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September 09 All'arrembaggio!
Cantata da G. Vanni e C. d'Avena
Oh, oh oh oh oh
Oh oh oh oh oh oh oh oh oh
E' un veliero di pirati
veramente scatenati
Una ciurma irresistibile!
C' è un ragazzo capitano
che nel cuore ha un veterano
Il pirata più temibile!
Spunta il sole all'orizzonte
L'equipaggio è giù sul ponte
Il vascello leva l'ancora
Salpa verso l'avventura
Senza un'onda di paura
E non perde mai la bussola
In questa nave di pirati
noi siamo capitati
cercando quel tesoro che si chiama One Piece
E in mezzo al mare azzurro e grigio
sale questo grido:
Ciurma! Andiamo tutti all' arrembaggio!
Forza! Vediamo adesso chi ha coraggio,
Niente, è più importante del tesoro,
ma chi sa dove sarà
Un solo grido:
Ciurma! [Ciurma!]
C' è un bastimento di corsari
Forza! [Forza]
Noi siamo i re dei sette mari
Niente, potrà fermarci adesso siamo qua
Avanti che si va!
Un solo grido!
Pirati siamo noi, all'arrembaggio
Pirati siamo noi, all'arrembaggio
All'arrembaggio
Oh, oh oh oh oh All'arrembaggio
Oh oh oh oh oh oh oh oh oh
Giorno e sera
la bandiera
con un teschio minaccioso sempre sventola
Vento in poppa
per la rotta che al tesoro porterà
Un solo grido!
Ancora un grido!
Ciurma! [Ciurma!]
Andiamo tutti all' arrembaggio
Forza! [Forza!]
Vediamo adesso chi ha coraggio,
Niente, è più importante del tesoro,
ma chi sa dove sarà
Un solo grido:
Ciurma! C' è un bastimento di corsari,
Forza! Noi siamo i re dei sette mari,
Niente, potrà fermarci adesso siamo qua
avanti che si va!
Un solo grido:
Pirati siamo noi
All' arrembaggio!
Pirati siamo noi
All' arrembaggio!
All'arrembaggio!
Oh, oh oh oh oh All'arrembaggio
Oh oh oh oh oh oh oh!
Tutti all'arrembaggio!
Cantata da G. Vanni e C. d'Avena
Ciurma forza all'arrembaggio
Forza tutti all'arrembaggio
Oh, oh, oh, oh
Ciurma forza all'arrembaggio,
Vincerà chi ha più coraggio.
Forza tutti all'arrembaggio
Oh, oh, oh, oh
Salpiamo insieme per la rotta Grande Blu
Perchè il tuo sogno no, non può aspettare più.
Perciò il veliero mille onde infrangerà
per arrivare proprio lì,
lì dove c'è il tesoro
Ciurma forza all'arrembaggio,
Vincerà chi ha più coraggio.
Forza tutti all'arrembaggio
Oh, oh, oh, oh
C'è un bastimento a pieno carico laggiù,
e da babordo l'hai avvistato pure tu
Per un pirata questa è l'opportunità
Di far provviste, so che non ti sfuggirà!
Capitano tutti all'arrembaggio,
questo grido è come un tatuaggio,
che si incide dentro i nostri cuori,
di caparbi e furbi predatoripredatori,
Capitano tutti all'arrembaggio,
il tesoro non è più un miraggio,
ma soltanto quando lo ritroverai
allora lo vedrai!
Ciurma forza all'arrembaggio,
Vincerà chi ha più coraggio.
Forza tutti all'arrembaggio!
Oh, oh, oh, oh!
Fra gli uomini del mio veliero
Sono sempre quello più battagliero!
Proprio per questo tu comandi così:
"Forza tutti all'arrembaggio!"
Capitano tutti all'arrembaggio,
questo grido è come un tatuaggio,
che si incide dentro i nostri cuori,
di caparbi e furbi predatori,
Capitano tutti all'arrembaggio,
il tesoro non è più un miraggio,
ma soltanto quando lo ritroverai
allora lo vedrai!
[Interludio Fischiettato]
Capitano tutti all'arrembaggio,
il tesoro non è più un miraggio,
ma soltanto quando lo ritroverai
allora lo vedrai!
Ciurma forza all'arrembaggio,
Vincerà chi ha più coraggio.
Forza tutti all'arrembaggio!
Oh, oh, oh, oh
Ciurma forza all'arrembaggio,
Vincerà chi ha più coraggio.
