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10月29日 Campioni!La festa è iniziata, i Boston Red Sox, con la vittoria in gara 4 delle World Series, ai danni dei Colorado Rockies giocata la scorsa notte a Coors Field di Denver, hanno scritto l’ultima pagina di una fenomenale post season che li ha portati a vincere l’anello di campioni del mondo, per la seconda volta in quattro anni. Si era detto alla vigilia dell’ALCS tra gli stessi Red Sox e gli Indians, che chi fosse uscito vincente da quella serie sarebbe stato favorito per il titolo, ed in effetti già dalla prima gara di WS a Boston, i padroni di casa avevano dimostrato una schiacciante superiorità, a tratti addirittura imbarazzante, poi una gara 2 tirata e vinta di misura, e poi tutti a Denver a familiarizzare con cose tipo altura, aria rarefatta, umidificatori, ma con lo stesso risultato. Il momento del verdettoDunque si iniziava gara 4 sul 3-0 nella serie, ed il matchup tra i pitchers era inedito: Aaron Cook per i padroni di casa e Jon Lester per gli ospiti. Il primo era al rientro dopo oltre 2 mesi di stop a causa di uno stiramento, ed il secondo, di cui tutti conosciamo la storia della lotta contro un cancro lo scorso anno, era in realtà un partente di emergenza avendo Tim Wakefield dato forfait alla vigilia della serie per i soliti acciacchi alla schiena. I Red Sox iniziavano subito bene con il un doppio del leadoff Jacoby Ellsbury, successivamente spinto a casa dalla valida di David Ortiz, e poi poca roba fino al quinto inning, quando erano ancora gli ospiti a segnare, con Mike Lowell che dopo aver battuto un doppio si rendeva poi protagonista di una bella corsa sul singolo di Jason Varitek, vanificando il tentativo di eliminazione del catcher Yorvit Torrealba che riceveva il tiro dell’esterno destro Brad Hawpe. Nel settimo ancora Lowell protagonista con un fuoricampo che portava il punteggio sul 3-0, ed a quel punto iniziavano i cambi: il manager dei Rockies Clint Hurdle richiamava Cook per Jeremy Affeldt, mentre Terry Francona aveva già sostituito Lester con Manny Delcarmen per chiudere il sesto, e decideva di tenerlo anche per il successivo innning, quando veniva colpito da un solo HR di Hawpe. Ci pensava allora Mike Timlin a chiudere l’inning con due pesantissimi strikeout. Probabilmente il sigillo di fine carriera per lui. Nell’ottavo poi Brian Fuentes prendeva il posto di Affeldt sul monte, però al primissimo lancio veniva punito dal primissimo giro di mazza di Bobby Kielty entrato come pinch hitter: 4-1 e partita apparentemente in ghiaccio mentre i rilievi più forti si scaldavano nell bullpen dei Red Sox, eppure non era finita: proprio Hideki Okajima, arrivato a fine stagione con la spia della riserva accesa, dopo un out e una valida, concedeva un 2R HR a Garrett Atkins, che portava il punteggio sul 4-3 e riaccendeva le speranze dei padroni di casa. A quel punto Francona giocava il tutto per tutto inserendo il super closer Jonathan Papelbon, chiamato a fare i 5 out finali con 1 solo punto di vantaggio. Quando si dice salvezza difficile. Ed erano mani sicure quelle del ragazzone nativo della Louisiana, che infatti non concedeva neanche una valida e dopo un brivido su una profonda battuta di Jamey Carroll presa da Ellsbury alla warning track, chiudeva con uno strikeout su Seth Smith che consegnava il titolo ai Red Sox. E adesso?E adesso niente più baseball per 4 mesi. Spazio agli awards, alle chiacchiere, alla Hall of Fame, al mercato, ma niente più baseball giocato fino a marzo. La squadra che ha vinto le il titolo è una squadra fortissima, costituita per una parte dai reduci della gloriosa impresa del 2004, ma anche in gran parte da parecchi giovani, molti dei quali cresciuti all’interno della farm. Inoltre ci sono due ragazzi, Mike Lowell (al quale è andato il riconoscimento come World Series MVP) e Josh Beckett che sono arrivati insieme due anni fa dai Florida Marlins e con quella squadra avevano vinto l’anello nel 2003. Insomma un bel mix di esperienza e freschezza atletica. Poi c’è Theo Epstein, grande general manager ed immenso stratega, c’è una batteria di coaches che hanno avuto il merito di portare la squadra al top della forma ad ottobre, e poi c’è lui, Terry Francona, discusso da una parte, osannato dall’altra ed ora diventato intoccabile. Ha giocato in carriera 8 gare di World Series e le ha vinte tutte, o meglio, è stato alla guida di una squadra che le ha vinte, comunque è un record in MLB, e sicuramente parte del merito va anche a lui. Ma come non nominarli tutti, i giocatori, quelli che sono i veri protagonisti: oltre a quelli già citati dovremmo elencare anche gli altri facenti parte di questo strepitoso roster, ma basta leggere le cronache delle partite precedenti per ritrovarli uno per uno, e per rendersi conto che sono stati in un modo o in un altro tutti protagonisti, e che ciascuno di loro è riuscito a dare il proprio contributo a questa splendida vittoria. E’ vero che in questa serie Boston si è trovata di fronte una squadra la cui forza si è sciolta come la neve al sole, e poi c’è il solito discorso del confronto tra una squadra di American League ed una di National League, per cui la vera finale l’avevano probabilmente vinta già contro gli Indians, ma comunque ora e per qualche giorno ci sarà spazio solo per i festeggiamenti dei tifosi, con le ormai celebri danze celtiche di Papelbon, articoli sui giornali, libri, celebrazioni, ma soprattutto sul grande almanacco dei vincitori, un nuovo anno, il 2007, con scritto accanto un vecchio nome: i Red Sox. 10月28日 World Series: Red Sox sempre più vicini al titolo.Grazie alle grosse prestazioni di Jacoby Ellsbury e Dustin Pedroia i Boston Red Sox vincono anche al Coors Field, e ipotecano in modo inequivocabile il titolo. Anche se il bullpen non ha funzionato, la franchigia del New England è riuscita a proteggere la leadership maturata ai danni di Josh Fogg nel terzo inning. Solo un Homer di Matt Holliday ha dato ai tifosi di Denver una flebile speranza, ma l'apporto finale di Jonathan Papelbon e quello dell'attacco ha delineato il 10 a 5 finale. Ora Colorado ha una rimonta proibitiva davanti a sè. I primi due del lineup di Boston avevano iniziato la loro grande serata subito, nel primo inning, raggiungendo la prima e la seconda base con Big Papi in battuta. Fortunatamente, Fogg kapponeggiava Ortiz ed eliminava sia Manny Ramirez che Mike Lowell. Nel terzo si ripresenta la situazione: 0 out, stavolta Ellsbury in terza e Pedroia in prima. Però David Ortiz ha ora un buono swing e porta il leadoff a segno, 1 a 0 Red Sox. Andrà in base anche Manny, per riempirle, e Fogg si sentirà in difficoltà per la prima volta. Lowell batterà un altro singolo e sarà 3 a 0 con nessun out e corridori in prima e seconda. E ancora batteranno Jason Varitek e, udite udite, il pitcher Daisuke Matsuzaka. Sul 6 a 0 entra Morales per eliminare Pedroia e mettere fine all'emoraggia. Una grande parte del merito di questo exploit è la decisione del dougout di non lavorare sul conto a casa base ma di, viceversa, giocare di forza sui primi pitch di Fogg; scelta che ha pagato e che quasi da sola ha permesso questa vittoria. Nel quinto, Dice-K Matsuzaka, partente dei Sox, inizia a sentire la stanchezza e a subire il lineup di Colorado, ma grazie ad una ottima giocata difensiva in terza base di Julio Lugo, il parziale passerà senza punti concessi ai Rockies. Nel seguente inning, il pitcher ex-Seibu Lions concederà due basi per ball subito, spingendo Terry Francona a toglierlo dal monte con 100 lanci sul conto, e ad inserire Javier Lopez. Dura poco la partita del rilievo, perchè dopo 2 ER e 0 out verrà a sua volta sostituito da Mike Timlin. Ryan Spillborghs resterà corto di una decina di piedi dall'HR del 6 a 5, e Timlin uscirà dal campo imbattuto. Il suo sostituto Hideki Okajima, invece, concederà a Holliday l'Home Run del 6 a 5, che vendica così Spillborghs, nel settimo. L'ottavo inning, però, metterà la parola fine alla contesa: Pedroia ed Ellsbury batteranno ancora un doppio a testa su Brian Fuentes, permettendo cosi il 9 a 5. Papelbon, entrato per l'ultimo out dell'ottavo e per il nono, sarà l'unico del bullpen dei campioni dell'American League a non soffrire i battitori avversari, e chiuderà la partita portando la terza W a Boston. Tanta fatica per nienteColorado ha giocato una ottima partita, non si è mai lasciato impressionare dalla potenza dei Sox e dalla presunta affidabilità del bullpen. E' stato, come già detto, a pochi metri dall'Home Run che, col senno di poi, gli avrebbe permesso probabilmente di andare sul 2 a 1 e credere ancora nell'impresa. Ora a Denver sperano che le energie investite questa notte non portino ad uno sweep che sarebbe ingeneroso. Una cosa è certa: ora i Rockies devono iniziare una nuova striscia positiva se vogliono tornare a Fenway Park a giocarsi le ultime chance di titolo. Questa notte il partente sarà Aaron Cook, fuori dal 10 agosto. Hurdle punta sul fattore sorpresa e dichiara di aver fatto un passo in avanti, ma tutte le squadre che hanno evitato lo sweep in gara 4 hanno perso in gara 5, e se Colorado dovesse giocare ancora a Boston gara 6 sarebbe un mezzo miracolo. I due ragazzi terribili ed il veterano interbaseLa vittoria di questa notte si spiega in due modi per Boston: le prestazioni maiuscole di Ellsbury e Pedroia e il fielding di Julio Lugo. I primi due del batting order hanno messo assieme qualcosa come 11 basi totali, 4 doppi e 4 RBI; hanno scelto la serata giusta per esplodere al piatto, serata in cui Ramirez e Ortiz non hanno avuto impatto. Lo shortstop Lugo ha sigillato la vittoria negli inning più critici per Boston, con un grande out in terza nel quinto ed una superba presa al volo nel sesto. A parte la decisione del doug out di battere qualsiasi cosa arrivasse al piatto dalla mano di Fogg nel terzo, sono stati questi tre giocatori a lanciare i Red Sox verso il secondo titolo della decade. Arriva lo sweep?Sul monte, questa notte, a partire dalle 8 ora di New York (cioè l'1 in Italia - ricordiamo che in Maerica tireranno indietro l'orologio solo domenica prossima) salirà per i Red Sox Jon Lester, e per i Rockies il già citato Cook. Il primo può scrivere il suo nome nella storia confezionando lo sweep risolutivo, mentre siamo sicuri che il secondo ce la metterà tutta per ritornare all'attività con una vittoria molto importante per i suoi. Anche se tornare a Fenway non dispiacerebbe, almeno arrivare a gara 5 ci sembra sia giusto per Colorado che così bene ha fatto in postseason. 10月27日 Recensione sui Tokio Hotel trovata girovagando su internet.Non sapendo bene che fare, ieri pomeriggio ho avuto l'infelice idea di guardare MTV e ho trovato quattro ragazzini che suonavano (?) qualcosa di più plasticoso della parrucca di Britney Spears. Erano ovviamente i Tokio Hotel, nuovissima ancorchè inutilissima band tedesca. La loro esibizione live mi ha permesso di apprezzare il loro nuovo lavoro, intitolato "Scream" (forse perchè è la reazione della gente davanti alla copertina...).
