senti
Se ti muovi e se ti piace grida rah rah
Prima che il soffitto si incendi
Se ti muovi e se ti piace resta qua qua
E ogni volta che tu lo senti
Se ti muovi e se ti piace grida rah rah
Prima che il soffitto si incendi
Mettilo da capo perchè ora nessuno va va

SCRATCHES DI EXO DJ.

HOOK:
Back back tu senti chi c'è
Ira funesta represent
Nella city iunomè
Clap clap tu senti com'è
Il suono che spacca le casse
Ed arriva fino a te
Back back tu senti chi c'è
Ira funesta represent
Nella city iunomè
Clap clap tu senti com'è
Il suono che spacca le casse
Ed arriva fino a te.

11月21日

NBA: Washington ritira la "10" di Earl "The Pearl" Monroe.

21.11.2007. 15:14   
 ...coi Baltimore Bullets... 
‘La Perla’. Questo il soprannome di uno dei più famosi e forti giocatori che abbiano calcato i parquet della National Basketball Assosiation. Earl ‘The Pearl’ Monroe. Un nome una leggenda. Un nome che durante la sua carriera molti ricorderanno affiancato a quello dei Knicks di New York, anche se la permanenza di Monroe nella ‘Grande Mela’, può essere considerata solo come la seconda parte della sua carriera. Ed è proprio in riferimento alla prima parte, quella iniziale o per esattezza ai primi quattro anni della sua carriera professionistica, che la dirigenza dei Washington Wizards, ha deciso di onorare ‘The Pearl’ ritirando il mitico numero 10. Anche qui qualcuno potrebbe non far conciliare i fatti con i ricordi guardando magari qualche immagine e foto della Nba degli anni settanta scorgendo magari lo stesso giocatore indossare la canotta newyorkese col numero 15. Il 10, infatti, era il numero che Monroe scelse quando fu chiamato al numero due del Draft del 1967 dagli allora Baltimore Bullets dopo la sua avventura alla Wiston-Salem State University. Di li in poi 4 gli anni passati a Baltimore prima che i Bullets lo cedessero appunto ai New York Knicks. Rookie of The Year alla sua prima apparizione della lega (24.3 punti, 5,7 rimbalzi, 4,3 assist), 23,7 punti di media nelle sue quattro stagioni (sempre primo per punti ed assist) con la maglia dei Bullets (prima dei 60 punti segnati da Gilbert Arenas era suo il record di franchigia per punti segnata in una singola gara fatti segnare il 13 febbraio del 1968 contro i Los Angeles Lakers con 56 punti a bersaglio) con il culmine della finale Nba del 1970-71 coronata con il 'Larry O'Brien Trophey', prima di essere ceduto e cambiare colori e città. Membro della Hall of Fame ed in occasione del 50esimo anniversario della Lega, il suo nome è stato inserito nel All-Time Team. Ufficialmente la canotta col numero 10 verrà ritirata il prossimo 1 dicembre in occasione del decimo anniversario dall’apertura del Verzion Center scenario delle gare casalinghe degli attuali Wizards. Tra qualche settimana, quindi, Monroe alzerà la testa e vedere attaccata al soffitto la sua ‘Numero 10’ in compagnia di quelle gia ritirate di Wes Unseld (41), Elvin Hayes (11) e Gus Johnson (25).
«E’ un grandissimo onore – la prima affermazione di ‘The Pearl’Sono stato scelto da Baltimore e a Baltimore ho mosso i primi passi della mia carriera professionistica. Sono stati quattro anni fantastici e ricchi di grandi emozioni e ricordi, insomma una magnifica esperienza. I miei quattro anni con i Bullets hanno forgiato il terreno per la mia carriera e ora il cerchio si chiude con la mia maglia ritirata».
 ...nella 'Grande Mela'... 
«E’ un’estremo onore per noi annunciare di voler ritirare la maglia ed il numero del leggendario Earl Monroe – l’esordio in conferenza di Abe Pollin proprietario dei Wizards -. Ho sempre considerato Earl un Bullet, cosi come un vecchio amico, e sono convinto che la sua esperienza ai Bullet abbia una considerazione particolare».

NBA News: Ariza ai Lakers, Cook ed Evans ad Orlando.

21.11.2007. 10:32   
 Per Ariza la grande chance ad L.A.! 
Piccola ma interessante manovra di mercato tra Lakers e Magic che trovano l'accordo per mandare Brian Cook e Maurice Evans in Florida mentre approda in maglia gialloviola Trevor Ariza.
Per Orlando l'occasione di rimpolpare la front line con il 27enne Cook, autore di una buona stagione nel 2005/2006, dotato di eccellente tiro da fuori.
Più suggestiva la mossa dei Lakers che con Ariza acquisiscono ancora maggiore atleticità nel ruolo di ala piccola.
Un ritorno a casa per l'ex Bruins di UCLA che, chiuso da Rashard Lewis ad Orlando, si giocherà le sue carte sfidando la concorrenza di Luke Walton e Vladimir Radmanovic.
Coach Phil Jackson è soddisfatto dell'arrivo dell'ex seconda scelta dei Knicks:''Può essere per noi molto utile Trevor soprattutto per le sue doti atletiche e di eccellente difensore, in più è ancora giovanissimo e può crescere molto anche tecnicamente''.

NFL: Favre, tra storia e realtà.

Prima dell'avvio della stagione 2007 una delle certezze che condizionavano i commenti di tutti era che Brett Favre, ormai essere mitologico del pianeta Nfl, non sarebbe stato in grado di tornare il giocatore che ci aveva ammaliato tutti, e le ultime stagioni erano lì a dimostrarlo. Invece Green Bay veleggia a 9-1 e il buon Brett, personaggio positivo in ogni aspetto della sua celebrità, se la spassa con un rating di 96.2, grazie a 16 touchdown e 2757 yard. E' davvero tutto così bello? Per lui certamente, una seconda giovinezza e la possibilità di mettere nero su bianco nuovi record da lasciare ai posteri, ma quanto ci guadagna Green Bay da tutto questo oltre, ovviamente, a una stagione sorprendentemente positiva?

Può apparire un discorso trito e ritrito, ma al di là delle frasi di circostanza e dell'euforia del momento, Favre ha 38 anni e dietro di lui si sta annoiando, e sprecando, la prima scelta del 2005, Aaron Rodgers, che nella città del Wisconsin ha goduto del solo freddo a disposizione di ogni abitante, tifoso o giocatore che sia. Tutto ciò che sta mettendo a referto il #4 serve a lui: gli 8 intercetti gli costano l'aver scippato George Blanda dall'essere ancora il quarterback più pizzicato di sempre, ma Favre è riuscito a cacciare fuori dalla porta dei numeri uno anche Dan Marino e, con poco meno di 1000 yard, Mr. Brett scavalcherà il buon Dan the Man anche per numero di yard lanciate in ogni epoca (attualmente 61361).