Forza tutti all'arrembaggio
Oh, oh, oh, oh
Ciurma forza all'arrembaggio!
Pirati all'arembaggio!
cantata da C. D'avena e A. Divincenzo
A game of world a game of life together
A boat of friends a boat of love forever
Questa ciurma guiderai verso il Mare Blu
dei pirati il re sarai ti riscatterai
Così la leggenda vivrà
cercherò la via e con voi il tesoro troverò.
Con me tutti all'arrembaggio chi ci fermerà
Con te tutto l'equipaggio non perdonerà
Con corsari di altri mari si combatterà
tra tempeste ed uragani, venti e squali si navigherà.
A game of world a game of life together
A boat of friends a boat of love forever
Forza ciurma andiamo via dritti verso nord
questa mappa dice che l'oro scoverò.
Così così nella storia sarò, sarai
di avventure vivrò, vivrai
nuovi amici, nuovi mondi scoprirò.
Con me tutti all'arrembaggio Rubber vincerà
Con te verso un' altra sfida che ci aspetterà
La marina militare non ci prenderà
anche Foxy e la sua nave
di sorpresa non ci coglierà
A game of world a game of life together
A boat of friends a boat of love forever
Con me tutti all'arrembaggio chi ci fermerà
Con te tutto l'equipaggio non perdonerà
Con noi, con noi August 08 Leggenda intoccabile o persona incapace di stare fuori dai riflettori?
Eterno ragazzino di innata competitività o uomo non in grado di
accettare l'età che avanza? Icona sportiva indistruttibile o
capitalista capace di accumulare quanto più riesce? Di tutte queste
figure contrastanti tra loro è difficile sceglierne una, oggi 7 agosto
2008, per descrivere Brett Lorenzo Favre.
L'avevamo lasciato con le lacrime agli occhi mentre dava l'estremo
saluto alla parte agonistica della sua vita, per poi ritrovarlo, manco
covassimo qualche sospetto, nelle cosiddette headlines di tutti i
quotidiani sportivi per il racconto dell'ennesima indecisione,
dell'ennesima telenovela, del nuovo passo in seguito rimpianto. Avevamo
pregato affinchè resistesse alla tentazione di rovinarsi quell'immagine
illibata che aveva lasciato come giocatore di football, perchè capisse
che ciò che aveva dato ai tifosi di Green Bay ed ai tifosi del buon
football era già tanto così, in fondo si era ritirato con un Super Bowl conquistato, ed anche se non era più riuscito a vincerlo nessuno avrebbe mai osato metterlo in dubbio.
Ma Favre ci aveva già provato: ora, era diventato recidivo.
Così nel mentre dei suoi mugugni esistenziali i Packers si erano assicurati Aaron Rodgers
quale polizza assicurativa per un abbandono delle scene che sembrava
imminente, ma che tale non sarebbe stato. Solo per vedere la loro prima
scelta di quell'anno accomodarsi in panchina in attesa che Brett
decidesse, una buona volta, di appendere le scarpe al chiodo.
L'organizzazione del Wisconsin si era tuttavia dimostrata molto seria e
coerente, ed all'emergere delle prime voci sul presunto ritorno di
Brett Favre su un roster attivo della National Footbal League aveva
immediatamente chiarito che Green Bay aveva voltato pagina
definitivamente, nessuno tra dirigenti ed addetti ai lavori avrebbe mai
avuto gli stessi ripensamenti di Brett. Aaron Rodgers era il futuro, a
Favre erano tutti grati per i bei tempi andati ma no, la prima scelta
da California non sarebbe stata bruciata dal destino ancora una volta.
No.
Durante le immagini dell'Hall Of Fame Game tra Colts e Redskins la Nbc
mostra le immagini dell'aereo di Favre che atterra a Milwaukee, il
recinto che separa la pista dal pubblico tiene a bada un numero
esorbitante di persone, che se ne frega altamente dei capricci
dell'immenso numero 4. Favre ha una cittadina ai suoi piedi, qualunque
cosa decida di fare, sa che verrà osannato e gli sarà perdonata
qualsiasi manchevolezza. Coach Mike McCarthy,
suo malgrado, non la pensa affatto così. DeAnna Favre viene inquadrata
più tardi all'interno di un luxury box del Lambeau Field, che sta
ospitando uno scrimmage dei Packers, attacco e difesa se le danno di
santa ragione, Rodgers, con la sua maglia rossa da allenamento, è
finalmente il primo dirigente dell'attacco.