La prima cosa che si nota è sicuramente il cantante, Bill Kaulitz, che, nonostante tutti i suoi sforzi per cercare di dimostrare il contrario, è un maschietto, per altro senza voce, che live riesce a farsi sovrastare persino dal basso, tutt'altro che pulsante, del suo amico Georg Listing. Inoltre, il cantante foltocrinito e meschato è autore di un trucco davvero intelligente: quando la nota della canzone è troppo alta, evidentemente ben consapevole dei suoi limiti, decide di lasciar cantare il pubblico! L'album, nonostante i miracolosi aiuti dello studio, è orribile, per cui non provate nemmeno a scaricarlo, perdereste solo tempo. Definito dalla stessa band un emo rock influenzato da Motley Crue ( per il trucco pesante?), AC/DC (per questa bestemmia meriterebbero la fustigazione pubblica...) e Linkin Park (forse gli unici ad essere davvero citati dalla musica dei quattro...) il loro sound si contraddistingue per evidente patina di melassa che ogni tanto viene alternata a momenti un po' più decisi, subito vanificati dalla voce melliflua dell'ermafrodito urlante. Simbolo della paraculaggine della band sono due canzoni, diverse tra loro, ma semplicemente perchè due facce diverse della medesima medaglia, "Monsoon" e "Break Away". La prima è il singolone scassamaroni che tanto ci fa divertire almeno cinque volte al giorno per radio, caratterizzato da una ritmica piatta e ripetitiva, una chitarra in sottofondo che aumenta (poco, per la verità) di intensità in vista del ritornello. Proprio il refrain è la parte più orripilante della canzone,perchè laddove ci si aspetterebbe l'acuto (o perlomeno qualcosa di simile... che diamine, se non cerca di urlare adesso che ha 18 anni a 40 cosa farà?) da parte del cantante ecco che la voce sale di mezza ottava e poi torna indietro spaurita. "Break Away" si articola invece su alternanza di momenti di vuoto, con solo voce e basso, ad altri di pieno con voce e chitarra che ripete un loop insistito seguita, sulle medesime note, dal basso, ma tutto ciò non mi è nuovo, chissà come mai...Ah, forse perchè "Black Dog" dei Led Zeppelin ed "Alive" dei Pearl Jam sono costruite allo stesso modo? In un periodo in cui la musica dei gruppi nuovi come 30 Seconds To Mars, Interpol, Strokes, Arctic Monkeys&co. sta calando le braghe i quattro tedescotti decidono di seguirli e finire in fretta nel dimenticatoio. Che tristezza... 10月26日 World Series: Boston - Colorado 2-0.Dopo il massacro di gara 1, Colorado dimostra di essere alle World Series con l'intenzione di giocarsele veramente ma il letargo persistente del suo attacco non gli permette di pareggiare la serie ed i Red Sox si portano sul 2-0 vincendo gara 2 di stretta misura. Il 2-1 finale è frutto di una partita dove i lanciatori di Boston hanno svolto un egregio lavoro, concedendo con il partente Schilling solo un punto nel primo inning: quando nel sesto inning il veteranissimo ha passato la palla al bullpen, Francona ha chiesto al suo set up man Okajima di ampliare il suo raggio d'azione, lasciandolo sul monte sino a 2/3 dell'ottavo. La mossa ha funzionato perfettamente, unita alla decisione di estendere anche Papelbon fuori dal nono: i due rilievi migliori di Boston hanno così blindato il match, frustrando i tentativi di Colorado di recuperare l'esiguo vantaggio. Per i Rockies, il solo Holliday (con un fantastico 4/4 al piatto) non è bastato: nessuno è riuscito a farlo segnare, dando seguito alle sue valide mentre nell'ottavo è stato lui stesso a farsi eliminare in prima da un pickoff di Papelbon. Vanificata così la buona prova del rookie Ubaldo Jimenez, che ha tenuto a soli 2 runs l'attacco di Boston: dopo un inizio brillantissimo, il partente di Colorado ha perso la location dei suoi lanci concedendo troppe basi ball (cinque) che hanno portato al sorpasso Boston. Gara dunque decisa dal monte, con il trio di Boston veramente superbo. La cronaca Colorado mette immediatamente un punto nel primo inning quando Taveras, colpito da Schilling, avanza in terza sul singolo di Holliday e segna sulla groundout di Helton. Nel terzo Jimenez inizia a cedere, concedendo 2 basi ball ma rimedia con un K su Ortiz, chiudendo senza danni l'inning. Nel quarto inning, la base ball a Lowell costa il punto del pari, a causa del singolo di Drew e della sacrice fly di Varitek: l'altra walk ad Ellsbury (con seguente rubata) viene poi vanificata da Lugo con una groundout. Stessa storia nel quinto: con due outs, Jimenez manda in base Ortiz che va a segnare poco dopo sul singolo di Ramirez ed il doppio di Lowell. Subentra Affeldt, solo per concedere un'altra base gratis a Drew, prima che arrivi Herges ad evitare ulteriori punti. Nel sesto, è la volta di Schilling ad uscire dal match: con un out, il singolo di Holliday e la base ball ad Helton inducono Francona a ricorrere ad Okajima che mette out sia Atkins che Hawpe, salvaguardando il vantaggio di Boston. Nella parte bassa, anche Boston lascia due corridori in base: il singolo di Ellsbury e la base ball a Youkilis portano Ortiz a battere con uomini agli angoli ma Big Papi non è in serata e va out su una flyball. Ultimo sussulto nell'ottavo, quando con due out Papelbon subentra ad Okajima, ma subisce il singolo di Holliday: con Helton in battuta a rappresentare il punto della vittoria, Papelbon brucia Holliday fuori base con un pickoff e chiude l'inning. Boston è 2-0 Next match Si cambia campo e cambiano anche le regole: niente DH al Coors Field e Colorado spera che questo possa incrinare gli automatismi di Boston, oltre al fatto che l'aria di casa ed il calore dei propri tifosi dei non potrà che far bene ai giocatori di Hurdle. Ma se l'attacco di Colorado non saprà dare un adeguato supporto ad Holliday sarà difficile che i Rockies possano aver ragione della corazzata dai calzini rossi. Sul monte vedremo Dice-K Matsuzaka, il cui esordio alle WS è atteso con curiosità visto le particolarità del ballpark nel quale andrà a lanciare: per i Rockies, palla a Fogg con la speranza che possa confermare quanto di buono fatto vedere sinora in post season. Se vince, Colorado potrebbe riguadagnare l'inerzia che attualmente si è spostata interamente sul lato di Boston: se Colorado perde, con tutta probabilità i Red Sox festeggiaranno l'anello lontani da casa. 10月25日 World Series: Boston - Colorado 1-0.I Boston Red Sox si aggiudicano gara 1 delle World Series superando facilmente gli avversari Colorado Rockies, campioni della National League. Partita difficile da pronosticare, c’era solo la certezza che i Rockies arrivavano da una striscia impressionante di 21 vittorie nelle ultime 22 partite disputate, e che avevano spazzato via senza tanti complimenti gli avversari dei primi due turni, i Phillies con un secco 3-0, e i D-Backs con un altrettanto perentorio 4-0. E dunque era grande la curiosità di vedere all’opera contro i campioni dell’American League questa squadra che sembrava non temere avversari. Eppure, sarà stata la lunga pausa dopo l’ultima gara in NLCS (ben 9 giorni di attesa), sarà stata l’emozione della prima volta alle WS, o sarà stata la neve caduta in Colorado i giorni scorsi a raffreddare gli entusiasmi, tant’è che a chi ha assistito alla gara d’esordio di questa serie, è sembrato di vedere di fronte due squadre di categoria di gran lunga diversa. Una partita dominataI partenti erano Josh Beckett e Jeff Francis: dopo i consueti riti del pre-partita, il primo apriva l’incontro con 3 strikeout, e nella successiva parte bassa del primo inning, il secondo concedeva subito un fuoricampo al leadoff dei Red Sox, Dustin Pedroia, ancora lui, che metteva le ali alla sua squadra aprendo un’emorragia di valide che sembrava non finire più. Il primo inning si chiudeva con 3 lunghezze di vantaggio per i padroni di casa, che poi subivano un punto nella successiva parte alta del secondo, grazie a due doppi di Garrett Atkins e del rookie terribile Troy Tulowitzki. Ma era un fuoco di paglia, infatti quel punto era destinato a rimanere l’unico della serata per la squadra ospite. Successivamente Francis, mentre la Fox continuava ad informare gli spettatori sulle sue abitudini alimentari, continuava ad essere malmenato dai battitori di Boston, ed un altro punto andava a referto grazie ad un doppio di Big Papi David Ortiz che spingeva a casa Kevin Youkilis, protagonista di una straordinaria corsa dalla prima base. Nel quarto inning ancora due punti battuti a casa da Jason Varitek con un doppio. Alla fine Clint Hurdle, manager dei Rockies, mandava sul monte in successione il giovane Franklin Morales e Ryan Speier, ma purtroppo per loro tutti i battitori dei Red Sox, in serata si, colpivano ogni pallina che arrivava nell’area di strike e lasciavano passare tutte quelle fuori zona. Risultato combinato fra i due: 6 valide, 4 basi su ball, ed altri 7 punti, tutti earned in soli 0.2 innings. Partita dunque dominata dunque dai padroni di casa, col punteggio finale di 13-1, che non dice abbastanza sul dominio assoluto esibito fin dall’inizio, sia, come detto, dall’attacco (17 valide di cui 9 da extra base, 13 punti segnati, con un solo titolare, Jacoby Ellsbury, che non ha ottenuto battute valide), sia dal sempre più straordinario Josh Beckett, (i suoi numeri: 6 valide in 7 innings giocati, 1 solo punto concesso e ben 9 K). Forse Francona avrebbe potuto risparmiarlo e toglierlo un po’ prima per averlo eventualmente disponibile in gara 4, ma sappiamo quanto i cambi di programma in corsa gli risultino indigesti, per cui ha preferito non correre il rischio di dover ricorrere ai pezzi pregiati del bullpen in caso qualcuno fosse andato in difficoltà. Coming up nextMa ora poco conta il sensazionale punteggio di gara 1; il risultato è ormai in archivio, e si pensa solo a gara 2, con i partenti previsti Ubaldo Jimenez per gli ospiti ed il veterano di mille battaglie Curt Schilling, asso numero 2 nella rotazione dei padroni di casa. La chiave della serie potrebbe essere il fattore campo, con le tante incognite che presenterà per Boston la trasferta a Coors Field in Colorado, sia per il ballpark con caratteristiche molto particolari, sia per il fatto di non poter schierare uno tra Ortiz, Youkilis e Lowell, per via delle regole della National League, quindi obbligatorio per loro vincere gara 2 per assicurarsi, anche nella peggiore delle ipotesi, il ritorno a Fenway Park. 10月22日 Street Opera.Vedo lo spettro del rispetto l'hanno ucciso adesso cerca il mandante, radar per la strada l'assassino e' latitante, fra le tante mandrie ognuno e' comandante, il piu' grande maschera le vesti da infante, lattante fatti le dovute vasche a nuoto, impara daai racconti dei vecchi seduti intorno al fuoco, si tira avanti basley sto vivendo fasi sopportando scrausi con la smania degli applausi ma si stancheranno se li nausei, resi reduci dai metodi piu' che dai casi, sono passati sugli insegnamenti dei sapienti senti sentimementi spenti ai concorrenti deludenti se non riempi, le innopportune lacune, nonostante l'acume e' facile perdere il lume, ghiume e' quel che siete d'innanzi al soffio dei saggi, andate pure alle feste vestiti Tommy a fare i gaggi, carate-kid wanna bee daniel stancadi, ai collaudi se