Non male, no, qui si parla davvero di una leggenda, di una storia che si riscrive e che per qualche hanno rimarrà intoccata (Peyton Manning è comunque in arrivo). Quando Brett Favre giunse a Green Bay da quelle parti non se la passavano molto bene; da decenni la squadra era pezzi, i record vincenti si contavano sulle dita di una mano dal dopo Lombardi e le qualificazioni ai playoff erano favole che i nonni potevano raccontare tronfi di orgoglio ai propri nipotini. L'era dell'oro che aveva ormai invaso la Nfl rischiava di escludere per sempre quella “realtà popolare” che è il vero fiore all'occhiello della Lega e che a tutt'oggi resta, incredibilmente, una delle società con maggiori margini di guadagno. Merito anche del sistema sportivo che li circonda, certo, ma questi Packers sono un caso più unico che raro in tutto il mondo. Quando arrivò Favre ritornarono anche le vittorie, molti grandi giocatori furono attratti dalla possibilità di giocare, e vincere, con lui e per tutta quella gente.

Titletown riuscì a fregiarsi anche di un nuovo titolo e giocò il Super Bowl due anni di fila. Nel nuovo millennio, però, le cose cominciano ad andare meno bene. Green Bay riesce a sopravvivere su una division disarmante, dove Mike Tice è il perfetto stratega del suicidio nella Minnesota della temibile combo Culpepper-Moss mentre Chicago e Detroit litigano a chi delle due deve essere l'animale più mansueto, se l'orso o il leone. Favre non raggiunge però più nessun picco di eccellenza, e i playoff sono spesso un calvario: esce con una marea di intercetti da St. Louis (2001), tenta di prendere un 4th & 1 con la psicologia a Philadelphia (2002, sperava in un offside), perde la verginità della Frozen Tundra in postseason per mano di Atlanta (2003) e Minnesota (2004). I due anni a seguire sono una mezza tragedia greca, tra il rischio di un addio all'attività o, addirittura, alla sola Green Bay. Impensabile. Intanto, in quegli anni, si costruiscono storie di quarterback che, uno alla volta, puntano a soffiargli lo scettro del più forte, da Donovan McNabb a Michael Vick passando per Kurt Warner e Daunte Culpepper.

Il “one more year” che lo accompagna nell'ultima uscita casalinga del 2006 è un segno d'affetto, ma è anche la mentalità di chi non riesce a non pensare alla leggenda a discapito dell'immediato futuro. La polvere che questo 9-1 ha gettato negli occhi dei tifosi è davvero così accecante? A quanto pare sì.

Favre non è eterno, lo sappiamo. I suoi Packers viaggiano al ritmo di una Dallas nettamente superiore solo grazie ai fallimenti di squadre più quotate a livello di roster ma fermate tutte dai più disparati motivi e che potrebbero tranquillamente tenere il fiato sul collo delle Cheesehead, pronte a scavalcarle in un batter d'occhio. Questa memorabile stagione avrà un senso solo per i record di Favre se non dovesse arrivare l'anello, diversamente a febbraio non si potrebbe non parlare di rinnovamento. Leggendo i roster di 5 squadre Nfc si nota come, con qualche piccolo aggiustamento, queste potrebbero trovare la compattezza e la continuità in molto minor tempo dei Packers del dopo Favre i quali, per disgrazia e orgoglio, restano legati a un mito che forse porterà a una standing ovation tanto meritata quanto infruttuosa. St. Louis, Chicago, Arizona, New Orleans e NY Giants sono in prima fila; Washington, Seattle, Detroit e Minnesota sono potenzialmente a un passo. Dallas è già oggi superiore.

Green Bay recita la parte di una difesa tosta, ordinata e concreta, con qualche gioiello piazzato qua e là a impreziosire il tutto, ma davanti leggiamo di una linea che dovrà trovare i tackle giusti al più presto, un runningback, un wide receiver (Donald Driver ha 32 anni, Greg Jennings è un favoloso secondo obiettivo, ma serve una coppia) e un quarterback, con la speranza che il tight end Donald Lee, in ricezione, non stia sopravvivendo più sullo stato di grazia di Favre che di altro.

Felice di sbagliarmi, nel caso, per carità, ma non credo che Aaron Rodgers possa essere quello che gli americani chiamano un franchise quarterback, né che questo attacco, terminato l'alone di magia, possa considerarsi futuribile in buona parte dei suoi terminali e, soprattutto, capace di giocare senza un leader come Favre dietro al centro. La linea è ottima, ma l'ammiraglio manca, mancherà, questo lo sanno tutti. Il punto quindi è: valeva la pena godersi questa stagione per rischiare poi di affondare subito nei prossimi anni? Ripetiamo, se arriva l'anello, davanti a una leggenda del genere, ne valeva la pena due volte. Diversamente sarà stato uno splendore assistere ad altre bombe, ad altri spaventosi attacchi sul profondo, al cuore di un uomo che sembra immortale; ma al tifoso resterà da ricostruire, e non sa nemmeno se il secondo quarterback, oggi, è capace di starci in mezzo ai bambini più grandi.

Sarà stato il Monday Night di lunedì, nel vedere “l'atipico” e un po' grezzo Vince Young affrontare l'ottimo e concreto Jay Cutler, nella bella esibizione che Broncos e Denver hanno regalato in diretta nazionale, ma si vedono giocatori pronti a caricarsi la squadra sulle spalle per dieci, quindici anni proprio mentre a Green Bay il rinnovamento sembra sempre tardare a completarsi del tutto. Qualcuno che ha avuto più coraggio, forse, qualcuno che non sentiva il peso della leggenda e di un atleta che ha imparato a far pesare un po' troppo le proprie idee e la propria parola su tutto l'ambienta che lo circonda si è dato da fare. Favre è la legge, il potere esecutivo e spirituale di Green Bay, ed il fatto che stia avendo ragione lui, almeno per questo 2007, potrebbe essere molto più deleterio di quanto tanti tifosi non credano. Sarà comunque un piacere vederlo ai playoff e assistere a come giocherà le ultime carte, sarà curioso vedere se questa volta resisterà al canto delle sirene di fine anno o se punterà di nuovo ad un secondo anello ora che questo sembra persino a portata di mano.