Da qualche parte lo stesso McCarthy e Favre stanno discutendo sul
futuro del quarterback medesimo, legato alla squadra da altri due anni
di contratto, improvvisamente tornato valido una volta ottenuto il
fatidico timbro dello sceriffo Goodell.
Il giorno dopo è ufficiale: Favre non giocherà più per i Packers e non
competerà al training camp per il ruolo di starter, il colloquio con il
coach non è andato come sperato, ed il quarterback si dichiara
frustrato nei confronti dell'organizzazione, rea a suo dire di non aver
interpretato correttamente la sua voglia di rientrare al suo posto, di
non averla ritenuta una cosa seria. "Dal
nostro incontro sono sortite cose positive e negative, dipende dal
punto di vista che preferirete privilegiare sui vostri giornali" ha
detto McCarthy, ma il sentimento più forte, nonchè quello che accomuna
migliaia e migliaia di persone è quello espresso da Al Harris, veterano
delle secondarie: "Vogliamo il meglio per Brett Favre, ma lo
vogliamo anche per Rodgers e per i Green Bay Packers. In spogliatoio
siamo tutti esausti per questa storia."
Si chiede un epilogo che sembra non arrivare mai. Almeno fino alla nottata appena trascorsa.
New Jersey for Favre
Il titolo scelto da Nfl.com per dare la notizia è epocale, storico, di
quelli che non si dimenticano facilmente. Ed il gioco di parole
tipicamente americano, scelto per combinare in una parola il cambio di
maglia e di città di Favre non poteva essere migliore. Dopo
speculazioni su una presunta trade con Tampa Bay, alimentata dalle
condizioni fisiche di Jeff Garcia e dalla militanza da assistente di
Gruden ai Packers, finalmente una decisione viene presa: Brett Favre è dei New York Jets.
Strano pensare a lui con una maglia diversa da quella di Green Bay,
cittadina della quale è icona indissolubile: sembra di vedere Emmitt
Smith con la maglia dei Cardinals piuttosto che Montana con quella dei
Chiefs o, peggio ancora, Thurman Thomas con quella degli eterni nemici
Dolphins. Ma come sappiamo, non è l'attaccamento alla maglia a dettare
legge oggigiorno, sono i presidenti spirati. Gli stessi che i Packers
avevano offerto a Favre per restare ritirato e chiudere lì la
questione, una volta per tutte. Gli stessi che l'agente del giocatore,
Bus Cook, ha provato a riconsiderare (verso l'alto, chiaro) con la
nuova squadra con risultati fortunatamente negativi, perchè
evidentemente 12 milioni di dollari per il solo 2008, non sono
dignitosi per una celebrità che per giunta giunge a New York, il
palcoscenico dei palcoscenici.
Lo scambio è assai complicato, e la contropartita dipende
dall'andamento della stagione del nuovo numero 4 dei Jets la cui
maglia, come ampiamente preventivabile, sta già andando a ruba: la
scelta lasciata ai Packers è condizionale, di quarto giro 2009, ma si trasformerà
in una terza se Favre giocherà il 50% degli snaps, in una seconda se la
percentuale salirà al 70% ed i Jets faranno i playoffs, per divenire
addirittura una prima se gli snaps presi saranno dell'80% con New York
a raggiungere il Super Bowl.
Per pararsi il fondoschiena da eventuali ritorsioni divisionali, i Packers hanno persino aggiunto una sorta di clausola "no trade", che sancisce che se i Jets manderanno Favre nella fattispecie ai Vikings dovranno risarcire Green Bay con tre
scelte di primo giro: se la mossa, quindi,fosse un semplice sotterfugio
di Minnesota per arrivare al giocatore con altri metodi, qualcuno la
paghererebbe molto salata...
"Sentivamo che questa, per noi, era un'opportunità che ci consentiva di prendere qualcuno della statura di Brett" dice Mike Tannebaum, GM di New York, "potendo
fare questa scelta sentivamo che sarebbe stata la migliore da fare per
una squadra come la nostra, siamo molto eccitati di averlo con noi, è
uno dei migliori quarterbacks della storia." Favre è solo l'ultimo
acquisto di una lista che ha caratterizzato l'aggressivo mercato dei
Jets, che hanno allargato i manici del borsone andandosi a prendere la
migliore guardia offensiva disponibile, Alan Faneca, ed altri free agents di richiamo, come Damien Woody, Calvin Pace e Kris Jenkins, aggiungendovi dal draft la "bestia" Vernon Gholston
e l'atletico tight end Dustin Keller. Alcuni di questi sono giocatori
molto rischiosi, fisicamente parlando. Ma in questo momento a New York
hanno solo che di guadagnare.