non caghi mister Miaghi, volti nuovi, intenti a tirar fuori cio' di cui disponi, ma piu' ti esponi e piu' tirompono i coglioni, presunzionioni a piena umilta' zero un tot di crew e b-boy, mangiati a colazione da chi ne sa piu' di voi, per chi fa' brutto col fantasma della soap operea, soap opera, Lord Been, Stret Opera,Lord Been, questa e' una per i veri kings,l'opera di strada per chi merita i suicrediti, per chi, non rispetta, per chi, non l'accetta, per chi, non ne sa' e si crede in vetta e' vendetta, Lord Been, questa e' una per i veri kings,l'opera di strada per chi merita i suoi crediti, per chi, non rispetta, per chi, non l'accetta, per chi, non ne sa e si crede in vetta e' vendetta, restare in piedi fra teppisti e pacifisti qualunqisti cronisti fra gli arrivisti gia' visti fra gli agonisti malvisti ha i suoi rischi, ma soprattutto e' impossibile a dirsi, come esser realisti e capirsi senza tradirsi in questi abissi, odio e non fai amicizia con tutti i piragna di st'oceano, la furbizia e' stata a far le crepe che si creano, ogni faida e' conferma regole di merda risolte a cartoni e sberla, vogliono far la guerra io sono sulla terra ferma piango col soldato Ryan ma rido di ogni caserma, vent'anni e mi ritrovo con il piatto pronto in tavola potevo esser sul fronte se nascevo sett'antanni fa, smettiamola, non e' lo sbarco in normandia molla l'artiglieria intanto spacco in l'ombardia, l'iri con me innescano le vette brucio gli anticristi delle troppe finte sette, per rifarsi non e' mai tardi, ma alcuni fondono in testa oppure esplodono come petardi altri troppo bastardi e mi e' difficile amarli e intanto perdo stima nei loro riguardi, per la strada teerroristi e sommosse, spray attivisti contro divise a strisce rosse, rabbia da espellere eccellere eccellere, quest'impeto, la rivolta sotterranea alla quale incito, non e' che recito e' che medito su quel che e' lecito sollecito medito all'esito, metti a fuoco quel che predico e quello che dico perche' adesso l'invito a prender la mira sul vero nemico, Lord Been, questa e' una per i veri kings, l'opera di strada per chi merita i suoi crediti, per chi, non rispetta, per chi non l'accetta, per chi non ne sa e si crede in vetta e' vendetta! 10月21日 Kimi Raikkonen Campione Del Mondo!!!!La prima e l’ultima: per Kimi Raikkonen la cavalcata al suo primo titolo mondiale è cominciata e si è conclusa con una vittoria. In mezzo, però, ne ha piazzate altre quattro. Il primo successo è targato Australia, dove il finlandese domina dall’inizio alla fine. Partito dalla pole, il pilota di Espoo precede al traguardo le McLaren-Mercedes di Alonso e Hamilton. Massa, partito dall’ultima fila dopo la sostituzione del motore della sua F2007, risale fino al sesto posto. In Malaysia, le qualifiche illudono gli uomini di Maranello. Massa conquista la pole position ma è protagonista di una partenza negativa. Si pianta in pista, blocca Raikkonen e finisce per spianare la strada alla prima doppietta della McLaren-Mercedes con Alonso e Hamilton. Il finlandese si piazza terzo mentre Massa è quinto. In Bahrain arriva la prima vittoria di Massa, ma Raikkonen, che nelle qualificazioni aveva ottenuto il terzo tempo, conferma la stessa posizione anche in gara. Per lui si tratta del terzo podio consecutivo. Tra il finlandese e il brasiliano si infila Hamilton, mentre Alonso è solo sesto. In Spagna c’è la prima amarezza per il finlandese. Raikkonen non ha infatti terminato la gara a causa di un problema al cablaggio dell’alternatore che lo ha fermato dopo nove giri quando si trovava in terza posizione. Massa conquista il secondo successo consecutivo. Hamilton e Alonso sono rispettivamente secondo e terzo. A Montecarlo, Raikkonen va a sbattere durante le qualifiche contro le barriere all’uscita delle Piscine e così gli tocca partire dalla 16/a posizione. Per lui la gara è tutta in salita e riesce ad arrivare fino all’ottava posto. Sul podio ci riesce a salire Massa, che si piazza terzo, ma davanti a lui si trovano rispettivamente Alonso e Hamilton. In Canada prosegue la striscia negativa del finlandese che, dopo essere partito dalla seconda fila con il quarto tempo, non riesce ad andare al di là del quinto posto. Massa invece viene squalificato per essere uscito dalla pit-lane con il semaforo rosso in regime di safety car. Hamilton ottiene la prima vittoria della sua prima stagione in Formula 1, mentre Alonso si deve accontentare della settima posizione. La settimana dopo, ad Indianapolis, il pilota anglo-caraibico fa la doppietta, e Raikkonen non riesce ad andare oltre alla quarta posizione. Va meglio a Massa che riesce a conquistare il terzo gradino del podio, mentre Alonso lo precede alle spalle del compagno di squadra. Il ritorno in Europa è positivo per Raikkonen. A Magny Cours, dopo essere partito dalla seconda fila nella griglia di partenza, il finlandese vince al termine di una gara perfetta e Massa si piazza secondo. Hamilton è ancora sul podio, con il terzo posto, mentre Alonso è settimo. Il bis del finlandese arriva in Gran Bretagna, a Silverstone. Partito in qualifica al fianco del pilota anglo-caraibico, Raikkonen ha fin dall’inizio attaccato la freccia d’argento. Poi, grazie alla serie di pit-stop, è riuscito a piazzarsi al comando ed a non mollare più il comando. Massa, a cui si è spento il motore poco prima del via a causa di un problema di combustione, alla fine riesce a piazzarsi al quinto posto. Alonso è secondo, Hamilton è solo terzo. Al Nuerburgring, nell’ambito di una gara a dir poco rocambolesca, Raikkonen è stato costretto al ritiro al 35/o giro, quando si trovava in terza posizione, a causa di un problema idraulico. Massa è riuscito a completare la prova in seconda posizione alle spalle di Alonso. Hamilton, aiutato da una gru a rientrare in pista dopo essere andato a sbattere contro le barriere, è arrivato nono. In Ungheria, a Budapest, il finlandese torna sul podio e si piazza in seconda posizione alle spalle di Lewis Hamilton. È il gp delle polemiche per la McLaren: Alonso, dopo un pasticcio ai box con il compagno di squadra, si piazza al quarto posto. Massa ha invece chiuso la gara al 13/o posto. A Istanbul la Ferrari torna a vincere e a realizzare la seconda doppietta stagionale. Sul gradino più alto del podio ci sale Massa, ma Raikkonen è subito dietro grazie ad un bel sorpasso su Hamilton all’inizio della prova. Alla fine l’inglese si è piazzato quinto, mentre Alonso è terzo. In Italia, a Monza. Raikkonen, protagonista di un incidente durante alle qualifiche del sabato, si deve accontentare del terzo posto utilizzando il muletto. Massa si è invece dovuto ritirare al decimo giro per un problema meccanico. La gara è stata vinta da Alonso, seguito da Hamilton. In Belgio ritorna il sorriso a Raikkonen che si impone nel quart’ultimo gp della stagione. La Ferrari va a mille e conquista anche la seconda piazza. Le McLaren, reduci dalla batosta del Consiglio mondiale Fia, si piazzano al terzo e quarto posto rispettivamente con Alonso e Hamilton. Dall’Europa si ritorna in oriente, sul circuito giapponese del Fuji. Nel diluvio si impone Hamilton, al centro di grosse polemiche per il suo comportamento dietro alla safety car, ma Raikkonen non molla e conquista la terza piazza nonostante i problemi con le gomme e la contestata comunicazione della Fia che non è stata recapitata in tempo al Cavallino. Massa è sesto, Alonso è costretto al ritiro. In Cina il campionato si riapre per Raikkonen grazie alla vittoria sul circuito di Shanghai. Massa completa il gran giorno con il 3/o posto. Alonso è secondo, mentre Hamilton è stato costretto al ritiro per problemi ad una gomma. In Brasile, davanti ad un tripudio di colori rossi, Raikkonen festeggia. Il titolo è suo. 10月17日 Bryant - Lakers... To Be Continued...
10月16日 Bryant-Lakers la telenovelas continua.
10月15日 Booliron!BOOLIRON(1) e bon chilom ke gira in senso orario
e il primo tiro è sempre dedicato al commissario e bon ma lek la BAGANARA(2) è cruda più CA NE(3) speck o ke E PARSUTT(4) ma UI PIS UN PO’ MA TUTT(5), CHO DI’(6), noo VE’(7)? si muovono le teste nella pista e sulle spalle mille scimpanzè...uh uh uh eh uh! Nel dubbio butta su, fai bene a quei ragazzi gasa il BULIRON. ( inciso ) DEMA PU(8) buttati nel BOOLIRON, melody a Rimini US CIEMA(9) Booliron Non mi RADANO(10) mi SMANO(11) cho sangue latino Mi bolle il sangue nel Booliron DEMA PU buttati nel BOOLIRON, melody a Rimini US CIEMA Booliron Non mi RADANO mi SMANO cho sangue latino Mi bolle il sangue nel Booliron Tutta la notte bulirone e tocca fare l’alba per smaltire, serve un’ ancora per non andare in alto mare serve il pilota automatico per ritornare, TIN BOTA(12)...non ci rimanere, fino all’ultimo tiro SBIRO(13) SBURO(14), NU MET(15) la nicotina SPALA(16) con sto puro NU FA L PUGNETI METI LA JUNTA METI(17), dentro al bulirone ki è ke sgama i BALIGOTTI(18)? Uno SDRUSO(19) per CARUSO(20) e resta in pace, uno druso di charras per GIAMMA(21) ed uno a ki piace e a ki proibishe il dito medio...toh, FAMLA CULTIVE’(22) non da fastidio LEGALIZLA, ARIZLA, APIZLA E PASLA(23), gioca a questo cerio kiuso e MAZLA(24) TANIMODI A FUM LISTESS(25) kiedilo alla scimmia MO, ME COME CA SO MESS(26) ( inciso )... Sull’onda flessa ke c’è ki rulla e c’è ki flesha ke c’è ki c’ha i bikkieri col cointreau e la vodka lisha e TIEN LA PISHA(27) il gruppo di quelli più SBORONI *IO BONI *IO BO(28), CUSLE’ KE C’HO(29)? Lo svarione ke mi passa per la testa CHO CHO(30) Migrazione cellulare a due passi dal mare SORA(31) i colli BURDELLI alla MECCA, KE PANACCA(32) ( inciso )... SINT AC BOTA E BULIRON(33) e il ritmo ke SIVELLA(34) C’è una tipa e sembra QUELLA QUELLA... Si conoscono i gorilla da spalla a spalla: c’ha lo sguardo fiero sta BURDELA(35), mi mandi su l’adrenalina signorina, so che sei GNOCCA(36) adesso come domattina, io sto nel BOOLIRON tra la folla e aspetto ke mi guardi così mi do la SMOLLA(36) ( BRIDGE ) SBIASSA NA MASSA BURDEL, DEMA PU PU DEMA SCARAMAZ A SBUZZO SBIASSA NA MASSA, LA VA PER TE, BONG JAMBE’ E BAMBULE’(37) Son tutti matti cotti dallo SVARIO(38), nel BULIRONE tutti fanno i versi del delirio tutti col consolatronco dell’amicizia, manopolato nepalese a forma di liquirizia, vizia il bronco sfizia l’immaginazione come vedere dentro alla televisione dal palazzo di giustizia superamici del cartone con in bocca il cannone nel BULIRONE. TRADUZIONE PER GLI IMPURI NON ROMAGNOLI XDXDXDXDXD! (1) confusione; (2) calca/ressa; (3) dello; (4) il proshutto; (5) piace un po’ a tutti; (6) comunque/allora/dillo pure; (7) guarda; (8) andiamo pure; (9) si kiama; (10) sistemo; (11) sregolo/faccio come mi pare; (12) resisti; (13) piedipiatti; (14) sfoggio; (15) non mettere; (16) esagera; (17) non fare storie, metti una aggiunta; (18) accordi sotto banco/treske/aggiustamenti; (19) tiro; (20) storico ULTRAS del Rimini calcio; (21) Menghi GianMarco 1979-2004; (22) fammela coltivare; (23) legalizzala, preparala, accendila e passala (24) spegnila; (25) tanto fumo lo stesso; (26) dunque, io, come sono ridotto; (27) resiste/non ci cade/è scaltro; (28) ) i migliori, interiezioni tipike della gente romagnola ke non hanno l’intento di offendere