Tutto questo vuole essere piuttosto provocatorio, ovviamente, ma con le antipatie che si sta attirando Bill Belichick e le sorprese che siamo abituati ad aspettarci da questo sport non ci sorprenderemmo più di tanto di vedere gli dei del football tifare Green Bay fino alla fine...
11月14日

ULEB Cup: Fortitudo Ok contro il Nymburuk.

14.11.2007. 00:01   
Brodino? Il tempo ce lo dirà. Intanto la Beghelli supera i cechi del Nymburk per 82-71, compiendo il primo passo in avanti di questa Uleb Cup. Jenkins trascina (25 punti), ma soprattutto Janicenoks da segni di vita (17 con 6/7 al tiro).

Non c’è il pubblico delle grandi occasioni e lo si vede, manca gente, ma soprattutto manca l’aquila costretta a rincorrere i cechi (8-17) già dalle prime battute. Mazzon rovescia quintetti alla ricerca di qualcosa di buono (già in otto a calcare in 9 minuti), trovando un 11-2, su cui Jenkins ci mette più che un mattone, riaddrizzando la serata. Dal cilindro la Effe pesca Janicenoks: due triple del giocatore più discusso fin qui, puniscono la zona avversaria, dando fiducia ai padroni di casa. La Beghelli davanti è più sciolta, può anche respirare (35-27), dando spazio a Lamma e Kesicki. Al thè i bianco blù son sempre davanti con un Janicenoks mai visto fin qui: tabellino immacolato (3/3 al tiro).

Si riprende e la Effe rimane di nuovo ai blocchi di partenza: 8-0 ospite con tanto di gioco da 4 firmato Schilb, ad impattare il match (39-39). Ci vogliono sprazzi di Torres e Thomas, più la solita scarica di adrenalina di Jenkins per continuare con l’elastico; ancora brividi sulla tripla di Sokolovsky, ma oggi in Fortitudo la notizia più lieta è il risveglio delle guardie: “boom” di Calabria, Janicenoks corre e segna, e la Effe può intascare i primi due punti di questa Uleb.


Sacrati in conferenza è chiaro sul mercato: “Ancora non abbiamo preso nessuna decisione. Diamo fiducia al gruppo che abbiamo, considerando che disponiamo di 12 giocatori che non possiamo mettere in campo tutti assieme. Col tempo valuteremo attentamente come intervenire. Abbiamo scelto la strada della riflessione, a differenza di altre realtà (vedi Milano, Treviso, Scafati) dove l’allenatore per esempio è già saltato. Bulleri? Sì c’è stata una voce, (solo una voce e sorride ndr), che purtroppo non è andata in porto. Ci serve un giocatore che sgomiti per ottenere il quintetto, non uno che non serva, uno insomma che ci dia qualcosa in più”.

Coach Mazzon si concentra sulla partita: “Abbiamo affrontato la partita con la giusta determinazione, era importante vincere, in un girone molto equilibrato e difficile, ma nel quale noi ci proviamo. Cittadini e Cavaliero fuori dalle rotazioni? Siamo in 12, e ruoto i giocatori a seconda delle esigenze delle partita, e tutti devono farsi trovare sempre pronti. Janicenoks? Ha iniziato con una tabellata dall’angolo che probabilmente lo ha sbloccato, aiutandolo poi a fare un ottima partita”.
11月11日

Ascia di guerra - Ira Funesta.

STROFA:
Amo i miei avversari
Perchè loro mi rendono migliore
Amo il ricordo che ti lascia una persona cara quando muore
Ogni bambino
Che vada a scuola sentendo la black
O si faccia male per un passo di break
Amo mio padre
E se per lui sono una delusione
Vuol dire che si evolve la generazione
Contento di non girare col coltello
Di non fare distinzione tra amico e fratello
Amo la sfida
E se l'anima lascia questa terra
Potranno seppellire il mio corpo
E non la mia ascia di guerra
Amo le braccia della mia famiglia
Che quando è buio si allargano
Come una pupilla
Amo fare le domande alle risposte che mi danno
Così avrò le risposte alle domande che mi fanno
Amo pregare a modo mio
Che a volte una bestemmia
E' il modo più ingenuo di chiedere aiuto a Dio

RIT.:
Io odio
Il male fatto
Per il puro odio
Perchè mi sale l'odio
Ma odio questo odio
Io amo
Felicità negli occhi
Di chi amo
Rispetto perchè amo
Finchè rispetto amo
Io odio
Il male fatto
Per il puro odio
Perchè mi sale l'odio
Ma odio questo odio
Io amo
Felicità negli occhi
Di chi amo
Rispetto perchè amo
Finchè rispetto amo

HOOK:
Non uso droga
Anche se a scuola va di moda
Passeggeri dove il terrorista è il pilota
Burattini nelle mani di chi gioca
Urlo anche se di voce me ne resta poca

STROFA:
Odio troppe cose
Persone famose in overdose
Ma va in galera l'immigrato che gli ha venduto la dose
Chi vota i criminali e si lamenta
Ogni pubblicità di merendina con la società contenta
Ed ogni poliziotto che si prende sul serio
Tanto viaggio con la testa e lì non c'è autovelox
Ogni black block che ha ridotto
In macerie il negozio
Di chi non centrava un cazzo col G8
Chi pensa che la cocaina sia un elisir
Chi fa le foto al papa morto come souvenir
Le gang, gli slang del bang bang
Non è nato dalla violenza
Ma con le feste di Kool Herc
Odio chi rinnega il passato
La SIAE
Ed il resto della mafia che legalizza lo stato
Quelli che non corrono e restano immobili
Odio la pena di morte
Tranne che per i pedofili
Chi è vegetariano e c'ha il visone
Non poter rispondere ad un professore
Che si sfoga per la frustrazione
Chi c'ha le donne col burka
E c'ha l'harem
Ogni prete che pensa ad altro
Quando dice amen

RIT:
Io odio
Il male fatto
Per il puro odio
Perchè mi sale l'odio
Ma odio questo odio
Io amo
Felicità negli occhi
Di chi amo
Rispetto perchè amo
Finchè rispetto amo
Io odio
Il male fatto
Per il puro odio
Perchè mi sale l'odio
Ma odio questo odio
Io amo
Felicità negli occhi
Di chi amo
Rispetto perchè amo
Finchè rispetto amo

HOOK MIXATO A RIT.:
Non uso droga anche se a scuola va di moda
Io odio il male fatto per il puro odio
Passeggeri dove il terrorista è il pilota
Perchè mi sale l'odio ma odio questo odio
Burattini nelle mani di chi gioca
Io amo felicità negli occhi di chi amo
Urlo anche se di voce me ne resta poca
Rispetto perchè amo finchè rispetto amo
11月4日

Upim - La Fortezza: Hahahahaha!!! Ride L'Aquila!