La Afc East rischia seriamente di mutare le proprie gerarchie, e dato
pure per scontato che i Patriots non li disturberà nessuno là in cima,
un posto per i playoffs diventa molto più difficile da raggiungere
dovendo annoverare anche i Jets all'interno di una lista molto corposa
di pretendenti, in una conference dove la qualità delle compagini è
nettamente più alta che nell'altra. Ora, Wild Card e New York possono
stare nella stessa riga.
E' la fine di un'era a Green Bay, ma lo è, seppure in misura più
ridotta, anche a Meadowlands, visto che all'annuncio della trade per
Favre è seguita la comunicazione dell'imminente taglio (o ricerca
ulteriore di trade) per Chad Pennington, risolvendo di fatto una delle "quarterback controversies"
più calde dell'estate. Pennington, da otto anni a New York, ha avuto
una carriera molto condizionata dagli infortuni e non rappresentava già
da tempo una garanzia a lungo termine, mentre il suo sfidante, Kellen
Clemens, se ne tornerà in un ruolo per lui più adatto di backup solido
ed affidabile, dopo una stagione giocata parzialmente da titolare ma
poco soddisfacente.
Il momento che attendevano nel Wisconsin è finalmente arrivato, da oggi
l'organizzazione ha un grosso peso ed un grosso problema in meno, può
concentrarsi totalmente sul nuovo campionato e sullo sviluppo del
quarterback che prenderà il difficile ruolo di successore di Favre, che
nonostante tutto è stato continuamente acclamato dai tifosi che
seguivano gli allenamenti dei loro beniamini da bordo campo. "Il treno ha lasciato la stazione" ha aggiunto McCarthy metaforicamente parlando "tutto quello che deve fare Brett è prenderlo ed andare."
Ed al quarterback leggenda è andata pure di lusso, dato che i New York
Jets giocheranno a Green Bay nel 2014 la prossima volta, quindi non
correrà nessun rischio di visitare uno stadio potenzialmente ostile con
una maglia diversa da quella cui la gente l'ha sempre abbinato. Certo,
a meno che non si dimostri ancora così indeciso per altri sei anni...
Un vero peccato, per una stella che aveva già il suo posto
nell'immortale firmamento del football professionistico, e che ora
rischia di essere ricordato più per i suoi comportamenti infantili che
non per la gloria che ha attraversato ogni singolo momento di una
carriera che chiunque aveva da invidiargli. Forse l'unico che non
l'aveva capito, era proprio lui stesso.
One more year.
Elsewhere.
June 28
Semplicemente ciao Matteo
L'azzurro del cielo e le nubi bianche dell'inizio della primavera. Il
primo sole di quelli che scalda e fa togliere le giacche. Passeggi
annusando la tiepida aria e cerchi con lo sguardo l'astro rovente nella
vanitosa speranza che la melanina colori la pelle. I colori e i suoni
dello stadio si fanno sempre più vicini e, nel caldo dell'aria,
intravedi le prime bandiere. Due parole con gli amici, battute leggere
che strappano sorrisi. Uno sguardo agli spalti, si stanno riempiendo e
il sole continua nel suo caldo battere dei raggi mentre il polline
delle piante svolazza leggero come stuolo di api.
Le voci lo seguono come rapite, sciamano da una persona all'altra, connettono suoni, scrivono segni che portano parole.
E nel ronzio delle voci che rimbalzano come impazzite, suoni stonati e
verbi discordi articolano pensieri terribili che passano di bocca in
bocca come una tragica eco. Cerchi di allontanarli ma tornano indietro
e allora guardi gli spalti, controlli i movimenti, tutto sembra normale.
Ma le parole che portano dolorose notizie, ripartono come rullio di
aereo si fanno forti della loro presenza e allora cerchi conferma nel
vano miraggio di trovare la loro smentita. Il telefono compone un
numero, passano attimi lunghi come millenni, un click e la voce
dall'altra parte ti fa cadere ogni flebile speranza. Le lacrime e lo
smarrimento, il singhiozzo e il pianto e tu, che sei dall'altra parte,
resti immobile bloccato da un'afasia che ti fa borbottare sconnesse
sillabe che si perdono nella disperazione dell'altro. Poi la
comunicazione si ferma, il telefono si chiude e la tua testa cerca di
far rumore per non pensare a ciò che ha appena elaborato.