il sacro (29) cosa mi succede?; (30) allora, allora; (31) sopra; (32) ragazzi alla Mecca: Storico locale AFRO/REGGAE sui colli riminesi fatto kiudere a fine anni ’90; (33) senti ke botta nel casino; (34) stende/mena; (35) ragazza; (36) bella ragazza, (37) sbiascica/parla a vanvera per il gusto di farlo, molto il ragazzo andiam pure a fare casino se ci viene il prillo, sparliamo a josa, è il tuo momento, percussioni nord africane e simbolo indiano; (38) eccessi 10月11日 Injured Season.Ci si potrebbe costruire un bel remake del film “Le Riserve”, che portava sul grande schermo l’annata dello sciopero dei migliori giocatori NFL, in cui carneadi diventano protagonisti di uno degli sport professionistici più seguiti. Stavolta però non ci sono scioperi per spiegare come questa stagione possa essere decisa da nomi fino a questo momento poco famosi o totalmente ignorati, sono gli innumerevoli infortuni che stanno falcidiando la maggior parte dei team a determinare questo incredibile scenario a cui stiamo assistendo fin dalla preseason. Il bollettino del lunedì, dopo ogni settimana di gioco, sembra una lista post bellica, con almeno un paio di giocatori che finiscono in Injury Report, finendo anzi tempo la propria stagione, ma se negli anni scorso questa lista conteneva spesso nomi poco altisonanti al grande pubblico e comunque marginali nell’economia del proprio team, in questo sono proprio le superstar a dover salutare la compagnia e dare ai propri allenatori non pochi grattacapi. La palma di squadra più falcidiata spetta di diritto ai Buffalo Bills, che hanno visto pian piano assottigliarsi il loro roster difensivo fino a livelli quasi amatoriali, in cui anche i backup dei backup sono out per la stagione e nel quale ormai ci sono giocatori schierati in ruoli totalmente diversi dal proprio bagaglio tecnico, solo per riuscire a formare una depth adeguata. Ha iniziato Ellison, che doveva essere l’uomo di punta della nuova difesa cover 2, pensata dal coaching staff, subito dopo il suo sostituto Coy Wire, riposizionato da safety a outside linebacker, e nel corso della stagione sono arrivati i season ending causa fratture di braccia, gomiti e caviglie di Jason Webster, del promettente rookie Posluszny e di KO Simpson, a cui ultimamente vanno aggiunti quelli meno gravi di Jim Leonhard e Ashton Youbuty, safety e cornerback di riserva, cosa che non ha impedito a Buffalo di mostrare in queste ultime partite un’abnegazione difensiva quasi commovente. L’attacco non è stato da meno, con Losman fuori quattro settimane per un placcaggio simile a quello che aveva messo fuori causa Carson Palmer due anni fa, Peerles Price novello IR con un infortunio alla parte alta della colonna verterbrale, e il povero Kevin Everett, miracolato dopo essere stato ad un niente dalla paralisi a vita. La stagione non è nemmeno a metà percorso, Buffalo è già segnata e approfitterà di questa situazione per testare giovani interessanti come il qb rookie Trent Edwards o il linebacker Di Giorgio o il cornerback Greer, ma il rovescio della medaglia è anche l’impossibilità di costruire le basi per la nuova impostazione difensiva e il fatto di perdere un’annata in cui i molti giovani potevano riservare delle belle sorprese all’interno di una division in cui solo i Patriots sembrano fuori categoria. Buffalo non è l’unica squadra ad aver dovuto cambiare i propri piani causa infortuni eccellenti. Basta pensare ai Carolina Panthers, partiti nel migliore dei modi per riscattare un brutto 2006, con Delhomme in palla, carico dopo una pessima annata e le voci di un possibile cambio, create dall’arrivo di David Carr, subito positivo nelle prime tre giornate con 8 td pass e 1 solo intercetto, fermato da un infortunio al gomito rimediato lanciando l’ultimo passaggio in endzone nella partita contro Atlanta, e operato con la tecnica Tommy John, che lo terrà fermo per parecchi mesi. I Panthers senza il loro quarterback perdono un potenziale enorme, soprattutto l’accoppiata Delhomme-Steve Smith avrebbe potuto regalare grandi soddisfazioni e ora coach Fox dovrà sperare che Carr non sia quello visto negli ultimi a Houston per non perdere il treno dei playoff. Un’altra squadra che sta vedendo sfumare una buona stagione causa infortunio del proprio quarterback titolare sono i 49ers, che, dopo lo stop di Alex Smith, hanno dovuto dare le chiavi dell’attacco a Trent Dilfer, finendo per perdere entrambe le partite giocate dall’ex Ravens, dopo una partenza positiva che aveva fruttato due vittorie iniziali. Smith probabilmente potrà tornare fra un paio di settimane, ma la stagione potrebbe essere già compromessa. Come compromessa sembra la stagione dei Saints, che hanno perso per tutta la stagione Deuce McAllister e la possibilità di schierare quel double back con Reggie Bush che aveva fatto le fortune di coach Payton nella trionfale cavalcata dello scorso anno, e quella di Miami, che aveva rilasciato l’infortunato Daunte Culpepper (poi risorto ad Oakland) per prendere il vecchio Trent Green dai Chiefs, ad una commozione cerebrale dal finire la propria carriera, cosa che puntualmente è arrivata nell’ultima settimana contro i Texans, quando l’intero stadio è rimasto in apprensione vedendo il quarterback dei Dolphins accasciato privo di conoscenza dopo uno scontro ginocchio/testa con un defensive lineman di Houston. Anche i Rams sono sul baratro, partiti con tanti proclami, ma ancora al palo nelle vittorie, con una linea offensiva che via via ha perso tutti i suoi pezzi, con Bulger messo a riposo dopo due partite giocate con una costola rotta e con problemi di ogni sorta e con Steven Jackson, chiamato alla stagione della consacrazione, anche lui fermo sulla sideline da due partite (con la prospettiva di dover rimanere ai box anche nella prossima settimana). Chi invece potrebbe trarre giovamento da un infortunio sono i Cardinals, che avevano costruito un attacco mix in cui Matt Leinart iniziava la partita e Kurt Warner entrava per le situazioni di no huddle offense. Le amnesie del proprio giovane quarterback avevano costretto coach Whisehunt a dare spazio al veterano ex MVP della Lega e campione del mondo con i Rams, ma il comitato alla lunga avrebbe creato malumori fra i due contendenti e spaccature all’interno dello spogliatoio, per cui l’infortunio al collo patito dall’ex USC nell’ultima vittoria contro StLouis scaccia ogni dubbio e permette al coach di lanciare Warner e sperare che possa rinverdire i fasti del “greatest show on turf”. Ma oltre ai quarterback anche i running back non sono stati lasciati fuori da questa ondata di infortuni e per Indianapolis e New England, gli stop di Addai e Marooney sono temporanei e non sembrano aver creato grossi scompensi, viste le prestazioni dei backup Keith e Morris, per Tampa Bay e Cincinnati la situazione sembra diversa, visto che i Bengals, dopo aver perso il rookie Irons poco prima dell’inizio della stagione, hanno subito lo stop di Rudy Johnson, finendo per giocare queste ultime due gare praticamente senza running game, mentre i Bucs, dopo un ottimo inizio di stagione, hanno perso in successione Cadillac Williams, messo in IR dopo un tremendo infortunio al ginocchio che ne mette a rischio anche la carriera, e Michael Pittman, anche lui infortunatosi al ginocchio nella prima partita da titolare. Le due squadre ora sono alla ricerca di qualche trade che possa riequilibrare il running game, ma rischiano di veder sfumare i sogni di postseason coltivati dopo le prime convincenti partite. In questa giungla estrema di infortuni eccellenti, le due squadre che finora hanno risentito meno dei continui bollettini medici nefasti che ormai aprono le news del lunedì sono i New England Patriots e i Dallas Cowboys, che insieme con Indianapolis stanno dominando questo inizio di stagione NFL. Probabilmente le sorti di questa annata saranno segnati dai soliti fattori tecnici, dalle giocate offensive e difensive delle varie squadre, da Brady o da Manning, o dal sorprendente Romo, ma fino a questo momento l’NFL si sta decidendo più nelle infermerie e negli injury report, che sul campo e per le squadre, e soprattutto per i coaching staff schierare delle formazioni adeguate è diventato un serio problema. Le cause che possono spiegare questa sorprendente calamità sportiva sono difficili da scovare, ma sicuramente l’aumento di fisicità e velocità del gioco e una certa componente di stress fisico dovuto ai terreni di gioco e ai carichi ravvicinati che i giocatori sono costretti a subire in poco più di quattro mesi, possono essere basi per analizzare il problema. Potrebbe essere una mera casualità, ma sicuramente a fine gennaio, per giocarsi il titolo, ci saranno due squadre che sono riuscite a tenersi fuori il più possibile dalla stagione degli infortuni. Colts-Pats: La Sfida Continua.n America ci hanno messo pochissimo a tirare in ballo il 1972 dei Dolphins, l'anno di Don Shula sulla sideline e un Super Bowl vinto grazie alla cosiddetta “perfect season”, una stagione da imbattuti. Sono bastate due o tre partite di rodaggio ottimamente giocate da alcune squadre per far scrivere, ad alcuni analisti oltreoceano, che quel primato finora imbattuto già cominciava a vacillare. Ora che di gare ne sono passate cinque, quelle affermazioni sembrano davvero prendere forma, anche se educatamente, un po' ovunque. Fermo restando che a febbraio avremo un solo vincitore è evidente che lo zero nella casellina delle sconfitte in regular season ha un'importanza relativa sul vero esito definitivo della stagione benché rappresenterebbe, nel caso di riuscita, un primato indiscutibilmente di prim'ordine. In secondo luogo, ciò che è maggiormente da sottolineare, è che le due maggiori indiziate a portare a termine le 16 fatiche di Ercole (più i playoffs), sono le due formazioni che, attraverso le loro sfide a distanza e sul campo, hanno monopolizzato il maggior interesse del campionato Nfl negli ultimi anni: i New England Patriots e gli Indianapolis Colts. I Dallas Cowboys, che stanno dominando sul fronte opposto della lega, non sembrano avere le carte in regola per tale impresa, ed anche se potrebbero rappresentare la vera sorpresa del Super Bowl XLII, nessuno riesce a vederli con troppa sicurezza a 16-0 alla fine di dicembre (e il recente Monday Night ha dimostrato come i texani siano ancora alle prese con alcune cosette da registrare al meglio). Restano quindi le due squadre che più di tutte hanno creato la più accesa rivalità degli ultimi dieci anni di football, due squadre che, il 4 novembre, si affronteranno al RCA Dome di Indianapolis in una sfida che probabilmente già potrebbe valere il fattore campo in postseason e la quale, in tutti i casi, toglierebbe a una delle pretendenti la chance di giocarsi l'imbattibilità sino alla fine. Non è importante, ora, sapere quale sia il rapporto tra le due grandi negli scontri diretti recenti, né andare a rivedere chi, e come, ha vinto di più nei playoffs; ciò che importa sarà capire, in un antipasto davvero succulento, chi delle due avrà maggiore intenzione di mostrare le proprie carte all'avversario e chi cercherà di dare più l'impressione di volere conquistare il