E vittoria fu, quella che chiedeva Sacrati e tutto il popolo biancobù, anche stasera encomiabile nel preparare il match, sostenere la squadra, e creare il vero clima della storica stracittadina. Derby vero, quello che si è giocato, dopo le mille polemiche che lo hanno preceduto, e che l’aquila porta a casa, con la speranza di aver invertito la rotta. Jenkins rinasce (22 punti, 26 di valutazione), e soprattutto Spencer Nelson, match di carattere che le statistiche non rispecchiano per quanto fatto.

In casa bianconera le facce non sono e migliori, Sabatini incassa i cori dei 5000 presenti, ma soprattutto s’incassa il terzo stop consecutivo in campionato (quarto mettendoci dentro l’Eurolega), “sbarcando” ancora nel finale, l’aspetto forse più duro da digerire. Male ancora Conroy, ad evidenziare il vero problema in regia dei bianconeri, e di un gruppo americano del quale è sempre più dura far quadrare il cerchio.

Spencer ed Holland tengono in piedi l’attacco bianconero di fronte alla tanta voglia nel far subito tutto bene buttata in campo dalla Fortitudo. Tanti quintetti per Mazzon, che cerca quello migliore per cercare di dare l’impronta al match; ci si prova con la grinta di Mancinelli (14-11), ma la tripla di Spencer alla sirena della prima presa di fiato, impatta nuovamente. L’altro Spencer (Nelson), l’anello mancante della nuova Effe, “tripleggia” per poi ripetersi col passo incrocio che infiamma il Madison (23-16). E’ la fuga, alimentata dal redivivo Jenkins (altre due triple + penetrazione) per il 31-19 del 17°. Le Vu nere accusano il colpo, Pillastrini per due volte tenta di tamponare l’emorragia, trovando risposte in qualche sprazzo di Anderson, più la concretezza di Chiacig, ma la Effe all’intervallo lungo viaggia ancora a margini di sicurezza (39-29).

Spencer prova ad aprire il fuoco ad inizio ripresa, ma a far saltare in piedi di 5000 è ancora Spencer Nelson: tripla dall’angolo, più insolita schiacciata per il 50-36. La Fortezza rischia di sprofondare, sono tanti i palloni buttati al vento, che, giocati con maggior prudenza, potrebbero almeno riavvicinare la formazioni. Il ferro “sputa fuori” la tripla di Spencer per il possibile -10, non quelle di Garri, che muovono l’attacco fin qui magro dei bianconeri. La Virus ci crede (Giovannoni per il 62-55), cosi come Mazzon che chiede l’incitamento del suo pubblico. Ad accontentarlo sono un cross di Conroy, e le fughe di Calabria e Jenkins. Praticamente finisce qui, tredici lunghezze a poco più di due minuti son troppe da recuperare per chi stasera segna col contagocce.


Top 10 Free Agents 2008.

Abbiamo già parlato in un articolo separato di Alex Rodriguez, senza alcun dubbio il pezzo pregiato di questa off-season. Ma dietro di lui, chi sono i migliori free agents in circolazione? Come l’anno scorso, vi forniamo la nostra lista di migliori 10. Manca gente come Pettitte, che potrebbe diventare free agent se non esercitasse l’opzione che ha per il secondo anno di contratto con gli Yankees, o Abreu, gente insomma che potrebbe non trovarsi a sondare il mercato libero, ed ovviamente manca A-Rod, trattato a parte. Escludiamo anche i giocatori provenienti dal mercato estero (cubano o giapponese), principalmente perché a parte Kosuke Fukudome ed Alexis Ramirez gli altri nomi sono solo probabili o presunti.

10. Aaron Rowand – CF



A chi non serve un buon esterno centro difensivo con un bel po’ di potenza offensiva? Rowand è molto sfortunato nel diventare free agent proprio quest’anno, con tutti i CF sul mercato. Al tempo stesso, è libero dopo il secondo migliore anno in carriera (dopo il 2004), quindi sicuramente riuscirà a fare i suoi bei soldini. E’ giovane, coi suoi 30 anni, e troverà senza dubbio qualcuno che gli darà più credito di quanto meriti. A parte il 2004 ed il 2007, è sempre stato un giocatore con media battuta bassa, poche basi su ball e pure poca potenza (togliendo i suoi due anni di grazia, il massimo numero di HR è di 13!). Naturalmente il mercato è ottimista e qualcuno gli darà tanti soldi pensando di trovare il Rowand del 2007. Può accadere, ma dubitiamo che quei due anni siano più indicativi degli altri 4 e mezzo della sua carriera. Discreto, ma sarà sopravvalutato e strapagato, nonostante sia solo la terza migliore opzione nel suo ruolo.

9. Michael Barrett – C



Compilando questa lista, noi stessi ci siamo chiesti se fosse giusto mettere così in alto Barrett. Chiaramente non è il nono miglior giocatore libero, però qui noi classifichiamo i free agents e la posizione di Barrett (ricevitore) è estremamente preziosa. Questo rende l’ex-Cub molto più valido ed importante. Come se non bastasse, Barrett potrebbe essere estremamente economico. Avrà solo 31 anni nel 2008, e sebbene difensivamente non sia un mago (e non sia neanche troppo simpatico come carattere), il suo valore offensivo potrebbe aiutare parecchie squadre. Come se non bastasse, il suo atroce 2007 (.244/.281/.372!!!) ne ha fatto scendere notevolmente il prezzo (l’effetto-Rowand, ma al contrario). Questo è un giocatore la cui produzione offensiva è salita per 4 anni di fila tra il 2003 ed il 2006. Viene da un anno negativo, ma siamo sicuri che potrà fornire buon valore a qualche squadra con particolari necessità dietro al piatto.

8. Kenny Rogers – SP



Pochissimi lanciatori in circolazione, e Kenny è uno dei migliori. Come Glavine, è un veterano mancino la cui media di strikeout sta diminuendo, ma fino all’anno scorso è riuscito ad essere produttivo anche in American League, quindi probabilmente è avanti rispetto al collega dei Mets. Anche lui però dovrebbe seriamente contemplare un passaggio in NL. L’infortunio dell’anno scorso (un grumo di sangue nella spalla) non lo aiuterà sul mercato, ma i medici dicono che sia un infortunio da una tantum che non gli causerà problemi futuri. Un anno in NL può ancora farlo, ed il suo stile di lancio (poca potenza, molta “finesse”) dovrebbe permettergli di essere ancora moderatamente efficace. Può probabilmente dare una mano a qualche squadra (tipo i Phillies) in disperato bisogno di pitching.