La tragedia ha abbandonato il palcoscenico per scendere sull'asfalto rovente di un'autostrada in un pomeriggio di primavera.
Ti guardi intorno, lo stadio ora è spoglio nudo, in tutta la sua
fragilità. Guardi l'azzurro del cielo cerchi fra le nuvole un volto che
sai di aver già visto, apri il baule delle immagini e vi rovisti dentro
come se trovare quel volto possa in qualche modo affievolire quell'aria
pesante che improvvisamente è calata. Quando metti a fuoco quando fra
le tante facce associ il nome sai già che ormai è tardi e una leggera
brezza sfiora la pelle lasciando piccoli brividi e una lacrima.
Il cielo è sempre azzurro, e il sole continua a riscaldare mentre il
polline volteggia nell'aria pronto a ridar vita alla terra. Annusi
l'aria e tocchi il suolo come se la vita appena spezzata possa
rinascere nel trionfo della primavera. Se fossimo stati di notte
avresti guardato le stelle ma la notte è lontana e allora guardi il più
caldo degli astri e con un sorriso smorzato dedichi l'ultimo pensiero.
Semplicemente ciao Matteo.
June 18
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| | La grinta di KG: Boston è di nuovo campione!
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Negli Stati Uniti dicono “Destiny”, destino. E quando, in chiusura di primo tempo, Kevin Garnett (26+14)
ha segnato un pazzesco 2+1 appoggiandosi al tabellone dopo una
sospensione che pareva non finire mai, si ha avuto la definitiva
conferma che oltre ai Big Three, oltre al rumorosissimo pubblico del
Garden, oltre alla difesa di Tom Thibodeau, dalla parte dei Celtici ci
fossero schierati anche i cosiddetti Dei del Basket, coloro che
comandano il Destino di questo gioco. I Lakers non hanno potuto fare
altro che mettersi da parte, in maniera anche troppo vistosa, subendo
una sconfitta epica (131-92), cominciata nel momento in cui Kobe Bryant (22 con 7/22), dopo 5 minuti iniziali di follia cestistica, è stato ingabbiato dalla difesa biancoverde, specialmente da James Posey (11 con 4/4),
salvo smettere deliberatamente di giocare, frustrato dalla situazione.
Il titolo, allora, torna a Boston dopo 22 anni, gli anni dei fasti di
Larry Bird e Kevin McHale, e lo fa nel segno del Capitano, “The Captain
and The Thruth”, Paul Pierce (17+10), sacrosanto e romantico MVP
di queste Finals. Giocatore di cui si è detto tutto: cresciuto a L.A
tifando Lakers, è entrato in Nba con la maglia dei Celtics e con quella
stessa maglia ha inflitto il massimo dispiacere ai losangeleni,
giocando su una gamba dolorante, disputando un secondo tempo fantastico
nella decisiva gara 4, mollando per ultimo in gara 5 chiusa a 38 punti,
dando la pennellata finale negli ultimi 48 minuti della stagione. Come
dimenticare poi Kevin Garnett e Ray Allen, i grandi colpi
dell'estate bostoniana. KG corona il sogno di raggiungere l'anello,
giocando sempre ogni partita con un' intensità imbarazzante, lottando
su ogni pallone, dalla pre-season a gara 6 delle finali, come se fosse
l'ultimo della propria carriera. Ray Allen risorge definitivamente dopo
aver passato momenti difficilissimi, a livello cestistico, nel corso di
questi playoff, giocando splendidamente in questo atto conclusivo. E
sarebbe sbagliato non citare tutti i giocatori scesi in campo, dai
giovani leoni Rondo e Perkins, passando per un James Posey
decisivo rivestendo un ruolo simile a quello che Robert Horry ha
rivestito prima nei Lakers e poi negli Spurs, citando l'incredibile
storia di Leon Powe, i tiri pazzi di Eddie House, l'esperienza di Cassell e PJ Brown e anche quei pochi minuti di Tony Allen e Glen Davis. Il tutto con il dovuto omaggio allo staff tecnico capeggiato da Doc Rivers.