biglietto per una presenza a gennaio nel minor tempo possibile. Ma, davvero, queste due squadre possono puntare a una stagione senza sconfitte? E, soprattutto, sarebbe conveniente impegnare tante energie psicofisiche per ottenere un record che, tutto sommato, non porta anelli al dito ma, per quanto immenso, resta fine a sé stesso e rischia di essere lo splendido ritratto di un'opera miseramente rimasta incompleta? Dato il senso della seconda domanda è facile intuire una risposta negativa, e la storia recente ce lo insegna. I Colts hanno appena realizzato il 5-0 in cinque stagioni consecutive, impresa riuscita solo ad uno sparuto numero di squadre che si contano sulle dita di una mano, ma hanno dimostrato, nel tempo, di aver imparato la lezione. Non solo riserve in campo, sul finale di stagione e a giochi fatti, col rischio di perdere eccessivamente il ritmo partita complice anche il turno di riposo nel giorno della Wild Card, ma nemmeno l'ossessiva ricerca di una vittoria ininfluente per il posizionamento nel tabellone playoff e che, magari contro squadre più agguerrite ancora a caccia di risultati utili, alza la possibilità di infortuni ed eccessivo affaticamento. Certo, nessuno gioca a perdere su un campo da football, perché questo può coincidere anche con un maggior numero di colpi duri subiti e l'allontanarsi di traguardi che possono fruttare, in termini di numeri, anche il raggiungimento di qualche bonus contrattuale; ma è scontato che preservare una certa integrità sia fondamentale per chi dovrà giocarsi tutto nelle gare secche di playoffs. Non sarà un caso che i Colts abbiano perso lo scorso anno con Houston alla week 16, l'anno prima due delle ultime tre partite, quello prima ancora all'ultima uscita contro Denver che dodici mesi prima li aveva di nuovo sconfitti alla penultima. E sempre su un record che, a fine stagione, contava solo 4 partite perse. Una percentuale nel finale stagionale più da squadra che punta alla prima scelta al draft, si direbbe, ma anche segnale di chi cerca di limitare al minimo i giri del motore per non forzare un ingresso ai box troppo prematuro. Questo lo sanno benissimo anche i Patriots, ormai squadra salita stabilmente ai vertici della lega e che conta il maggior numero di titoli vinti nel nuovo millennio. New England conta però su una division che difficilmente emerge e che rimane costantemente impantanata nei propri limiti. Il nuovo coach e una offseason piena di enigmi lasciano Miami attualmente ferma a 0-5; la Buffalo con più giocatori in infermeria che in campo è 1-4 e i NY Jets ci hanno ormai abituato da anni a un andamento stile “ottovolante”, una squadra capace di ottime giocate e di grandi prestazioni che si alternano ad anonime partite costellate da miriadi di errori. Questo agevola la corsa di New England che, senza clamorosi errori, può portare a casa un 6-0 garantito già a inizio stagione. Se anche i Cowboys venissero battuti dai Pats nella prossima partita, solo i Colts si metterebbero tra New England e il tentativo dell'Impresa (con la maiuscola ovviamente) in un calendario che presenterebbe altre insidie certamente (Pittsburgh, Giants e Baltimora) ma che non regalerebbe certo rivali dello stesso spessore mostrato fino ad oggi dai Colts. La sensazione, però, è che nessuno punti davvero a terminare imbattuto il campionato (e nemmeno senza pareggi, per completezza), benché questo possa sembrare il sogno proibito di ogni allenatore. La sensazione è però che il 1972 appartenga ad un'altra epoca e, oltre a far disputare meno partite (14 gare di regular season dove due partite in meno, ve lo assicuriamo, possono essere un'immensità), il gioco di oggi, estremamente più fisico e veloce come ormai costante di ogni disciplina e non solo professionistica, non consente di rischiare troppo in una sfida che anche ai meno pragmatici appare inutile oltre che troppo difficile da compiere. Anzi, al contrario, meglio trovare le giornate storte nei quattro mesi che ci separano alle sfide finali che nel clou della stagione. Il piatto forte rimane quindi la sfida tra le due compagini che ormai da mesi vengono dipinte come le due finaliste del Super Bowl anticipato, il Championship della Afc. Sarà difficile fermare la loro corsa, visto la partenza falsa di San Diego e le difficoltà di Baltimora, anche se Pittsburgh, giustamente, sta facendo più di un pensiero all'ipotesi di guastare la festa. Guarda caso, New England, Pittsburgh e Indianapolis sono anche le tre vincitrici degli ultimi quattro Super Bowl (grazie alla doppietta dei Patriots), segno di una costanza e di un lavoreo ottimamente svolto in questi anni in seno alla società. Niente da dire quindi se, a un certo punto, vedremo che ad eccezione di qualche record individuale da raggiungere e qualche formalità da affrontare, i due colossi a oggi imbattuti tireranno finalmente il freno a mano. La perfect season ha certamente il suo fascino, ma due sconfitte e un Vince Lombardi Trophy ne hanno certamente di più. La speranza è però che per il 4 di novembre queste due squadre siano ancora imbattute, per non perdere il fascino di una gara che diventerebbe fondamentale non solo per capire la psicologia dei due coach, e nemmeno solo per intuire chi, con uno scatto rapido e deciso, potrebbe avvantaggiarsi per l'eventuale fattore campo in gennaio. No, non solo questo, ma anche per apprendere, dal giorno dopo, quanto una sconfitta del genere possa gravare sull'umore degli sconfitti, per vedere chi, in fin dei conti, è rimasto in ottica di perfezione più a lungo, anche se solo a metà stagione e per vedere sullo stesso ring le due squadre in lotta per togliere all'avversaria i gradi di favorita. Sempre che Tony Romo e Terrell Owens, o altri al loro posto, non decidano di rovinarci l'attesa. 10月10日 Alcune mie opinioni sul football NCAA.La colpa del disastro contro Stanford e della partenza al rallentatore
di USC è ricaduta sulle spalle del quarterback John David Booty. Ma
anche i wide receivers dei Trojans hanno la loro parte di
responsabilità. Il gruppo di ricevitori è semplicemente inconsistente:
il ricevitore leader è il TE Fred Davis. Né Patrick Turner, né Vidal
Hazelton, né David Ausberry, le reclute maggiormente attese, sono stati
in grado di maneggiare il ruolo di receiver No. 1. Inoltre, nella offensive line ci sono stati numerosi infortunati, cosa che ha esposto Booty alle rush avversarie. Il futuro di Wannstedt e di Pittsburgh dipenderà molto dal proseguo della stagione del QB Pat Bostick e del RB LeSean McCoy. Il lavoro di McCoy riesce a tenere la pressione lontano dal giovane quarterback di Pitt. In attacco, i Panthers giocano come una squadra NFL, cercando di controllare il pallone ed il tempo e di vincere le partite nel 4° quarto. Quale squadra imbattuta attualmente ha le migliori chances di giocarsi il titolo? Non Ohio State, secondo i giornalisti americani. Per i Buckeyes infatti si prospetta una seconda parte di stagione piuttosto agevole: Penn State è un avversario appena decente, una vittoria con Wisconsin non impressionerebbe nessuno ed una su Michigan, dopo l’affare Appalachian State, ancora meno. Molto del futuro di Missouri si deciderà nello scontro contro Oklahoma del prossimo week end. I Tigers hanno uno dei quarterback più forti della nazione in Chase Daniel, ma il problema resta la difesa: anche se hanno fermato Sam Keller e l’attacco di Nebraska ad appena 297 total yards, ora dovranno affrontare un attacco che ha prodotto una media di 482 yards a gara. Una delle grandi sorprese della stagione è certamente rappresentata da Oregon. I Ducks sono 4-1, al 9° posto nella AP poll. Dennis Dixon guida una offense che è la No. 6 del Paese in rushing e scoring. A proposito di Dixon: il quarteback è il simbolo dell’esplosione dei Ducks: guida la Pac-10 in passing efficiency, ha registrato almeno 1 touchdown sia su passaggio che su corsa in ogni partita di questa stagione, la sua percentuale di completi è del 69% ed il rapporto Td-INT registra un incredibile 12-2. Giocatore della settimana è uno dei più sottovalutati back degli States: si tratta del RB di Illinois, Bronco Mendenhall. Mendenhall ha una media di 129 rushing yards a partita e di 6.8 yards a portata con 10 Td segnati. Nell’ultima partita ha corso per 160 yards con 2 Td contro Wisconsin. Le speranze di Ron Zook di agguantare la Big Ten passano da lui. Aumentano le speranze di Heisman Trophy per il quarterback di Boston College, Matt Ryan, (24 su 32, 312 yards e 4 touchdowns contro Bowling Green). Ryan, considerato da alcuni analisti come il miglior Qb in assoluto degli States, ha ora lanciato per 1,857 yards e 15 Td in stagione. La squadra di Jeff Jagodzinski è 6-0, aiutata oltre che dal senior Ryan da altri 43 lettermen. Quali le speranze di BC di giocare per il titolo o, almeno, per un BCS bowl? La seconda parte della stagione prevede 4 trasferte (Notre Dame, Virginia Tech, Clemson e Maryland), con Florida State e Miami in casa. Difficile ma non impossibile… Dopo 4 sconfitte consecutive, North Carolina alza la testa sconfiggendo Miami. Butch Davis sta facendo un buon lavoro con un team giovane: 3\4 della deep chart è occupata da redshirt o veri freshmen. I Tar Heels (2-4, 1-2 ACC) sono stati sotterrati soltanto una volta, quando hanno perso di 27 a South Florida. Nelle restanti 3 sconfitte, sono sempre rimasti in partita. Bene anche Mike Price, di UTEP. Price ha perso l’all-time leading passer (Jordan Palmer) ed il miglior ricevitore nella storia della scuola (Johnnie Lee Higgins), ma nonostante ciò i Miners sono 4-2 e 2-0 nella Conference USA. Nelle ultime 3 partite hanno segnato ben 148 punti. Kansas è 5-0 per la prima volta in 39 anni (grazie anche ad un calendario iniziale favorevole…) ed è reduce dalla vittoria nello scontro statale contro Kansas State. I Jayhawks cominciano a farsi notare a livello nazionale. Il Qb Todd Reesing ha lanciato per 200 yards in ognuna delle prime 5 partite stagionali e potrebbe diventare il 1° Jayhawk della storia a lanciare per 3,000 yards in una annata. Inoltre, a Reesing mancano appena altri 5 touchdown passes per superare il record di KU di 18 stabilito nel 2003 da Bill Whittemore. Un allarme per il quarterback e per Kansas si è però acceso proprio nell’ultima partita: la difesa di Kansas State ha infatti costretto Reesing, che ha comunque lanciato per 267 yards e 3 touchdowns, a 3 intercetti. Reesing precedentemente ne aveva lanciato soltanto 1. 10月8日 Lutto nel mondo delle due ruote: è morto Norifumi Abe.TOKYO, 8 ottobre 2007 - È morto in un incidente stradale il campione giapponese di motociclismo Norifumi Abe. Era alla guida di una moto quando si è scontrato con un camion. A 'condannarlo' la manovra proibita di un autocarro, che ha fatto inversione a 'U' in un tratto di strada dove la manovra era altamente sconsigliabile. Il quotidiano nipponico Asahi Shimbun riferisce che il mezzo pesante stava effettuando una inversione di marcia in una strada a due corsie, Abe giungeva in senso contrario e non ha potuto evitare l'impatto. L'ex pilota è stato prontamente soccorso e ricoverato in ospedale ma i medici non hanno potuto fare nulla per salvarlo.