7. Barry Bonds – LF



L’anno scorso non lo abbiamo messo tra i top 10, ma c’erano due importanti fattori: era praticamente certo che rimanesse, e c’erano dubbi sulla sua consistenza fisica. Quest’anno è completamente diverso. Ha già fatto il record di HR, ha già salutato San Francisco e potrebbe andare a fare il DH nell’American League, ruolo che lo aiuterebbe fisicamente. E’ ufficialmente sul mercato dunque e si sono ridotti i punti interrogativi. Come qualità pura, è senza dubbio il miglior giocatore in circolazione, e vorrà tanti soldi. L’età però lo renderà utile probabilmente solo per un anno prima che si ritiri (a meno che non si metta in testa di andare per gli 800) ed è per questo che scivola indietro nella nostra graduatoria. Nell’American League il suo valore aumenterebbe, e le sue cifre 2007 (.276/.480/.565 per 170 di OPS+) sono spettacolari. Barry c’è ancora.

6. Mariano Rivera – RP



Dopo Bonds, Mariano è l’uomo che può fare più differenza forse. Anche per lui l’età in ogni caso è una controindicazione, oltre al fatto che gli Yankees siano strafavoriti per confermarlo. Detto questo, essendo un closer, il mercato si riduce notevolmente rispetto al suo valore autentico, dato che per molte squadre è un ruolo se non superfluo, di sicuro non di primo piano. E’ un veterano che può aiutare per i prossimi 2-3 anni qualche contender a fare l’ultimo passo. Non è un giocatore attorno al quale si possa costruire un futuro o un presente. E’ l’arma definitiva, più che altro. Saranno poche le squadre che lo cercheranno nel 2007, nonostante sia il più grande closer della storia, proprio per l’inerente natura del suo ruolo.

5. Curt Schilling – SP



Ci sono pochi dubbi che sia il miglior partente sul mercato, a mani basse. La sua media di strikeouts è crollata, ma non concede basi su ball a nessuno ed ha un controllo stratosferico. Ci sono dubbi sulle sue condizioni fisiche, ma uno da 3.87 di ERA nell’American League East può aiutare davvero chiunque, in qualsiasi situazione. Anche per lui si parla di Phillies o eventualmente di una conferma ai Red Sox. Il 2007 sarà l’ultimo anno e sparerà tutto quello che gli è rimasto in corpo. Non è quello di una volta, ma può ancora migliorare quasi qualsiasi rotazione in circolazione.

4. Mike Lowell – 3B



E’ in chiaro declino difensivamente, dove è sopravvalutato grazie alla sua capacità di fare le giocate più vicine al corpo, ma non ha più range. Ha avuto l’anno della vita in attacco. Quanti pensano che possa ripeterlo dopo i 34 anni? Il suo World Series MVP, unito al grande anno, lo faranno sopravvalutare in maniera imbarazzante a nostro avviso, e qualche GM impulsivo, magari deluso dalla corsa ad A-Rod, potrebbe saltargli addosso. Chissà che non lo facciano gli Yankees. Gli splits casa/trasferta però fanno anche capire quanto il suo swing sia stato aiutato da Fenway (.373/.418/.575 in casa e .276/.339/.428 fuori). Probabilmente tornerà sulle sue medie abituali, che poi sono quelle avute anche quest’anno in trasferta. Verrà sopravvalutato e strapagato da parte di qualcuno a nostro avviso.

3. Torii Hunter – CF



Non siamo fan di Hunter, assolutamente. Offensivamente batte con una media bassa e prende poche basi su ball. Il suo valore si riduce alla ventina di HR che garantisce e globalmente è piuttosto medio come produzione (104 di OPS+, come conferma). La sua velocità sulle basi e l’ottima difesa ne faranno decollare il prezzo, ma l’età avanzante (avrà 32 anni nel 2008) fanno temere che proprio questi aspetti del suo gioco possano perdere efficacia nel futuro anche a breve termine, e considerata la mancanza di skills secondarie offensive (oltre alla potenza pura), un contratto lungo diventa molto rischioso. Il suo buon 2007 (quanti si fermeranno alla BA ed agli HR, non notando una OBP relativamente bassa?) gli permetterà di diventare molto ricco. Il problema è che in questa classe di free agents non ci sono davvero molte opzioni migliori rispetto a lui.

2. Jorge Posada – C



Compirà 37 anni nel prossimo agosto e chiaramente non è più un ragazzino. Difensivamente non elimina nessuno sulle basi e verrà sopravvalutato grazie all’anno della vita in attacco, avendo migliorato come record in carriera sia BA che OBP che SLG. Il punto è che è una brutta epoca per i ricevitori MLB, e quando ce ne sono sul mercato, bisogna prenderli. Posada declinerà, ma può fare ancora un paio di buoni anni. Il suo valore offensivo è tale che anche se dovesse essere usato come prima base o come DH per qualche partita potrebbe dare una mano sostanziale alla propria squadra, e questo è particolarmente importante perché spesso i ricevitori quando non possono più difendere diventano inutili. Non è il suo caso, nonostante l’inevitabile regressione che subirà dopo un 2007 magico. Probabilmente verrà confermato dagli Yankees, ma molte squadre dovrebbero pensare a lui, perché una mazza come la sua in una posizione debole come quella di ricevitore non si trova tutti i giorni, o tutti gli anni.

1. Andruw Jones – CF



Non c’è proprio nessuno libero in questo 2007 che sia davvero incredibile, a parte A-Rod, se siamo costretti a mettere in cima uno che viene da un’annata completamente disastrosa (88 di OPS+). Detto questo, e detto che l’annata negativa l’abbia fatto scendere al “tipo B” come free agent (quindi chi lo prenderà non dovrà cedere la propria prima scelta), il suo prezzo inevitabilmente un po’ ridotto lo renderà un’opzione appetibile a molti. E’ dotato di più potenza e molta più disciplina al piatto rispetto a Torii Hunter, ad esempio, ed ha appena compiuto 30 anni. Può battere più di 30 fuoricampo senza problemi, e nonostante l’aumento di peso, i suoi formidabili istinti difensivi lo rendono ancora uno dei migliori specialisti col guanto, da esterno centro. La differenza è che mentre altri (Hunter, o Coco Crisp per esempio) riescono a fare i fenomeni grazie alla velocità ed alle loro qualità atletiche, Jones ce la fa leggendo come nessuno la traiettoria della palla. La media battuta tornerà attorno a .260 o .270, e la sua ottima disciplina e potenza lo faranno nuovamente essere uno dei migliori esterni centro in circolazione. E’ comunque un buon acquisto, anche se probabilmente chiederà una durata troppo lunga in termini di anni di contratto.