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| | Meritatissimo titolo di MVP per Paul Pierce
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Parlare della partita non ha neanche troppo senso,
anche perché la contesa è durata 12 minuti, poi, nel momento in cui
Posey ha tolto la palla dalla mani di Bryant, e il resto della truppa
gialloviola è letteralmente sparita dal campo, è stata una goleada di
Pierce e Co. Kobe segna 11 dei primi 13 punti dei Lakers, ma
Odom e Gasol faticano ad entrare in partita. Le squadre sono
evidentemente stanche, manca lucidità in campo, è una gara che si gioca
sull'aggressività. E allora Boston gioca in casa due volte. Non basta
nemmeno l'infortunio a un' occhio che tiene Ray Allen fuori dal campo
7/8 miunti. Capeggiati dalla voglia matta di Garnett di mettersi un'
anello al dito, i Celtics compilano un secondo quarto da 34-15,
con Powe e House che entrano dalla panchina a dare energia, Pierce che
gioca il suo basket abituale a piacimento e Posey che oltre alla difesa
segna le triple che in sostanza fanno calare il sipario largamente in
anticipo. Il K.O tecnico arriva poi sul suddetto gioco da 3 punti di
Garnett. All'intervallo il risultato è un fantomatico 58-35 Celtics.
Garnett da solo segna i canestri totali dei Lakers, 26-14 a rimbalzo
per Boston, 8-0 nei rimbalzi offensivi. 11 palle perse Los Angeles. Gli
ultimi 24 minuti sono un' amichevole sostanzialmente. Boston gioca per
dare soddisfazione ai propri fans, i Lakers non creano problemi e la
preoccupazione maggiore è solo quella di non spendere falli troppo
pesanti. Rajon Rondo (21, 7 rebs e 8 assists) e Ray Allen (26 con 7/9 da 3)
sono i maggiori beneficiari della situazione, facendo ampio bottino di
punti. Ma in una partita del genere i numeri contano il giusto. Quello
che conta è la festa a centrocampo a fine partita, il Larry O'Brien
Trophy nelle mani dei giocatori di Rivers, le lacrime di Garnett, il
bagno di champagne.
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| | Non ci sono state speranze per Kobe e i Lakers
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Sull'altra riva del fosso ci sono gli sconfitti, i
Los Angeles Lakers. Escono male, troppo male da una serie che li ha
visti sconfitti giustamente, ma dove l'abissale scarto di gara 6 è
fuori luogo e figlio di una situazione particolare. Rimane il rimpianto
per una gara 4 buttata via in maniera incomprensibile, rimane il
rimpianto per il secondo infruttuoso viaggio consecutivo alle Finali,
ma c'è anche la consapevolezza di avere costruito qualcosa di
importante, non solo per l'immediato, ma anche, e soprattutto per il
futuro. Rientrerà Andrew Bynum, Bryant riavrà al suo fianco
Gasol e Odom e ci sarà maggiore affiatamento, ci si aspetta molto dai
giovani (Farmar, Ariza), con coach Zen sempre al suo posto sulla
panchina. In questa serie sono stati fatali gli alti e bassi mentali
della squadra, specie a livello difensivo, le mancanze di Odom e Gasol
che spesso hanno lasciato troppo solo Kobe Bryant, molto nervoso nel
corso di tutte e 6 le partite. Le vittorie sono venute quando tutta la
squadra ha prodotto basket in maniera armonica, mentre quando è mancato
qualcuno al coro la morsa dei Celtics ha stritolato gli avversari con
la propria clamorosa difesa. E allora onore e gloria ai Boston Celtics, campioni NBA 2008, campioni NBA per la 17° volta. Il Mito è tornato.
Dopo 22 anni di lutti e umiliazioni, i Boston Celtics vincono il loro 17mo anello. Dedicato a Red Auerbach, Dennis Johnson, Reggie Lewis e Len Bias. June 13
13.06.2008. 03:17
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| | L'home page del sito della società biancoverde
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Della lunga chiaccherata di Pianigiani in sala stampa ci è piaciuto un passaggio: “Siena ha espresso una grandissima qualità per nove mesi.”
Al termine di questa gestazione e di un tribolato travaglio, durato
cinque interminabili gare, i gioiosi tifosi senesi hanno potuto veder
nascere il loro piccolo: Siena è per la seconda volta consecutiva, e terza nella sua storia, Campione d'Italia.