Norick Abe, 32 anni, debuttò nel mondiale nel 1994 come wild card a Suzuka. Nel '96 conquistò la sua prima vittoria nella classe regina proprio sul circuito nipponico. Tra i tifosi di Abe, Valentino Rossi, che proprio in suo onore ha utilizzato il soprannome «Rossifumi» quando correva nella classe 125. Il nome di battesimo di Abe era infatti Norifumi. Abe ha disputato le stagioni dal 1994 al 2004, sempre in sella alla Yamaha. Quest'anno era impegnato nel campionato giapponese di Superbike. Soprannominato Norick, Abe aveva vinto il gran premio del Giappone di MotoGP nel 1996 e nel 2000, e quello del Brasile nel 1999. 10月7日 MLB - Rockies, Sweep Leggendario.Poche persone avrebbero pronosticato un risultato così netto. Non si potrebbe definire altrimenti questo dominante sweep che i Colorado Rockies hanno inflitto ai Philadelphia Phillies nella gara valida per la NLDS. Una gara pulita, dai pochi acuti offensivi ma determinanti. Ancora una volta i Rockies hanno saputo sfruttare al meglio i momenti favorevoli, affidandosi ad un bullpen d'eccezione. Un pezzo di storia può essere aggiunto nella baceca dei Rockies che per la prima volta riescono a raggiungere la NLCS. Una sola era stata l'apparizione ai playoff precedentemente: nel 1995, quando però la sconfitta fu, per mano dei Braves, imeddiata. Gara 3Soltanto un guasto all'impianto di illuminazione potrebbe rovinare la festa ai Rcokies. Nel secondo inning infatti cala la notte al Coors Field e per un momento si trema. Risolti i problemi, bisogna comunque aspettare per vedere qualche acuto offensivo e ad inizio gara sono i pitcher a farla da padrone. In particolare Ubaldo Jimenez che garantisce stabilità e sicurezza, e chiuderà l'incontro in 6.1 inning, 5K 3H 1ER ed una sorprendente ERA di 1.42. Non riuscirà tuttavia a portare a casa la vittoria, visto che al settimo inning il punteggio si trova in parità. Anche Jamie Moyer parte discretamente o per lo meno riesce a limitare i danni. Al quinto inning Colorado riesce a cambiare l'inerzia della partita. Kazuo Matsuibatte un RBI-triple (il secondo in questa serie di playoff) che consente ai Rockies di portarsi in vantaggio. Servono due inning ai Phillies per rispondere al colpo. Ci riesce Shane Victorino con un Solo Shot che riesce a far calare, per un attimo, l'entusiasmo degli oltre 50mila del Coors Field. Colorado riesce ad infliggere il colpo-partita quando sul monte dei Phillies si trova J.C. Romero che otterà dunque un'amara sconfitta. Con il singolo di Jeff Baker, entrato come Pinch Hitter, Garrett Atkins può correre verso casa base e segnare il 2-1 della vittoria. Il bullpen dei Rockies è sinonimo di perfezione. Nulla viene concesso e anzi vengono messi a segno 3K. Il closer Manny Corpas ottiene la terza salvezza in tre partite. Brian Fuentes, subentrato appena prima di lui, ottiene la vittoria, meritandola con 2K. Coming UpCome i Rockies, anche i D-Backs sono riusciti a vincere velocemente la serie per 3-0. Dunque lo scontro, che prenderà il via Martedi 11 Ottobre 2007, vedrà opposte le squadre di Arizona e Colorado. I probabili pitcher partenti saranno i migliori di ogni squadra, e quindi Jeff Francis per i Rockies; Brandon Webb per i D-Backs. MLB - La Tribù Affonda Gli YankeesI playoff sono cominciati e gli Yankees sembrano ancora quelli del 2006: in difficoltà e vicini all’eliminazione. Sotto 2 a 0 dopo le partite giocate in Ohio, i Bronx Bombers devono cercare nel proprio lineup quella scintilla che li può riportare in gioco… altrimenti Time is Over… Queste prime 2 partite rispecchiano la stagione 2007 della squadra di New York: incapacità di far funzionare attacco e pitching nello stesso momento. Prima partita contro C.C. Sabathia: Wang gioca la sua peggior partita in MLB e, nonostante l’attacco riesca a “toccare” decentemente l’ace di Cleveland, il crollo del monte fa svanire ogni speranza. Seconda partita contro Fausto Carmona: il pitching lavora molto bene contro il lineup degli Indiani, ma l’attacco produce un solo punto. Risultato finale? 2 a 1 per Cleveland agli extra-inning. Gli Yankees sembrano ancora in preseason, con i propri slugger in difficoltà: Alex Rodriguez conferma la sua scarsa propensione a giocare nei playoff, non riuscendo a produrre assolutamente nulla. Matsui prosegue il suo periodo nero in cui la palla da colpire sembra essere più piccola della punta di uno spillo. E Giambi resta in panchina a guardare. Si potrebbero dire molte cose sulle scelte di Torre, ma questa non è la sede opportuna. E’necessario tornare alla cronaca che continua a ripetere impietosamente per la squadra di New York che il tempo sta per scadere, che ormai si è con le spalle al muro. Prima Partita La prima partita della serie ha visto lo scontro tra Sabathia e Wang. Risultato finale del match: 12 a 3 per la tribù. Guardando l’inizio dell’incontro ci si poteva aspettare altro: lead-off HR di Johnny Damon, ma da quel momento Wang è stato colpito con relativa facilità dal lineup dell’Ohio. E nonostante questo nel quarto inning gli Yankees si trovano nella condizione di basi piene e 1 out con un solo punto da recuperare. Risultato: Posada messo K e Matsui che prosegue nel suo periodo disgraziato. In quel momento finisce la partita completamente, perché Ohlendorf rileva Wang e lascia scappare i buoi completamente. Da menzionare la super partita di Kenny Lofton che chiude la serata con 3 su 4 e 4 RBI e 1 SB. Tutto il lineup eccetto Gutierrez ha battuto almeno una valida e 6 giocatori su 9 hanno battuto almeno un RBI. Sabathia porta a casa la vittoria con una prestazione non eccelsa durata solo 5 inning in cui ha concesso 4 H e 6 BB. Wang chiude con una L devastante in cui concede 9 H, 4 BB e ben 8 ER. Seconda Partita La seconda partita vede lo scontro tra Andy Pettitte e Fausto Carmona. Grande partita e grandissimo pitching duel. Carmona chiude con 9 IP, 3 H, 2 BB e 1 ER, Pettitte 6.1 IP, 7 H, 2 BB e 0 ER. Nessuno di questi due pitcher ha ottenuto la vittoria. La parità viene spezzata nel terzo inning con un solo shot homer di Melky Cabrera sull’unico errore di Carmona. Per il resto è totale dominio sul lineup Yankees in cui solo Jeter e Abreu riescono ad andare sulle basi grazie a una battuta. Le caratteristiche di groundballer del pitcher Indians sembrano fatte a posta per zittire la potenza dei Bombers. Sull’altro monte Pettitte, con qualche difficoltà in più, tiene a zero un lineup che la sera prima aveva distrutto Wang. Poi sale sul monte Joba Chamberlain e si verifica un fatto stranissimo: un attacco di insetti che infastidisce i giocatori. Il pitcher Yankee perde per un attimo il controllo e a causa di HBP e Wild Pitch lascia pareggiare la tribù. Poi al nono sale sul monte per New York Mariano Rivera, che lancia per 2 IP senza concedere punti nonostante parecchi problemi nel gestire la situazione. Si arriva così all’undicesimo inning in cui Vizcaino sbaglia tutto e Travis Hafner batte il walk-off single che permette alla tribù di mettere più di un piede al Championship. Quello che sarà Domenica si giocherà nel Bronx e le pinstripes dovranno affidarsi a Roger Clemens e il lineup dovrà toccare Westbrook, altrimenti la postseason sarà veramente molto lunga nella Grande Mela. Ormai è tempo di mostrare il proprio valore, altrimenti YOU ARE OUT! 10月5日 McDonald: il cugino di BibbyShaun Terrance McDonald è stato conosciuto per anni come “quel giocatore con il cugino famoso”, lo sportivo meno noto della famiglia, l’atleta che doveva la sua principale notorietà all’essere parente di primo grado di Mike Bibby, star della NBA con la canotta dei Sacramento Kings, nonché suo cugino primo. Noi stessi ci siamo chiesti chi fosse costui quando ancora non era stato scelto dai Lions Calvin Johnson e in Michigan, alla disperata ricerca di un WR per il passing game instaurato da Mad Martz, arrivò lui, uno sconosciuto ricevitore che per quattro stagioni aveva vestito la divisa dei St.Louis Rams. Eppure McDonald, come ogni atleta che si rispetti, ha una storia definita alle spalle, una storia che ha nel suo “passaggio” in Missouri la chiave della sua notorietà odierna. Originario di Phoenix Shaun ha mosso i primi passi su un campo da football difendendo i colori della Shadow Mountain High, squadra in cui ha ottenuto tre lettered in tre anni facendosi notare come wide receiver e kicker returner, e chiudendo come uno dei migliori giocatori di sempre della scuola; durante la sua esperienza liceale si è cimentato con ottimi risultati anche nel soccer, guidando i Matadors alla conquista del campionato statale nell’anno da senior e ottenendo un letterman per ogni stagione disputata con la squadra. Il giovane McDonald ha avuto però più successo sul terreno da gioco delimitato dalle hashmarks, esplodendo definitivamente durante il suo ultimo torneo liceale, che ha concluso con 1,700 all-prupose yards e un piazzamento d’onore nella corsa all’ “Arizona Player of the Year 1999”. Le ottime cose fatte intravedere da Shaun con il football team dei Matadors, da returner detiene il record dello stato grazie ai 14 TD messi a segno nell’anno da junior, gli permettono di presentarsi al recruiting come quinto ricevitore della Western Region, con all’attivo due importantissime nomine, una nel ”All-American Team 1998” e l’altra nel first team ”Best in The West 1999”, squadra che raggruppa i migliori talenti dell’ovest; unico giocatore dell’Arizona ad essere rientrato in questa rappresentativa, il wide receiver di Phoenix decide di restare fedele alle sue origini, seguendo le orme del fratello maggiore Tariq, anche lui WR, e accettando l’offerta di borsa di studio da parte di Arizona State. Con i Sun Devils McDonald gioca per tre stagioni, rendendosi eleggibile per il draft già alla fine del suo anno da junior e quindi scegliendo di non tornare nel campus di Tempe per concludere la sua carriera universitaria; nell’arco del suo triennio NCAA sfiora il record di yards ricevute da un atleta di ASU, fermandosi ad appena 126 yards dal primato detenuto da John Jefferson (1974-77) con 2,993, concludendo con 2,867 yards, 24 touchdown, e buone relazioni da parte degli scout NFL che lo considerano un giocatore ”piccolo di statura ma grande nel talento”, nonché uno dei più eccitanti ed elettrizzanti WR della nazione, cosa confermata dal secondo posto ottenuto nel “Biletnikoff Award”. McDonald al draft del 2003 deve però fare i conti con una classe di ricevitori molto valida, che vede tra gli altri Charles Rogers, Andre Johnson, Anquan Boldin, Nate Burleson, e un’altezza, 5 piedi e 9, che non gli consente di gareggiare con loro per un first day pick anche se considerato uno dei migliori ritornatori della nidiata, vista la seconda posizione del ranking NCAA conquistata nel 2004 alle spalle di Lee Evans. Proprio le sue doti di returner gli permettono comunque di strappare una chiamata tra i professionisti, sebbene molto più in basso di quanto lui stesso pensasse, accasandosi al quarto giro, centoseiesimo pick, ai St.Louis Rams. Con la franchigia del Missouri McDonald esordisce alla grande, disputando un ottimo season opener contro i New York Giants e concludendo la partita con 6 ricezioni per 46 yards; purtroppo per lui la giornata dell’esordio nei Rams e nella NFL si conclude però nel modo peggiore, visto che è costretto ad abbandonare il campo a causa di un infortunio che ne limiterà l’utilizzo per tutto il resto della stagione, chiusa con solo 62 yards ricevute in sette match giocati anche a causa della concorrenza di Kevin Curtis, ricevitore scelto un giro prima di lui al draft. Con il compagno di squadra l’ex talento di ASU gareggia, con più fortuna, anche nel corso del suo secondo anno in NFL, riuscendo a ritagliarsi uno spazio maggiore e sfruttando appieno la rotazione di WR imposta dal passing game adottato dall’head coach Mike Martz, che punta parecchio su di lui impiegandolo in tutte e 16 le partite. Shaun, dal canto suo si fa trovare non solo pronto, ma prontissimo, e festeggia il suo primo touchdown da professionista nel match del 3 ottobre 2004 contro San Francisco, rivale divisionale, dove realizza su ricezione da 6 