Gli Altri



Come detto, non c’è molto e probabilmente bisognerà dare un’occhiata seria al mercato cubano o giapponese.

C: Dietro Posada e Barrett, appare il nome di LoDuca, che avrà 36 anni, è pessimo difensivamente e terribile offensivamente (anche in annate “buone” come il 2006), ma troverà qualcuno che lo voglia. Avremmo incluso Piazza, che può dare ancora qualcosa con la mazza, ma a questo punto è solo un DH e questo ne fa crollare il valore.

1B: Il nulla più assoluto. Chi vuole Conine o Casey a questo punto delle loro carriere?

2B: C’è a malapena gente che può servire a chiudere un buco. Se c’è bisogno di un solo anno e basso costo, Iguchi e Luis Castillo potrebbero essere tollerabili, ma chiaramente non ci sono stelle nella maniera più assoluta e Castillo non è più quello dei Marlins.

3B: Niente dietro Lowell ed A-Rod, a meno che non consideriate Mike Lamb come una buona opzione. Noi lo consideriamo buono… per la panchina.

SS: Eckstein, Vizquel. Insomma, meglio andare di trade. Vizquel è ancora forte in difesa tutto sommato, ma offensivamente avrebbe bisogno di un DH. Eckstein vive di reputazione grazie al fatto di essere “piccolo”, “grintoso”, “voglioso”, subire pochi strikeouts ed avere una media battuta presentabile, senza alcuna abilità secondaria ed una difesa molto dubbia. Complessivamente ha tante qualità. Giocare bene a baseball non è una di queste.

OF: Il mercato per gli esterni è discreto. Bradley sarà fuori per infortunio ad inizio anno e Cameron potrà essere preso da quelli che perderanno Rowand, Jones e Hunter, ma le recenti implicazioni col doping non gli daranno certo una mano sul mercato. Qualcuno con necessità di una mazza mancina potrebbe pensare a Geoff Jenkins, che è anche un buon difensore.

SP: Benson e Freddy Garcia sono liberi, ma vengono entrambi da un anno perso per infortunio. Chi se la sentirà di rischiare con loro (o con Colon, già che ci siamo)? Jennings e Livan Hernandez verranno quasi certamente sopravvalutati in questo mercato, e pure Prior, se i Cubs non eserciteranno l’opzione su di lui, potrà trovare acquirenti. Il migliore di quelli non citati è Glavine, ma pare che voglia giocare solo per Mets o Braves. Di certo non deve muoversi dalla NL o verrebbe massacrato con la sua K/9 in declino evidentissimo.

RP: Francisco Cordero è oscurato da Rivera, ma è la seconda migliore opzione in circolazione. Gagne a parte la disastrosa parentesi con Boston ha dimostrato di avere ancora un po’ di braccio, ma i punti interrogativi sulla sua salute non si esauriranno mai. Chi vuole, può prendersi un paio di closers in nettissimo declino e con un chilometraggio incredibile, come Todd Jones e Wickman, ma noi staremmo alla larga. E’ sul mercato anche un buon setup come Linebrink.
11月2日

Top 10 Destinazioni di A-Rod.

Alex Rodriguez è un free agent, ed il suo agente, Scott Boras vuole fargli prendere il contratto più alto della storia. Già è riuscito nel suo intento quando ha firmato coi Rangers per 252/10 (252 milioni per 10 anni, per 25.2 di valore medio annuale). Visto e considerato che Alex Rodriguez abbia usato una clausola per uscire dal contratto con gli Yankees quest’anno, si presume che secondo Boras possa fare di più ancora.

Bisogna tenere presente che A-Rod avesse altri 3 anni di contratto e grazie alla struttura di quest’ultimo, avrebbe dovuto ricevere 27 milioni l’anno, per un totale di 81. Per ovvi e chiari motivi il suo agente ritiene di poter guadagnare ancora di più. Non solo: ci sono voci che gli Yankees, prima che Rodriguez decidesse di rescindere il contratto, abbiano offerto un’estensione da 150/5, portando il valore totale del suo contratto a 231/8, ad un valore appena inferiore a 29 milioni l’anno fino al compimento del 39esimo anno d’età da parte di A-Rod.

Rifiutare un contratto come quello che abbiamo appena dettagliato è impressionante per chiunque, ma evidentemente Boras sa il fatto suo. Per chi potrà dunque firmare Alex Rodriguez? Dove giocherà nei prossimi anni? A-Rod è probabilmente il giocatore più forte al mondo al momento, ma visto e considerato che il suo agente pare voglia partire da 360/12 e voglia negoziare il primo contratto della storia da 300 milioni, non sono molte le squadre che potranno permetterselo. Gli Yankees senza dubbio avrebbero potuto farlo, anche perché per i prossimi 3 anni a loro sarebbe costato solo 16 milioni l’anno (i Rangers ne avrebbero forniti 9 l’anno, e stanno stappando champagne dal momento della rescissione). La squadra guidata da Brian Cashman ha ripetutamente detto di non essere interessata a confermare il suo terza base, irritata dal suo comportamento, dal suo rifiuto di discutere un’estensione prima della rescissione ed ancora di più dal prezzo imposto da Boras. Passare da 16 a 30 milioni l’anno solo per confermare lo stesso giocatore è qualcosa di frustrante per un’organizzazione che con lui non è riuscita a vincere le World Series.

C’è da dire che non si possa misurare il valore di un giocatore dagli anelli che ha al dito. Se nel 2004 Posada avesse eliminato Dave Roberts nel suo storico tentativo di rubata, A-Rod sarebbe stato nominato ALCS MVP e gli Yankees avrebbero probabilmente portato a casa un anello. E’ colpa sua quello che è successo allora? Ed è colpa sua se quest’anno l’asso, Wang, è riuscito a farsi battere due volte da Cleveland, eliminando gli Yankees? La grande differenza tra la dinastia in pinstripes di fine anni ’90 e la squadra attuale risiede principalmente nel pitching, molto più debole adesso. Inoltre i playoffs sono largamente determinati dalla fortuna (giocando così poche partite, vince la squadra più in forma) e non si può incolpare un giocatore di essere andato male in una manciata di incontri. Quest’anno Julio Lugo ha vinto un anello con una grande squadra dotata di grandi lanciatori, ma speriamo che nessuno lo consideri superiore ad A-Rod.