Questo l'esito della stupenda Finale Playoff 2008. La Montepaschi ha
raggiunto questo obbiettivo, che molti hanno erroneamente dato per
scontato dopo pochi mesi di regular season, sconfiggendo una degna
avversaria, la Lottomatica Roma, che ha venduto cara la propria pelle
nonostante non abbia potuto schierare i principali rinforzi estivi: Ray bloccato da un infortunio e Daniels
tagliato dopo appena 5 gare. Pianigiani nel post gara ha giustamente
ricordato che ripetersi non è mai facile, per di più tirando fuori dal
cilindro la stagione dei record: 59 vittorie su 71 incontri ufficiali
e passando per infortuni che hanno bloccato l'MVP dello scorso
campionato per piu di un mese, l'MVP delle finali 2007 per cinque mesi
e Lavrinovic impossibilitato ad allenarsi per più di due mesi.
Nonostante tutto questo Siena ha espresso un basket entusiasmante a
lunghi tratti, con alcuni picchi fantastici come le gare col CSKA e
Panathinaikos, sempre seguendo il proprio sistema, con tutti i
giocatori al servizio dei propri compagni. Siamo consci che due
stagioni come quelle appena passate siano impossibili da ripetere, e
che verranno momenti peggiori, ma oggi è giusto lasciare a Stonerook e
compagni la giusta ribalta che si meritano. Per l'occasione a Siena c'era il pubblico delle grandi occasioni: 7800 spettatori,
con uno sparuto gruppo di romani che hanno fatto sentire il loro
incitamento, anche se alcuni cori a sfondo razziale, già sentiti
durante le altre gare, non ci sono piaciuti. Gradito ospite in tribuna
è stato il nuovo coach dell'Efes Pilsen Istanbul, Ergin Ataman,
indimenticato allenatore del primo trionfo Montepaschi, la Saporta anno
2002, ultima coppa europea alzata da una squadra italiana.
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| | Simone Pianigiani: due stagioni da head coach e due scudetti, come lui nessuno mai
| Repesa parte con gli effeti speciali tenendo Lorbek ed Ukic in panchina e dando lo starting five a Crosariol e Jaaber,
i titolari vedranno il campo solo nel finale del primo tempo.
Pianigiani invece mantiene il quintetto canonico con Stonerook in campo
nonostante l'indice destro fasciato dopo il taglio patito in gara 4.
Sarà proprio il lungo ex Virtus Bologna a segnare l'avvio di gara: per
lui 5 punti, 3 rimbalzi, ma soprattutto 3 stoppate nei primi cinque
minuti di gioco, poi i falli lo hanno tolto dalla gara. Siena soffre la
fisicità romana, non riesce a far ingranare il proprio gioco in avvio
ma, a differenza delle altre gare della serie,fa un ottimo lavoro a
rimbalzo non concedendo seconde chance di tiro a Roma e addirittura
andando a catturare 7 carambole sotto il tabellone ospite nel solo
primo quarto. La gara si è protratta sul filo dell'equilibrio fino alla
fine del primo tempo, quando Siena ha creato un primo strappo grazie ad
un ispirato McIntyre già a quota 14 al ventesimo e al sempre preziosissimo Thornton. Da copione la gara doveva finire qui, ma Hawkins
non è stato di questa idea e, con due triple in avvio di terzo quarto e
una gran pressione su T-Mac, ha riportato i suoi nuovamente a contatto.
Nel quarto ed ultimo periodo si sono viste in campo due squadre
visibilmente affaticate,che hanno dovuto attingere alle ultime energie
nervose per non cedere. La formula delle sette gare in quindici giorni
forse andrà rivista, per far si che i giocatori abbiano il tempo
fisiologico di assorbire fatica e stress. Siena tuttavia ha guidato nel
punteggio senza troppo soffrire, mai sotto i cinque punti di vantaggio
nell'ultimo periodo, ma ha dovuto attendere due triple consecutive di
Stonerook e Lavrinovic prima di dar via ai festeggiamenti. McIntyre è stato premiato come MVP dei playoff,
con lui grandi le prove di Thornton, Lavrinovic, Kaukenas, Sato e
Stonerook, tutti in doppia cifra ad ulteriore conferma della voglia di
giocare insieme di questo straordinario gruppo. Quattro gli uomini in
doppia cifra anche per Roma: Ukic, Hawkins, De La Fuente e Jaaber. Q.I.: Ukic, Hawkins, Thornton, McIntyre, Lavrinovic. |
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