yards; chiude la stagione con 37 ricezioni per 494 yards e 2 touchdown all’attivo, il secondo dei quali è tuttora il suo più lungo in carriera, 52 yards contro Seattle. Nel 2005 McDonald diventa ancora più fondamentale per l’attacco di St.Louis, accrescendo in modo esponenziale il suo apporto alla squadra e giocando anche titolare in due occasioni, tanto da concludere con 523 yards ricevute in sedici partite di regular season; sempre in stagione regolare il ricevitore di Phoenix costruisce quello che fin qui è il suo career high nel match contro i Giants, ancora loro, del 2 ottobre, ricevendo 9 palloni per 121 yards. Arrivato a fine torneo senza aver realizzato alcun touchdown, Shaun vede le sue speranze di emergere scemare quando viene licenziato in tronco Mike Martz, suo mentore, il 2 gennaio 2006. L’avvento di coach Linehan chiude infatti le porte della squadra titolare a McDonald, che viene spesso e volentieri utilizzato più come punt returner, 23 ritorni per 172 yards, che come ricevitore, ruolo in cui trova poco spazio, 13 ricezioni per 106 yards, riuscendo comunque a realizzare un touchdown, nell’ottava settimana contro i Chargers. Per sua fortuna, e per quella di Detroit, a fine stagione il contratto con i Rams si estingue, dandogli la possibilità di esplorare i “meandri” della free agency alla ricerca di una nuova squadra cui prestare i propri servigi. La ricerca si conclude molto presto, quasi immediatamente, quando a chiamarlo è il suo vecchio allenatore, diventato nel frattempo offensive coordinator di Detroit, che lo convince a trasferirsi in Michigan firmando il suo secondo contratto da professionista con i Lions il 15 Marzo 2007, ad appena quattordici giorni dalla partenza della free agency. Passato lo spauracchio di ritrovarsi nuovamente tra i piedi Kevin Curtis, che dopo aver accettato la corte di Detroit firma per Philadelphia, Shaun si può godere appieno il ricongiungimento con l’allenatore che lo scelse al draft quattro anni prima, quel Mike Martz che sembra voler puntare nuovamente su di lui. Nonostante al draft 2007 l’head coach dei Lions Marinelli decida di chiamare con la seconda scelta assoluta il miglior ricevitore della classe Calvin Johnson, McDonald sembra pronto a percorrere la stessa strada tracciata un anno prima dal suo ex compagno di squadra nei Rams Mike Furrey, rivelatosi a sorpresa come leading receiver di Detroit nel 2006. Anche il quarterback Jon Kitna sembra gradire la presenza del ricevitore di Phoenix nell’attacco guidato da lui stesso, e lo dimostra chiamandolo in causa con assiduità già durante le partite di preseason. Nel tempio della Ford attendono con impazienza la nuova coppia dei sogni Roy Williams – Calvin Johnson, ma a sorprendere tutti è invece il piccolo e talentuoso WR arrivato da St.Louis, quel McDonald passato quasi inosservato tra le acquisizioni della offseason. Shaun si rivela subito una spalla ideale per Williams, entrando con costanza nel meccanismo rotatorio previsto dal solito Martz, e tornando ad essere elettrizzante come hai tempi di Arizona State, quando colpiva le difese avversarie sul profondo; il suo biglietto da visita per i nuovi tifosi sono state le sei ricezioni per 90 yards con annesso touchdown nel season opener contro Oakland, il 9 settembre, che sono state un primo assaggio di quello fatto vedere dopo. McDonald è poi stato uno dei protagonisti nella vittoria contro Minnesota alla seconda giornata, con 7 ricezioni per 71 yards, ed è andato a segno una settimana più tardi nella partita dei record contro Philadelphia, 5 ricezioni per 76 yards, prima di rivelarsi decisivo nella sfida divisionale con Chicago, l’ultima domenica, dove ha segnato il suo terzo touchdown stagionale, battendo il suo precedente record di realizzazioni stagionali, 2, in solo quattro partite. Con questi numeri Shaun sta dimostrando a tutti quanto vale, ma soprattutto sta confermando al pianeta football che McDonald non è più ”solo il cugino di Mike Bibby”, ma molto di più. 10月4日 NCAA Football: Big XII Report: Week 5.La prima settimana di scontri all’interno della Big XII ci regala subito enormi sorprese, con le due migliori squadre della conference, Oklahoma e Texas, che a sorpresa cadono al cospetto di rivali sicuramente molto meno accreditate. Per i Sooners è arrivata la sconfitta di misura 24 a 27 contro l’ormai ex cenerentola Colorado, mentre per i Longhorns si parla di una vera e propria disfatta, ad opera della sorprendente Kansas State, tra le mura amiche del Texas Memorial Stadium, dove i ragazzi di coach Mack Brown sono stati battuti di venti punti, 41 a 21. Protagonista in negativo della partita il quarterback dei Longhorns Colt McCoy, che nonostante il touchdown e le 200 yards lanciate ha penalizzato parecchio la sua squadra facendosi intercettare per quattro volte dalla difesa avversaria. I turnover causati dagli errori del numero 12 di Texas hanno di fatto avuto ripercussioni enormi sull’attacco di Brown, che ha visto i suoi migliori elementi chiudere il match con statistiche ampiamente al di sotto del loro standard; il tight end Jermichael Finley ha ricevuto per sole 55 yards, mentre il leading receiver Limas Sweed ha fatto addirittura peggio, ricevendo appena 2 palloni per 14 yards. L’unico a salvarsi, almeno all’apparenza, nel reparto offensivo dei Longhorns è stato il RB Jamaal Charles, autore del settimo touchdown stagionale ed in grado di chiudere la partita con un buon bottino di yards corse, 72 in 12 azioni, che gli hanno permesso di mantenere una media di 4.2 a portata. L’attacco di Texas ha sofferto enormemente la grande intraprendenza della difesa dei Wildcats, che ha trovato i suoi punti di forza nei linebacker Reggie Walker e Justin Roland, autori di 9 tackle a testa, vere e proprie spine nel fianco del reparto avversario; Roland ha inoltre messo a segno uno dei quattro intercetti con cui è stato “regolato” McCoy, che ha pescato con i suoi passaggi anche Justin McKinney, Court Herndon, e Ian Campbell, autore del ritorno da 41 yards riportato in meta nel secondo quarto che ha regalato il primo break a Kansas State. La buonissima prova difensiva della squadra è stata accompagnata comunque da un attacco che ha sempre cercato di tenere sulle spine la forte difesa di Texas, cosa riuscita soprattutto grazie alle invenzioni del wide receiver Jordy Nelson, miglior giocatore della partita e “Big XII Offensive Player” della week.; il ricevitore dei Wildcats ha concluso il match con 116 yards ricevute e 2 touchdown realizzati, uno su reception di 4 yards, l’altro su punt return da 89 yards che ha chiuso definitivamente i conti, distanziando Texas di 13 punti. Stesso apporto lo ha garantito il runningback James Johnson autore anch’egli di due segnature, la prima su kickoff return da 85 yards, la seconda su corsa da 2 yards, che hanno contribuito all’affermazione di KSU e gli hanno permesso di totalizzare 83 yards; discreta anche la prova del quarterback Josh Freeman, che si è limitato a svolgere il compitino, ma senza brillare è riuscito comunque a completare per 177 yards, 1 touchdown, sbagliando poco o nulla e permettendo ai Wildcats di mantenere saldamente in mano il pallino del gioco. La stessa cosa non la si può dire del suo collega di Oklahoma Sam Bradford parso costantemente in difficoltà nel match di Boulder, tanto da lanciare a malapena 112 yards, 1 solo touchdown, e 2 intercetti, che hanno pesato come macigni nell’economia della partita, visto che i Sooners hanno dovuto orientare tutto il loro gioco offensivo sulle corse; in merito è giunta l’ennesima buona risposta da parte del RB Allen Patrick, che ha chiuso con 2 touchdown e 99 yards all’attivo una partita che l’ha visto comunque protagonista. Runningback sugli scudi anche per quanto riguarda i Buffaloes con Hugh Charles che ha totalizzato 110 yards e 1 touchdown, incamerando la settima prestazione “over 100” in carriera. Per Colorado è stato fondamentale aver trovato finalmente una guida per l’attacco, con Cody Hawkins che ha fornito ancora una buona prestazione, lanciando 220 yards e 2 TD pass, e riuscendo a farsi perdonare degli altrettanti intercetti. Rispetto alla passata stagione l’università di Boulder è infatti riuscita a dare un tono al reparto offensivo, spostando il quarterback dello scorso anno Bernard Jackson nella posizione di wide receiver, ruolo dove può sfruttare al meglio le sue qualità atletiche, e promuovendo come starter il già citato Hawkins, redshirt freshman che si sta rivelando una delle più belle scoperte della conference. In difesa da segnalare la leggera flessione del miglior tackler di questo inizio stagione NCAA Jordon Dizon, che ha perso il primato nella media dei placcaggi messi a segno a partita scendendo a 9 nella sfida contro i Sooners, che hanno avuto un maggiore impatto difensivo grazie alle prove maiuscole di Curtis Lofton, 16 tackle, Ryan Reynolds, 15 tackle e 2.0 sacks, e Reggie Smith, 13 tackle, 2.0 sacks, e 1 fumble recuperato. Statistiche ottime in difesa anche per Nebraska che trascinata dalle giocate di Steve Octavien, 11 tackle, 1.5 sacks, e da Bo Ruud, fratello del linebacker dei Buccaneers Barrett e protagonista della partita con 14 tackle più intercetto da 93 yards, record della scuola, riportato in meta, è riuscita a limitare l’attacco di Iowa State, forzando sei turnovers, 3 fumble e 3 intercetti. I Cornhuskers hanno inoltre usufruito della giornata di grazia del runningback Marlon Lucky, trasformatosi in playmaker con 108 yards corse e 2 touchdown realizzati, uno dei quali su TD pass lanciato da lui stesso per Sean Hill; il quarterback vero, Sam Keller ha lanciato invece per 219 yards, 2 touchdown, 1 intercetto, continuando a dare dimostrazione di come riesca a muovere bene i propri compagni sul campo, non facendo assolutamente rimpiangere Zach Taylor. Rimpianti che invece ha il suo avversario Bret Meyer, in teoria uno dei migliori QB della conference ma in pratica fanalino di coda del ranking dall’inizio di questa stagione, che ancora una volta denota scarsa precisione facendosi pizzicare in tre occasioni dai difensori di Nebraska, una delle quali decisive per l’esito della partita; le 281 yards lanciate non bastano a spiegare una prestazione priva di touchdown, soprattutto molto approssimativa, con i Cyclones che sono riusciti a rimanere in partita solo per merito delle corse di Jason Scales, che con 127 yards e 2 sparate in endzone ha cercato di tenere in piedi la baracca. Il quarterback di ISU ha festeggiato malissimo la quarantunesima partenza da titolare nella NCAA, che lo ha reso quello con più started in attività, ma gli resta comunque la consolazione di aver aiutato il WR Todd Blythe ad avvicinare ancor di più il record di yards ricevute da un Cyclones in carriera, 2,690, lanciandogli 5 palloni per 84 yards che lo hanno portato a quota 2,608. Soddisfatto invece il sophomore di Texas A&M Stephen McGee che ha concluso la sua prima partita con più di 200 yards di passaggio combinate a 100 yards di corsa in carriera, risultando uno dei migliori prospetti visti all’opera in questo inizio di torneo 2007 nella Big XII, tanto da insidiare il primato di Colt McCoy, ultimamente parso in crisi d’identità. Il quarterback degli Aggies ha segnato in entrambe i modi, prima completando un passaggio da 58 yards per Mike Goodson, poi correndo per 2 yards nel quarto finale, mettendo al sicuro il risultato; il gioco di corse di Texas A&M ha giovato anche a Jarvorskie Lane che ha prodotto 123 yards e 1 touchdown, aiutando moltissimo l'attacco a mantenere il controllo del cronometro, che a fine partita segnava un possesso di palla nettamente in favore dei padroni di casa, che hanno sfiorato i ¾ del tempo con 43:18 minuti totali. L'estrema permanenza sul terreno della difesa di Baylor la si intravede anche nelle statistiche dei Bears, che hanno nettamente dominato nelle stats finali piazzando tre giocatori nei primi tre posti; su tutti impressiona la prestazione di Jordan Lake, FS nominato defensive player of the week per la Big XII, che ha concluso con 18 tackle e 1 sack, mettendo in fila due suoi compagni di squadra