Come detto, Rodriguez ha attualmente 32 anni e vuole un contratto che lo porti oltre i 40 anni, almeno sulla carta. Mentre è indubbio il suo valore attuale, c’è da porsi serie domande sulla sua efficacia da qui in avanti. E’ ipotizzabile che non subisca infortuni e che non mostri un autentico declino? Quando si deve pagare un giocatore così tanto, persino un “banale” infortunio può essere disastroso. In generale, non siamo fan di squadre che danno più del 20% del payroll ad un singolo giocatore, ma in certi casi si potrebbero pure fare eccezioni, se ne valgono la pena. A-Rod viene da un “career year”. Non ha mai giocato così bene, totalizzando la più alta OPS+ della propria carriera (177, paragonabile solo al 173 di 2 anni fa). Apparentemente è un giocatore da media battuta alta, tante basi su ball e tanta potenza, oltre che un bel po’ di velocità sulle basi (arriva tranquillamente ad una ventina di SB l’anno, venendo colto pochissimo). La sua difesa negli ultimi 2 anni però è calata tantissimo, e non gioca interbase dal 2003. Considerato che probabilmente non potrà più fare l’interbase e durante il suo contratto dovrà essere ulteriormente spostato (esterno? Prima base? Battitore designato addirittura?) il suo valore diminuisce. La sua mazza è senza dubbio spettacolare, ma in carriera ci sono giocatori che hanno fatto di meglio. La sua grandezza deriva dal fatto di avere una delle migliori produzioni offensive in circolazione (ed in anni come il 2005 ed il 2007 la migliore in assoluto) accoppiata alla sua corsa sulle basi ed alla sua difesa. Se questi ultimi 2 fattori vengono meno (ed è fisiologico che accada con l’età), allora come si potrà giustificare il suo contratto? E’ logico che Alex Rodriguez, .306/.389/.578 con 147 di OPS+ in carriera possa prendere più di una volta e mezzo quanto Manny Ramirez, .313/.409/.593 con 154 di OPS+ in carriera, nel momento in cui il gap difensivo si assottiglierà? Probabilmente no.

Il ritorno mediatico di A-Rod è comunque elevato, quindi non ci stupiremmo di vedergli fare più soldi di chiunque altro, e magari anche di rompere la barriera dei 30 milioni l’anno. Sarebbe comunque una sorpresa vedergli ottenere più di 300 milioni e magari superare i 10 anni di contratto. Il rischio è davvero troppo elevato a questo punto della sua carriera. Non sarebbe in ogni caso un’esagerazione dargli 165/5 (33 milioni in media), perché è difficile che il suo declino fisico sia così veloce, e non sarebbe neanche un’esagerazione dargli un altro 250/10 (25 di media), perché tutto sommato la lunghezza del contratto verrebbe negata dalla “leggerezza” degli ultimi anni. Sarebbe in ogni caso relativamente sciocco dargli un contratto sia lungo sia pesante come valore annuale. La botte piena e la moglie ubriaca è il sogno di tutti, e Boras è un genio, ma c’è un limite a quello che si può ottenere… o no? Questa off-season ci dirà quanto sia stato bravo Boras a farlo uscire dal contratto e non c’è dubbio che otterrà qualcosa di migliore rispetto a quanto offerto dagli Yankees, ma il gioco varrà comunque la candela? Andiamo a vedere le 10 destinazioni più probabili per A-Rod, togliendo gli Yankees che si sono auto-eliminati. Per fare questo, ci siamo rassegnati al fatto di non vederlo più come interbase (o quasi… con un’eccezione): il calo nel suo range negli ultimi 2 anni (che documenteremo anche nei pezzi sulla difesa) è indicativo del fatto che forse un piccolo declino difensivo sia già in atto. Questo elimina i Cardinals dalla lista – altrimenti forse sarebbero stati vicini al fondo della lista.

10 – Chicago White Sox (Ma no dai come faccio ad avere il coraggio di pubblicare sta cosa?? Chiedo scusa a tutti i tifosi dei Sox!! Sono ancora uno di voi!!!!!! GO SOX 4EVER!!!!!!)



Non avrebbe un grande senso, ma d’altronde non è che la Chicago dell’American League dal suo titolo in poi abbia fatto mosse particolarmente sensate. L’infortunio perenne a Crede e la volontà di mettere Fields come esterno lascerebbero un posto vuoto in terza base. I soldi ci sono (e sono tanti), ma la competitività è pari a zero in questo momento. Sarebbe sciocco bloccare il payroll anziché ricostruire, ma sono state fatte cose peggiori, e l’effetto comico di vedere A-Rod giocare per Ozzie Guillen varrebbe il prezzo del biglietto.

9 – Houston Astros



Il padrone, Drayton McLane, ha moltissimo da farsi perdonare da parte dei propri tifosi. Si è già giocato una buona fetta del monte stipendi coi contratti di Berkman, Oswalt e Carlos Lee e naturalmente questi tre sono gli ultimi colpevoli delle recenti disfatte texane, ma la totale assenza di una farm rende impellente il bisogno di massimizzare i contratti attuali. McLane avrebbe la liquidità per prendere A-Rod. Gli altri free agents forti sono quasi tutti esterni centro, e Houston con Pence è copertissima. Rodriguez renderebbe gli Astros di nuovo competitivi nella NL Central. E’ comunque molto poco probabile, ma un padrone lunatico, tifosi arrabbiati e liquidità (che al momento non viene utilizzata) sono ingredienti interessanti.

8 – Washington Nationals



Nessuno se li aspetta, ma hanno un grande mercato dietro, un nuovo stadio che verrà inaugurato tra un anno ed un grande influsso di soldi in arrivo. La franchigia nei prossimi anni vuole spiegare davvero le ali. Quale mossa migliore che prelevare il miglior giocatore attualmente in MLB? Con Zimmerman in terza, A-Rod potrebbe essere spostato subito tra gli esterni, aiutandone il graduale declino fisico. E’ una delle poche squadre che potrebbe permettersi di gonfiare il payroll senza rinunciare ad altro. Ci sono solo due problemi con questa idea: i soldi potrebbero effettivamente arrivare dopo un anno o due nel nuovo stadio e coi nuovi contratti di sponsorizzazione e fornitura e dunque potrebbe essere necessario un investimento in questo momento forse impossibile, e soprattutto A-Rod potrebbe rifiutare la destinazione per prendere gli stessi soldi però da una squadra in grado di competere immediatamente per le World Series (i Nationals invece dovrebbero costruirgli attorno e potrebbero volerci anni).