Brandon Stiggers, 13 tackle, 1.5 sacks, e il linebacker Joe Pawelek, 12 tackle, 1 sack. Nonostante il risultato i ragazzi di coach Guy Morriss hanno comunque dimostrato di essere una squadra totalmente diversa rispetto all’anno passato,, visto che a conti fatti i Bears hanno comunque tenuto discretamente il campo, con il quarterback Blake Szymanski che ha lanciato per 194 yards in appena 16 minuti di possesso. Bene si è mosso anche l’attacco di Oklahoma State, ripresosi dopo una partenza difficile che li aveva visti perdere due delle prime tre partite, e capace di spazzare via con un secco 39-3 la compagine di Division II Sam Houston State; dopo la vittoria della scorsa settimana contro Texas Tech la squadra del miglior WR della conference Adarius Bowman, 141 yards e 1 touchdown sabato, ha ritrovato coraggio, giocando senza paura al cospetto di una rivale inferiore ma comunque guidata da un giocatore che aveva iniziato la carriera universitaria proprio nella Big XII, ovvero l’ex QB dei Sooners Rhett Bohmar. L’esperienza dell’ex gioiellino di Oklahoma non ha permesso però a SMU di rimanere in partita a lungo, ed infatti dopo il FG iniziale hanno lasciato spazio esclusivamente alle iniziative dei Cowboys, capaci di andare a segno con Dentrell Savage, TD pass di 1 yards, Perrish Cox, punt return da 49 yards, ed entrambe i runningback di riserva Kendall Hunter, che ha portato anche palla in nove occasioni per 64 yards, e Julius Crosslin, corsa da 2 yards. Per OSU da segnalare il career high del quarterback Zac Robinson, ormai titolare a discapito di Bobby Reid, che ha concluso con 279 yards e 2 touchdown lanciati. Molto meglio ha fatto il suo collega di Texas Tech “nell’allenamento” che i Red Raiders hanno svolto con Northwestern State, conclusosi con il roboante 75 a 7 in favore della squadra di Mike Leach, che sta garantendo uno spettacolo costante dall’inizio di questa stagione. I principali artefici degl’impressionanti numeri messi su da TTU sono sicuramente il quarterback Graham Harrell, 338 yard e 5 touchdown lanciati, e il wide receiver Michael Crabtree, 145 yards e 3 touchdown, una delle coppie meglio assortite della NCAA ed entrambi al top dei ranking nazionali; per il ricevitore freshman, al comando in tre classifiche del college football, il quattordicesimo touchdown messo a segno sabato, in appena 5 partite, ha poi significato il raggiungimento del record NCAA, detenuto da Jabar Gaffney (Florida 2000), Mike Williams (USC 2002) e Devone Bess (Hawaii 2005), di segnature realizzate in stagione da una matricola, mostrando di aver avuto una crescita incredibile, impensabile durante gli spring camp e la preseason. L’enorme mole di punti realizzati dall’attacco dei Red Raiders, che ha mandato anche due volte a segno il RB Shannon Woods, ha permesso a Leach di concedere spazio alle seconde linee, consentendo a giovani interessanti come il redshirt freshman quarterback Taylor Potts di realizzare il primo touchdown nella NCAA, e chiudere con 3 TD pass e 196 yards totali. La Big XII nonostante sia scesa a sole quattro rappresentanti nei Top 25 poll, Oklahoma, Texas, Missouri che riposava, Nebraska, rimane la conference che domina tra i national statistical leaders con Texas Tech che ha fatto suoi diversi ranking offensivi, punti segnati, total offense, ricezioni a partita, yards ricevute, e l’altra università in open date, Kansas, che è al comando delle classifica dei punti subiti, appena 5.8 di media a partita. Dopo una sola giornata di scontri divisionali, la XII, che pareva una delle divisioni con i vincitori e gli outsider già certi, sta rivelandosi una delle più combattute, grazie anche alle buone scelte in sede di recruiting che hanno permesso alle “piccole” Colorado e Baylor di accorciare discretamente le distanze. Classifiche (Squadra – Record Big XII – Record NCAA) North Division Nebraska Cornhuskers 1-0 4-1 Kansas State Wildcats 1-0 3-1 Colorado Buffaloes 1-0 3-2 Kansas Jayhawks 0-0 4-0 Missouri Tigers 0-0 4-0 Iowa State Cyclones 0-1 1-4 South Division Texas A&M Aggies 1-0 4-1 Oklahoma St. Cowboys 1-0 3-2 Oklahoma Sooners 0-1 4-1 Texas Longhorns 0-1 4-1 Texas Tech Red Raiders 0-1 4-1 Baylor Bears 0-1 4-1 MLB: Arizona parte bene.E' Brandon Webb con i suoi D'Backs a festeggiare la vittoria nell'opener della serie, ma Zambrano non ha nulla di cui rimproverarsi in quanto la sua superba uscita viene vanificata dal bullpen nel settimo inning. Webb ha presentato tutti i suoi lanci al meglio, alternando la sua mortifera sinker alla curva e alla changeup e ottenendo 9 SO in sette solidissimi innings, concedendo solo 1 punto e lasciando la palla al bullpen che ha chiuso il match senza problemi. Stessa storia per Zambrano (8 SO) che in 6 innings ha subito solo l'homer di Drew, prima di lasciare sull'1-1 per Marmol che ha perso la gara subendo 2 punti decisivi nel settimo. Per i D'backs, oltre a Webb, benissimo Drew con l'homer che ha aperto il match, 2 valide e un paio di giochi difensivi determinanti. Cubs poco incisivi, con il solo Zambrano sugli scudi (anche un doppio in battuta per lui) ma salviamo De Rosa che è andato in base 3 volte su 4 (1 hit, 1 BB, 1 HBP). Piniella su due decisioni importanti ottiene due responsi negativi: tiene Zambrano a battere nel sesto, vanificando le basi piene solo per farlo lanciare nella parte bassa dello stesso inning: poi lo toglie e perde la partita. La cronaca La partita inizia a movimentarsi nel terzo inning: Zambrano, che è un buon battitore, apre l'inning con un doppio ma Webb scongiura ogni pericolo mettendo SO Soriano, Jones e Lee l'uno dopo l'altro. Nell'inning seguente si muove anche lo scoreboard: Stephen Drew aggancia benissimo una fastball di Zambrano e la spedisce fuori dalle recinzioni per l'1-0. Nel sesto inning, Webb inizia a mostrare segni di cedimento: dopo un singolo di Lee, l'asso di Arizona ottiene due out ma poi perde il controllo dei suoi lanci e concede il walk a De Rosa e Soto riempiendo le basi. Theriot mette un singolo sopra il guanto di Reynolds ma Drew riesce dietro di lui ad agguantare in backhand la palla, fermando De Rosa in terza: Lee segna il pareggio ma la giocata di Drew sarà fondamentale. Infatti, Piniella lascia battere Zambrano resistendo alla tentazione di far scendere in campo un PH ma Webb lo elimina chiudendo l'inning. Nel settimo, Zambrano (che lanciava con soli tre giorni di riposo) esce dopo soli 85 lanci per far posto a Marmol: sembrava possibile farlo rimanere ancora sul monte ma Piniella va con uno dei rilievi più affidabili della stagione. La mossa non dà i frutti sperati e Reynolds colpisce la fastball del rilievo per il 2-1 Arizona: un out dopo, con Marmol che si affida alla slider, walk per Snyder e un doppio di Ojeda portano corridori in seconda e terza base. Melvin toglie Webb e manda in battuta Jackson che con una sacrifice fly mette il 3-1. Gli ultimi due inning vengono poi blindati da Lyon e Valverde per la vittoria finale. La frase del dopo partita “His ball just disappears” ( “la sua palla scompare”) detto da Lee, riferendosi ai lanci di Webb. Gara 2 Sarà il remake della sfida del 25 agosto scorso, finita 3-1 per i D'backs con gli stessi partenti sul monte ovvero Doug Davis per Arizona e Ted Lilly per Chicago. Lilly è stato più costante e si fa preferire in sede di pronostico ma Davis è già stato capace di zittire le mazze dei Cubs in quella occasione e potrebbe tranquillamente rifarlo, come del resto uscire dopo pochi innings essendo abbastanza imprevedibile il suo rendimento. C'è da dire che la pressione adesso si sposta sui Cubs, per lo svantaggio nella serie e per la necessità di sfruttare il vantaggio sul monte che i pronostici gli assegnano: riusciranno i Cubs a sfruttarlo ? 10月3日 NCAA Football: Mic's notebookFuori di dubbio che il quarterback titolare a Michigan sia Chad Henne. Ryan Mallett ha talento, ma è il giocatore del domani. Nel tentativo dei Wolverines di tornare ai vertici della Big Ten nonostante la pessima partenza, Michigan non può prescindere (e non lo farà…) da Henne. Uno scout della AFC ha messo in dubbio la possibilità che Darren McFadden sia in grado di produrre al livello successivo: “non so se McFadden, per il modo in cui corre, sia in grado di maneggiare 16 partite di colpi duri”, ha dichiarato lo scout. I giorni di Anthony Morelli come come starter di Penn State potrebbero volgere al termine. Le recenti prestazioni di Morelli stanno infatti facendo pensare coach Paterno all’idea di dare una possibilità ai backups Darryll Clark e Pat Devlin. Questo nonostante Paterno continui pubblicamente a difendere il suo quarterback titolare: “Non abbiamo un problema nel ruolo di quarterback”, ha detto il coach durante la conferenza stampa settimanale, “Morelli è il nostro quarterback”. Paterno è stato disturbato dal fatto che un reporter del giornale studentesco dell’università abbia chiamato Morelli la scorsa settimana: il giocatore è infatti off-limits per i media dalla partita contro Michigan. "E’ stata mia la decisione di non coinvolgere il ragazzo in nessun tipo di intervista con i media”, ha aggiunto Paterno. Fra i giocatori messisi in mostra in questa prima parte di stagione c’è senza dubbio P.J. Hill, running back di Wisconsin; il sophomore ha corso per più di 100 yards in 4 partite consecutive, portando la palla per almeno 25 volte in ognuno di questi incontri. L’ultima giornata è stata la giornata dei tailbacks meno conosciuti: Kory Sheets di Purdue con 141 yards ed 1 touchdown; Thomas Brown di Georgia con 16 portate per 180 yards e 3 touchdowns; Hugh Charles di Colorado ha registrato 110 yards ed 1 touchdown; Eugene Jarvis di Kent State ha vuto 230 yards e 2 touchdowns; Marcus Thomas di UTEP con 207 yards e 3 touchdowns; Kevin Smith di Central Florida con 33 corse per 223 yards e 3 touchdowns. Si ripeteranno? Dopo la performance nel secondo tempo della vittoria per 21-14 ottenuta contro Alabama, nella quale ha completato 12 su 19 passaggi per 224 yards, il junior quarterback Xavier Lee è stato promosso titolare da Florida State. Questa promozione dovrebbe porre fine alla controversia che ha visto (e vede…) coinvolti Lee e Drew Weatherford. La carriera di Lee a FSU è stata fin’ora “ostacolata”anche dal carattere non facile del giocatore di Daytona Beach, FL. Molti fans di Florida State hanno sempre sostenuto la superiorità di Lee rispetto a Weatherford ed il fatto che, se si fosse data una chance a Xavier, questi non avrebbe fallito. Lee ha speso le ultime 3 stagione come backup di Weatherford nella deep chart dei Seminoles. Ancora dubbi sulle capacità di Roon Zook come reclutatore? Arrelious Benn, wide receiver di Illinois, strappato da Zook a Notre Dame in una vera e propria “battaglia da reclutamento”, ha registrato 24 ricezioni per 286 yards ed 1 touchdown con 19 corse per altre 91 yards contro Penn State. Un coach in difficoltà: si tratta di Dave Wannstedt. Non c’è molto di cui essere allegri, in questo momento, per Pitt: i Panthers vengono da 3 sconfitte consecutive e nelle ultime 2 partite, con Virginia e Connecticut, hanno rimediato 2 batoste per un score complessivo di 78-28. Inoltre, Pitt ha perso un altro giocatore chiave per il resto della stagione, vale a dire il tackle Jason Pinkston. L’unica nota lieta viene dai progressi registrati dal freshman quarterback Pat Bostick. Il giocatore ha avuto il suo debutto come titolare nella partita persa dai Panthers 44-14 contro Virginia. Bostick ha registrato un 18 su 31 per 181 yards con 1 intercetto ed 1 touchdown. In totale, in questa stagione, ha completato fin’ora 45 su 73 passaggi (62%) per 411 yards, 2 touchdowns e 5 intercetti. Coach Dave Wannstedt è soddisfatto della prestazione di Bostick contro i Cavaliers ed ha dichiarato di voler continuare ad aprire il game plan man mano che passerrano le partite e che Bostick guadagnerà esperienza. Fin’ora l’offensive coordinator Matt Cavanaugh ha alternato diverse chiamate a seconda del freshman in campo, passando da un approccio ultra conservativo ad uno più offensivo fino ad un maggior bilanciamento. |
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