7 – New York Mets



Secondo molti analisti, i Mets sono una delle squadre favorite. E’ vero che si tratta di un’organizzazione piena di soldi, ma sarebbe un’operazione senza senso. In terza base c’è David Wright, giocatore più giovane, più economico, più forte in difesa e probabilmente con più futuro di Alex Rodriguez. L’unico posto libero sarebbe in seconda base, ma perché dare 30 milioni ad un giocatore in grado di migliorare il lineup quando i veri buchi sono in rotazione? I Mets perderanno anche Glavine (che eventualmente dovrebbero ri-firmare) ed è il caso di concentrarsi su dei partenti, anziché sul potenziamento di un lineup già adeguato.

6 – Boston Red Sox



I Red Sox sono una squadra giovane, ed in questa off-season perderanno i contratti di Clement, Lowell e Schilling, oltre che di giocatori minori (Hinske, Kielty e via dicendo), liberandosi di circa 40 milioni di dollari. Un solo buco sarebbe da riempire, in terza base guarda caso. E quando c’è una grande squadra, campione in carica, con un solo buco, tanto spazio nel monte stipendi e introiti che aumentano costantemente, non si può che parlare di un potenziale approdo. La controindicazione principale è che i tifosi odiano Rodriguez e dal punto di vista del marketing potrebbe non essere la trovata del secolo, ma il Front Office dei Sox sa ciò che fa. Non abbiamo praticamente alcun dubbio sul fatto che un’offerta venga fatta. I rapporti tra Boras ed il GM Theo Epstein sono buoni, ed hanno concluso parecchi affari insieme. Il problema qui è che i Red Sox, dalla loro posizione di forza dettata dai 2 titoli in 4 anni, faranno probabilmente un’offerta “equa” economicamente. Difficile che si svenino completamente. Il motivo per il quale li mettiamo soltanto al sesto posto è che crediamo che una delle prime 5 faccia un’autentica follia, tipo i Giants per Barry Zito lo scorso inverno.

5 – San Francisco Giants



Qualcuno ha citato Barry Zito? Ah, eccoci! Il GM Sabean ha già detto di essere interessato ad A-Rod. I soldi ci sarebbero pure, nonostante troviamo profondamente sciocco dare metà del monte stipendi a due soldi giocatori (Zito e Rodriguez, appunto). La squadra della baia però viene da un’annata disastrosa e deve rilanciarsi o almeno dare l’impressione di farlo. La partenza di Bonds potrebbe essere compensata, sia nella produzione offensiva sia come potenziamento dell’immagine locale, dall’arrivo del più forte giocatore in circolazione che incidentalmente è anche quello con più possibilità di superare il record di Bonds tra quelli in attività. Il ritorno commerciale ci sarebbe, quello tecnico forse no (è difficile poi costruire una squadra con tutti quei soldi bloccati), ma se Boras è riuscito a scucire tutti quei soldi per Zito, chi ci dice che non ci riesca per Rodriguez?

4 – Philadelphia Phillies



I Phillies sono tornati alla post-season e molte fonti indicano che siano pronti anche ad aumentare notevolmente il proprio monte stipendi. Il loro lineup è il migliore della NL, ed un infield con Howard-Utley-Rollins-Rodriguez sarebbe uno dei migliori di cui ci si ricordi. Anche in questo caso, le necessità sarebbero più che altro in rotazione e già si parla del ritorno di Schilling. Il mercato dei free agents in ogni caso non offre molto altro tra i lanciatori e la smania di competere, soprattutto adesso che il sapore di playoffs è stato provato di nuovo, potrebbe fare un brutto scherzo al GM Gillick. E poi quanti fuoricampo batterebbe in quell’hitters’ park A-Rod? Philadelphia è un’altra potenziale favorita anche per il fatto di poter competere per il titolo ogni anno.

3 – Chicago Cubs (Al rogo bestie! Bruciate nelle fiamme dell'Inferno!!!!)



Con “Sweet Lou” nel dugout, i Cubs sarebbero stati i logici favoriti assoluti. Il problema è che le trattative per la cessione del club stanno andando a rilento e questo potrebbe notevolmente intralciare l’acquisizione di Alex Rodriguez, perché senza un proprietario certo è difficile stilare un budget preciso. Detto questo, si potrebbe fare un investimento, che accrescerebbe anche il valore dell’organizzazione, invitando più potenziale acquirenti. E se Chicago venisse comprata da Cuban, i soldi non sarebbero certo un problema. Per il resto, è la squadra ideale: division debole, stadio storico, grande ritorno di immagine e grosso bacino d’utenza oltre che fame di vittorie e concreta possibilità di ottenerne. Unica controindicazione: per loro A-Rod dovrebbe giocare nuovamente interbase per un paio d’anni, ma comunque solo un paio. Potrebbe essere fattibile, e considerateli come opzione numero uno se le trattative per la vendita dovessero subire un’accelerazione.

2 – Los Angeles Dodgers



I Dodgers hanno appena preso Joe Torre come manager e sono pieni di soldi. La predilezione di A-Rod per la costa occidentale del paese li mette anche tra i favoriti. Il GM Colletti è uno dei peggiori in assoluto in circolazione e continua a segregare i propri prospetti per dare possibilità a free agents strapagati (Garciaparra, Pierre e Luis Gonzalez solo l’anno scorso), quindi non ci sorprenderemmo se facesse lo stesso prendendo A-Rod e magari girando il super-prospetto Andy LaRoche a qualcuno (Twins?) in cambio di pitching. E’ molto possibile una reazione impulsiva al 2007 disastroso. Rodriguez rimetterebbe i Dodgers tra le squadre più forti della NL ed in fin dei conti un po’ di potenza offensiva è esattamente ciò di cui hanno bisogno.

1 – Los Angeles Angels



Il proprietario Arte Moreno ha apertamente dichiarato di voler allargare i cordoni della borsa. Oltre a tutti i vantaggi già presentati dai Dodgers, qui parliamo di una squadra che è già la logica favorita della propria division, ed una delle migliori organizzazioni in circolazione. C’è un buco notevole in terza base e sono anni che si cerca di “proteggere” Guerrero con un po’ di potenza. L’identikit di Rodriguez è perfetto. Il pitching non è un problema, né in rotazione, né nel bullpen. Tutti i segnali portano A-Rod ad ovest: ama la costa, la squadra è forte ed ha bisogno solo della ciliegina sulla torta, il proprietario vuole spendere di più e Rodriguez è perfetto sia difensivamente che offensivamente per loro. Per loro (come eventualmente per i Red Sox, ma loro hanno più “fame” di vittorie in questo momento) questa mossa ha un grande senso logico ed un’alta probabilità di essere realizzata. Sono loro i nostri favoriti attuali, anche se naturalmente poi tutto può cambiare in breve tempo.